Marco Venturi contro Raffaele Lombardo, Massimo Russo contro Raffaele Lombardo, Andrea Vecchio contro Raffaele Lombardo. E prima di Venturi, Vecchio e Russo, gli abbandoni di Ciccio Musotto e Lino Leanza. Chi se lo sarebbe aspettato?

Marco Venturi è stato un assessore esemplare, disciplinato e “silente”. Mai una polemica, mai una critica. I suoi rapporti con il governatore sono stati ottimali. Rappresentante “informale” dell’imprenditoria siciliana, ha evitato accuratamente di trovarsi al centro dei frequenti blitz della Confindustria Sicilia “contro” il governo regionale, soprattutto al tempo di Ivan Lo Bello. Ha schivato colpi di machete e tensioni, lavorando quasi sotto traccia.

Massimo Russo, ex magistrato antimafia, assessore alla Sanità, è stato il leader virtuale del team di tecnici di Raffaele Lombardo ed avrebbe dovuto essere, stando agli annunci del governatore, il più titolato candidato alla presidenza della Regione. Il governatore ha apprezzato il suo lavoro, soprattutto il rientro della regione nel deficit sanitario, l’ex magistrato ha apprezzato le decisioni di Lombardo sia nella sua “materia” di competenza quanto nei settori più caldi, come i rifiuti e il fotovoltaico.

Anche Massimo Russo, come Venturi, ha evitato di stare al centro della battaglia fra magistratura inquirente catanese e il governatore, per la vicenda giudiziaria che lo vede sospettato di concorso in associazione mafiosa, ma non si è tirato indietro, ogni volta che la questione è stata affrontata sui media, incoraggiando una valutazione garantista e cauta dell’inchiesta. Insomma, ha dato una mano a Lombardo, sul piano mediatico, senza interferire sul lavoro degli ex colleghi catanesi.

Andrea Vecchio è una “invenzione” di Raffaele Lombardo. Nessun  rapporto pregresso fra i due, solo una fama di persecutore del racket dell’imprenditore catanese. Il governatore ha creduto di fare una drittata, accentuando l’immagine anti-mafia del suo governo. Dopo Caterina Chinnici, Massimo Russo,  Giosuè Marino – due magistrati ed un prefetto – Andrea Vecchio: sarebbe stato il coronamento esemplare di un trend “salutare” per le sorti del presidente.

Uscendo dal governo, non si può non ricordare due casi eclatanti di “abbandono”: Francesco Musotto e Lino Leanza. Il primo è stato il capogruppo parlamentare all’Ars del Movimento per l’Autonomia, braccio destro del governatore ed uomo di fiducia nell’attività legislativa del parlamento regionale, il secondo è stato cofondatore del Movimento, l’amico del cuore ed il politico di riferimento da una vita.

Potremmo aggiungere altri nomi di fuoriusciti, ribelli, ipercritici, di stanza a Roma e a Palermo, nel gruppo parlamentare o nella giunta di governo, ma si tratterebbe del secondo livello. Sono i casi Leanza e Musotto, Russo e Venturi, quelli che contano, eclatanti e in qualche misura “misteriosi”.

Venturi e Russo restano nel governo, Vecchio medita di tornarci, mentre Leanza è approdato nel partito più avverso a Lombardo, l’Unione di Centro, e Musotto ha fatto un passo indietro, almeno per il momento. Ogni episodio è una storia a sé, le dispute non hanno alcunché in comune, eccetto il governatore, che ha subìto (o perseguito?) gli abbandoni.

Amicizie all’aria, consolidati rapporti politici cancellati di colpo, patti di sangue “denunciati”: il fine-corsa di Raffaele Lombardo rappresenta uno scenario inedito perfino per la politica siciliana.