Il regista siciliano Daniele Ciprì, appena rientrato dal Toronto International Film Festival (TIFF), ha fatto in tempo a presentare nella sua Palermo, in anteprima, “E’ stato il figlio”, unica pellicola italiana ad avere ricevuto riconoscimenti alla Mostra del Cinema di Venezia, conclusasi qualche giorno fa.
Alla presenza di parte del cast siciliano formato da Fabrizio Falco, che a Venezia ha vinto il Premio Mastroianni come attore emergente, Aurora Quattrocchi, Benedetto Raneli, Piero Misuraca, Gino Carista e Manuela Lo Sicco, il regista, a seguito della proiezione per la stampa (Cinema Rouge et Noire), tra polemiche più o meno velate, ha parlato con noi della sua prima esperienza dietro la macchina da presa, facendo un bilancio, a mente lucida, della partecipazione al Lido.
Gli unici premi italiani a Venezia risuonavano del dialetto siciliano; si ritiene soddisfatto del risultato ottenuto?
“Non posso negare una leggera amarezza, legata alla mancanza di premi per le pellicole italiane in concorso; per quanto mi riguarda mi ritengo soddisfatto tanto per me quanto per Fabrizio Falco. Era la mia prima volta da regista e il risultato mi sembra positivo. La più grande scommessa, per quanto mi riguarda, rimane la sala; il mio lavoro è indirizzato al pubblico perciò adesso aspetto i risultati del botteghino, saranno quelli a dirmi se il film è piaciuto o meno”.
Prima regia dopo il divorzio da Maresco; qual’è stata la più grande difficoltà che ha incontrato dietro la macchina da presa durante la lavorazione della pellicola?
“Devo dire che non ho avuto grandi difficoltà; avevo ben chiaro il film nella mia mente e in cinque settimane di riprese sono riuscito a realizzarlo esattamente come lo immaginavo. Ho iniziato a pensarlo mentre stavo lavorando alla fotografia per un film di Bellocchio (Vincere) e, in quell’occasione, mi sono reso conto di quanto fosse importante il gioco di squadra per ottenere un buon risultato. Sul mio set ho cercato di ricreare la stessa situazione e, grazie alla passione del lavoro di tutti gli attori, unitamente alla mia, è stato più facile di quanto pensassi”.
Lei ha, indubbiamente, una straordinaria capacità di rendere per immagini personaggi e situazioni fortemente caratterizzati dalla tradizione culturale siciliana. Come studia il modo per renderli accessibili ad un pubblico eterogeneo?
“La più grande lezione, per me, da sempre è stata osservare i pupi siciliani e come essi prendono vita sul palcoscenico. I pupi hanno un’espressione ferma sul volto, è chi li manovra a dargli un’anima ogni volta diversa ma credibile. Il mio studio sui personaggi non vuole essere di tipo antropologico; non mi importa raccontare la realtà esattamente così com’è, semmai porto sulle schermo la mia idea di realtà di un personaggio o di una situazione. Partendo da questo, ripescando nei miei ricordi dell’infanzia, reinterpreto la realtà con toni che vanno dal grottesco al surreale, ovvero quelle sfumature che, a mio avviso, spesso si avvicinano alla tragicità della realtà, come accade anche nel finale del mio film”.
E’ appena tornato da Toronto e adesso girerà per presentare il film; quali altri lavori ha in cantiere?
“Intanto parteciperò al prossimo Festival Internazionale del film di Roma con il film “Alida ha gli occhi azzurri”, una storia che parla di ragazzi e di amicizia ambientato ad Ostia; successivamente curerò la fotografia del film di Antonio Piazza e Fabio Grassadonia per un film che sarà girato interamente a Palermo”.
“E’ stato il figlio”, prodotto con il contributo del Ministero per i beni e le Attività Culturali Direzione Cinema e con il sostegno di Apulia Film Commission, uscirà oggi nelle sale di tutta Italia in ben 115 copie (Fandango).












Un commento a "Ciprì: “La più grande scommessa rimane la sala”"
Cara Rosa Guttilla, ma lo sa che il Siciliano è una lingua e non un dialetto?
Riconosciuto da tutte le istituzioni internazionali, tranne che dall’ Italia (guarda un po’…che strano!)