Palermo 14 ottobre 2012 – «E’ un grave errore avere avviato la procedura di mobilità del personale Amia senza un piano di riorganizzazione dell’azienda condiviso, perché questo ha soltanto l’effetto di provocare licenziamenti e non di salvare l’Amia. I commissari sbagliano, perché non assolvono al loro compito che era non di tagliare l’occupazione ma di salvare e rilanciare un’azienda in crisi, che ha comunque grandi potenzialità da utilizzare».
Lo sostiene il segretario della Cgil di Palermo Maurizio Calà, che chiede che sia redatto il piano per il concordato da presentare ai giudici in vista dell’audizione del 12 ottobre. «Il piano può evitare il fallimento dell’Amia. Proprio per questa ragione è necessario che il piano venga redatto e venga presentato, così come prevede la legge, a tutti i soggetti istituzionali e anche alle parti sociali. Il Comune ci deve convocare subito: vorremmo capire davvero quali sono le idee per rilanciare non solo l’Amia ma tutto il sistema partecipate che sono tra loro legate anche nei destini perché dipendono totalmente dallo stesso soggetto che ne è proprietario e che deve mettere i soldi, e cioè il Comune. Ecco perché in tempi brevissimi abbiamo bisogno che il Comune ci presenti il piano delle società partecipate, che non può essere discusso nelle segrete stanze e nei misteri romani o lasciato alla sola valutazione dei tecnici».
La richiesta di un incontro urgente è dovuta anche alla delicatezza del momento: mentre si discute del piano delle partecipate, i commissari dell’Amia stanno già procedendo ai licenziamenti e il liquidatore della Gesip ha chiesto al Comune il piano sull’occupazione del personale. «Non vorremmo che anche su Gesip si aprisse, come giustificazione della mancanza di un piano, un fronte ancora più grave, con conseguenze sui lavoratori e sui servizi – aggiunge Calà – Bisogna superare questo gioco delle parti e l’amministrazione comunale deve immediatamente prendere in mano la situazione avviando u confronto non solo con i tecnici ma anche con noi. Non vorremmo che questo piano di riorganizzazione invece di rilanciare società e servizi serva a produrre licenziamenti e tagli sui servizi».










