Gli oligarchi si riservano i posti a sedere di prima fila. Non sono d’accordo su molte cose ma su un punto hanno fin dall’inizio registrato una sostanziale identità di vedute, le liste bloccate. Devono essere composte da pochi candidati, si sono raccomandati l’un l’altro, ma devono essere della partita. Posti riservati, dunque, sui quali gli elettori non potranno mettere lingua, dovranno solo limitarsi a deporre la “croce” sul simbolo preferito e il resto va da sé. La lista bloccata non è solo l’ennesima beffa del post-porcellum, ammesso che arrivi, ma uno strumento indispensabile per consolidare la permanenza dei gruppi dirigenti in tutti i partiti e i movimenti.
Se questa norma va in porto – c’è da stabilire la “misura” (pare che prevalga l’idea di attribuire un terzo della capienza dell’intera rappresentanza parlamentare) – la ciambella di salvataggio sarà gettata in mare e a meno di una tempesta perfetta, i capi ed i capetti torneranno in parlamento senza colpo ferire, giacché le liste bloccate sono mezzi di locomozione sicura nei trasferimenti dell’establishment. Basterà che siedano in prima fila nelle sedie designate.
Coloro che urlano alla luna, rottamatori compresi, dovrebbero fare delle liste bloccate il bersaglio permanente. Invece, stranamente, ci si confronta fra collegi uninominali e preferenze, soglia di sbarramento e premio di maggioranza (coalizione o partito), mentre sui treni “sicuri” verso Palazzo Madama e Montecitorio, si registra una identità di vedute.
Anche nelle elezioni regionali, Sicilia e altrove, si registra la stessa attenzione verso le liste bloccate, solo che si chiamano listini ed assegnano, automaticamente, il posto in consiglio regionale, a coloro che li compongono nel caso in cui appartengano alla coalizione che sostiene il candidato presidente vincente. Non è la stessa cosa, perché le liste bloccate alle politiche favoriscono vincenti e perdenti, ma il principio è identico e viene giustificato con la necessità di regalare la governabilità al candidato presidente che ottiene il maggior numero di suffragi.
Grazie al listino, per fare un esempio eclatante, la procace igienista dentale Nicole Minetti, gravata dell’onere di governare il residence delle partecipanti alle cene eleganti di Arcore, è entrata nel consiglio regionale della Lombardia (e non vuole affatto uscirne, perché – ha detto – nutre uno smisurato affetto verso Silvio Berlusconi, che l’ha voluta, e non può perciò obbedire ad Angelino Alfano, che avrebbe voluto le sue dimissioni).
Le scelte degli elettori, generalmente, non suscitano entusiasmi, considerando com’è andata finora, ma quelle dei “patriarchi” che stanno alla testa dei partiti sono di sicuro peggiori.













4 commenti a "La casta mette il ferro
dietro alla porta"
Basta fanno shifo,scollegati dal territorio ,privi di coscienza e conoscenza delle questioni,ho votato PD ,Ds,PDS,Pc, adesso voterò 5 Stelle senza titubanze.ci avete tolto anche la libertà di scegliere i rappresentanti che vogliamo
Collegi uninominali, preferenze, soglia di sbarramento, premio di maggioranza… La fantasia dei nostri uomini politici
funziona a senso unico: garantire la poltrona a sè o, al massimo, a qualche amico fidato che pagherà sostanziosamente il
favore.
E per garantire questo sistema sono tutti disposti a battersi con il coltello fra i denti.
In un paese a democrazia reale la candidatura passiva dovrebbe essere garantita a tutti quei cittadini che, trovandosi in
possesso dei requisiti, desiderino candidarsi, senza la necessità di passare da un partito. La funzione dei partiti dovrebbe
limitarsi a garantire ai propri candidati l’organizzazione ed il supporto logistico per la propaganda.
Entrando in questa ottica si dovrebbe necessariamente optare per il sistema che prevede le preferenze ma con una piccola
modifica a quello finora usato e cioè consegnando all’elettore non una sola scheda su cui segnare i nomi di tre candidati, ma
tre schede, una per ogni candidato. Nel segreto dell’urna l’elettore dovrrebbe essere lasciato libero di votare, più che per
i partiti,ma per le persone, anche se militanti in partiti diversi o, addirittura, indipendenti.
Questo sistema, anche se non non sufficiente a garantire la par condicio, non solo darebbe visibilità ad una pluralità di
proposte politiche ma, soprattutto, non consentirebbe di identificare l’elettore attraverso la combinazione dei numeri dedlle
preferenze. Anche grazie a ciò il voto sarebbe più libero.
Questa sarebbe una rivoluzione. Peccato che per far questo sarebbe necessaria proprio una rivoluzione.
Salve a tutti/e,
L’ho sempre detto, in Italia le cose non cambieranno mai a meno di una vera rivoluzione culturale. Mandateli a casa questi ladri farabutti che hanno portato il Paese al baratro e hanno la faccia tosta di continuare a fare e disfare senza tenere conto della volonta’ del Popolo Sovrano.
Meno male che io me ne sono andato qualche anno fa. Anche se triste per aver lasciato il Paese che amo, sono allo stesso tempo felice di non essere piu’ un “numero o un voto” al servizio dei ladri. Regno Unito dove vivo, problemi si, senza dubbio, ma quello che succede in Italia qua sarebbe INCONCEPIBILE.
Buona fortuna a tutti/e, non vi invidio.
Con le liste bloccate aumenteranno le
astensioni, le schede nulle o bianche.
Gli italiani non sono cretini: sono
inferociti.
Le liste bloccate una grande vergogna,
una schifezza