Chi pensava che la tribolata storia dei cinque grandi alberghi siciliani, i gioielli del Banco di Sicilia, e dei suoi fortunati acquirenti fosse finita, deve ricredersi. Francesco Caltagirone, il più illustre dei fortunati acquirenti, è finito in galera ad Imperia, sospettato di truffa ai danni dello Stato e il Tribunale di quella città potrebbe mettere sotto sequestro i grandi alberghi e, di fatto, mandare a casa 600 dipendenti.

Villa Igiea, Grand Hotel et des Palmes ed Excelsior Palace Hotel a Palermo, San Domenico Palace Hotel a Taormina, Excelsior Grand Hotel a Catania (con il Grand Hotel des Etrangers et Miramare ad Ortigia a Siracusa) hanno trascorso giornate difficili in passato, quando dall’oggi al domani sono finiti dal Banco di Sicilia allo storico gruppo immobiliare Acqua Marcia, riconducibile a Francesco Bellavista Caltagirone, autorevole membro di una famiglia di costruttori di origine palermitana.

Venti anni or sono, quando furono decise le dismissioni degli hotel di lusso da parte dell’istituto di credito, ci fu chi pensò male. A torto, perché la compravendita, passata a setaccio, ma non troppo, non ebbe intoppi di alcuna natura. Eppure fu questo l’episodio che avrebbe anticipato l’ammaina bandiera del Banco di Sicilia. Ricordarlo potrebbe essere di qualche utilita’ per capire il presente.

Il punto di svolta

Il punto di svolta arriva negli anni Novanta, con la vendita, di cinque alberghi di proprieta’ del Banco di Sicilia ad un prezzo assai inferiore rispetto a quello iscritto in bilancio, e con i crediti inesigibili dello stesso Banco per quasi tredicimila miliardi. Ancora oggi c’e’ chi si chiede come si sia arrivati ad una simile mostruosa somma “incagliata”? Chi ha colto i frutti di questa incapacità di farsi pagare?

I miliardi di cui disponeva il Banco appartenevano ai siciliani. Soldi pubblici, il Banco era un istituto di credito pubblico. Il sospetto più velenoso riguardò a suo tempo i criteri di vendita degli hotel di lusso. Avrebbero privilegiato gli acquirenti. Insinuazioni, che riferiamo come tali.

Ecco com’è andata: il Banco di Sicilia concesse all’Acqua Marcia Turismo Sud, l’acquirente, un mutuo di cinquantotto miliardi e seicentosessanta milioni. Era un mutuo chirografario, cioè un prestito privo di garanzie reali che può essere ottenuto con una semplice lettera di patronage o con una fidejussione bancaria, prestata in questo caso dalla Banca Antoniana Popolare (per quarantotto miliardi) e dalla Gedeam Investiment Groups Inc. (per dieci miliardi). Acqua Marcia Turismo Sud ottenne  il mutuo nel 1998, lo stesso anno in cui acquista dal Banco di Sicilia, concessionario del prestito, i cinque grandi alberghi siciliani (Villa Igiea, Grand Hotel et des Palmes, Excelsior a Palermo, il San Domenico di Taormina e l’Excelsior di Catania) appartenenti alla Sgas e all’Itac, società controllate dal Banco di Sicilia.

 Acquirenti fortunati

La Gedeam Investiments Group Inc., che prestò fidejussione, controllava il 90% di Acqua Pia Antica Marcia, holding del gruppo omonimo quotata alla Borsa di Milano, apparteneva per il 51% all’imprenditore Francesco Caltagirone e per la restante quota all’istituto bancario S. Paolo di Torino, del quale Tifi (famiglia Agnelli) è una componente importante.

Riassumiamo: Acqua Marcia ha pagato venti miliardi e ottocento milioni in contanti, e la restante somma – circa sessanta miliardi – con una rateizzazione decennale. La somma complessiva, settantanove miliardi (cinquanta in meno del valore di bilancio), è in realtà inferiore: l’attualizzazione di questo credito ai tassi in vigore nei dieci anni, infatti, riduce ulteriormente l’importo della vendita. Acqua Marcia ha quindi venduto una partecipazione di minoranza del pacchetto azionario appena acquistato dal Banco ad una agenzia pubblica, la Itainvest (ex Gepi), per diciotto miliardi in contanti e per un finanziamento di altri sessanta miliardi.

II signor Francesco Bellavista Caltagirone, presidente della società romana Acqua Marcia, ha speso venti miliardi subito e si è impegnato a spenderne altri sessanta nel tempo, ma ha ottenuto diciotto miliardi in contanti e sessanta nel tempo da una merchant bank pubblica ed altri cinquantotto miliardi e seicentosessanta milioni in prestito dal Banco. Fosse vera la ricostruzione si sarebbe fatto dare dal venditore i soldi per comprare i cinque migliori alberghi siciliani, li avrebbe pagati ad un prezzo molto conveniente a rate e poi avrebbe rivenduto per una bella cifra una quota degli immobili, mantenendo il potere di decidere sul da farsi.

È possibile affermare che sia stato pagato per comprare gli alberghi? L’incentivo a comperare non avrebbe potuto essere migliore. Il Banco di Sicilia ha prestato al signor Caltagirone i denari, la Turin International Hotel si è presa l’onere della gestione, l’Itainvest ha acquistato una quota della proprietà.

Gli acquirenti non avevano concorrenti? Quanti imprenditori intenzionati a comperare gli alberghi siciliani furono messi nelle condizioni di avere – e conoscere – gli incentivi offerti all’Acqua Marcia? Se ci fosse stato offerto di acquistare gli alberghi con i soldi del Banco, lo confessiamo, un pensierino lo avremmo fatto anche noi. Se ci avessero promesso un prestito congruo senza dover offrire garanzie reali, se ci avessero detto che avremmo potuto pagare con comodo i gioielli di famiglia del Banco, che una importante azienda avrebbe gestito gli alberghi assumendosi l’onere della promozione e dell’immagine, che un’altra pioggia di miliardi sarebbe arrivata da un’agenzia pubblica in cambio di una quota di minoranza della proprietà, ci saremmo iscritti alla Camera di Commercio come imprenditori alberghieri ed avremmo rinunciato volentieri al nostro mestiere, perché l’occasione l’avremmo colta al volo.

Il signor Caltagirone ha pescato un numero vincente in una lotteria?

Il San Domenico di Taormina, Villa Igiea e il Grand Hotel et des Palmes di Palermo, i due Hotel Excelsior di Catania e Palermo hanno fatto la storia dell’accoglienza in Sicilia: sono la Sicilia, i grandi viaggiatori, l’aristocrazia della cultura e delle arti. Non erano capannoni da dismettere, né mostri di cemento da alienare. Ma questo non ha commosso nessuno.