Una società cipriota e tre di diritto lussemburghese nel Fondo immobiliare pubblico della Regione siciliana: il Gotha della finanza italiana e internazionale partecipò all’operazione del 2007 che ha regalato il più alto rendimento fra i fondi immobiliari europei per tre anni di seguito.
Quando si concluse con successo l’iter di istituzione del Firps, partecipato dalla regione siciliana al 35 per cento, c’erano tre società lussemburgesi ed una cipriota nell’acquisto degli immobilie per la rimanente quota, il 10 per cento, da un investitore internazionale cipriota, Marmien Investiment e non i furbetti del quartierino.
Gente di primo livello, roba da salotto buono.
Il progetto fu avviato e coordinato da un raggruppamento temporaneo di imprese gestito da Prelios SGR Spa (ex Pirelli RE Sgr) e composto anche da due dei maggiori istituti di credito nazionali, Intesa San Paolo e Capitalia.
Gli investitori erano rappresentati dai fondi internazionali del Gruppo Deutsche Bank e Prelios Spa, cui venne affidata la gestione. La scelta degli immobili di proprietà della Regione siciliana, ed il loro prezzo di vendita, sono stati determinate in base alle stime fatte dalla SGR in funzione.
La Regione siciliana, lo ricordiamo, ha ceduto il 65 per cento delle quote del fondo, precedentemente sottoscritte, agli investitori individuati dal raggruppamento temporaneo di imprese: tre società di diritto lussemburghese, Trinacria Capital (126 quote pari al 30 per cento), Sicily Investment (105 quote, 25 per cento), e Sicily Development (42 quote, pari al 10 per cento).
Con la dismissione del patrimonio immobiliare la somma incassata dalla Regione siciliana ammontava a 226 milioni di euro. La quota del 35 per cento è detenuta dalla Regione, per un valore nominale di 37 milioni, secondo i gestori del fondo. Il valore di mercato al 30 settembre 2010, sarebbe cresciuto a 51 milioni di euri. In questa data, la struttura azionaria del Fondo Firps risultava così composta da RREEFF Global Opportunities Fund II e Prelios Spa rispettivamente al 60 e 40 per cento; Regione Siciliana al 35 per cento. RREEF Global Opp. II era partecipata da Sicily Development al 10 per cento, ma ha ceduto le sue quote alla Società cipriota Marmier Investment.
“L’operazione conclusa”, avvertono i gestori, “non si configura come un processo di dismissione del patrimonio immobiliare da parte della Regione siciliana, ma come una complessa operazione di valorizzazione immobiliare, che la Regione condurrà in partenership con primari operatori di settore e investitori e che produrrà i suoi effetti nell’immediato e in parte a medio termine”.
Che l’operazione sia molto complessa e difficile da decifrare non c’è dubbio, che le società lussemburghesi e cipriota stiano dentro con soddisfazione nel progetto, in compagnia e sotto la guida dei Prelios, ex Pirelli RE, è altrettanto certo, e che la Regione siciliana stia sborsando 39 milioni di euro l’anno per gli immobili alienati, che utilizza da locatore, è un dato di fatto incontrovertibile. E’ proprio il contratto di locazione che rende molto redditizia l’operazione e valorizza i beni dell’acquirente. Su questo delicato passaggio dell’operazione finanziaria infatti si concentra, a quanto pare, l’attenzione della Corte dei Conti e della commissione nominata dall’Assessorato all’economia della Regione siciliana.
Naturalmente c’è anche grande curiosità sugli investitori che stanno dietro la società cipriota e le tre società di diritto lussemburghese. Una curiosità che non potrà essere siddisfatta né dalla Corte dei Conti né dall’Assessorato regionale all’economia.











6 commenti a "Tre società lussemburghesi
ed una cipriota sugli immobili siciliani"
Direi di verificare altresi il carteggio della gara nella quale si sono affrontate 2 cordate: 1) Banca Nuova e Bigotti da Pinerolo 2) Pirelli re, deutsche bank, banca intesa, capitalia, reag, ettore artioli. Direi che la seconda sarebbe stata un attimino più solida della prima. Ebbene quella commissione di delinquenti che aggiudicò la gara scelse la prima in quanto la seconda venne esclusa. perchè? perchè capitalia e banca intesa, rispettivamente 3 e 2 gruppo bancario italiano non hanno dato dimostrazione di affidabilità finanziaria.
Ruolo lobbista di Maiolini con il suo ex amico Cuffaro? Ma la magistratura vede sempre quello che vuole! vergogna nella vergogna!
l’assessore tranchida sta regalando i locali della Fondazione orchestra sinfonica siciliana, a suoi amici di messina, depredando il patrimonio della FOSS.
La casta è sempre in agguato non cè niente da fare? per evitare questo furto.
Fino a quando la cosa pubblica viene gestita privatamente, senza alcuna trasparenza, le cose non cambieranno.
A^ squagghiata da^ nivi, si vedunu i pirtusa.
Concordo con i due precedenti interventi che si integrano. Aggiungo una domanda. Cosa vuol dire esattamente “non si configura come un processo di dismissione del patrimonio immobiliare da parte della Regione siciliana, ma come una complessa operazione di valorizzazione immobiliare, che la Regione condurrà in partenership con primari operatori di settore e investitori e che produrrà i suoi effetti nell’immediato e in parte a medio termine”? La valorizzazione non poteva farla direttamente la Regione, valutando caso per caso, utilizzando quando era necessario una parte dei fondi per gli affitti per favorire la “valorizzazione”? Aggiungo ancora che dietro il termine valorizzazione c’è tutto e il contrario di tutto. Francesco Salinitro
Concordo con il commento precedente di Donato Donna (che non ho il piacere di conoscere è di sapere che fà) ed aggiungo un elemento ulteriormente decisivo: con quale valore iniziale sono stati conferiti gli immobili (la quota di capitale figurato messo dalla Regione Siciliana nel Fondo) da parte della Regione? perchè, se il valore reale del bene è – ipotizziamo- di 10 e viene conferito a 2 (come è probabile), o a 3 o 5 e poi valorizzato (tramite vendita, a terzi, o affitto – dal Fondo alla stessa Regione, come in gran parte è avvenuto) sulla piazza a 8 o 10 (inferiore o uguale valore di mercato reale) allora qualcuno mi deve spiegare dove sta l’affare per la Regione – e quindi per noi contribuenti – (che cosi paghemmo tre volte: A) per il mancato prezzo reale del cespite; B) per il prezzo degli affitti di un bene che è stato sottostimato; c) perchècon l’addizionale IRPEF dobbiamo coprire il mancato introito del primo e il maggior esborso del secondo per ripianare il Deficit (in interessi pagati).
Premesso che é stato da dilettanti mettere assieme tutti i gioielli del patrimonio immobiliare nel primo fondo (con l’effetto di veder deserte le gare per i due successivi) e che tutta l’operazione giri intorno agli affitti che paga la Regione, è l’incredibile costo del censimento (140 milioni ad oggi) l’affare su cui accendere i riflettori.