Andrea Vecchio è un giovanotto di una certa età che due mesi or sono circa è stato nominato assessore alle Infrastrutture dal Presidente della Regione Raffaele Lombardo, alla vigilia delle sue dimissioni e della chiusura della legislatura. Accettando l’incarico, oneroso, disse che aveva l’intenzione di rivoltare come un guanto il settore che gli era stato affidato. Non è stato il primo a annunciare questo intento, ma il primo a crederci di potere riuscirci nell’arco di due mesi, quanto gli rimaneva per compiere l’opera. Essendo un guerriero antimafia ed un uomo risoluto, furono in tanti a credere che dicesse quel che pensava e, soprattutto ritenese di potercela fare.

Più di uno si chiese se fosse sbarcato dal pianeta Marte oppure, molto più prosaicamente, stesse prendendoso in giro bonariamente. Un poco per darsi coraggio e un poco per giustificare a se stesso di avere accettato quella ordalia con il sorriso sulle labbra.

La sua permanenza nella giunta di governo è coincisa con i saldi di fine stagione, il momento difficile sia per i consumatori quanto per bottegai. Assalto alla diligenza e riposizionamento in vista delle urne.

Andrea Vecchio ai fondamentali del tempo di mezzo, probabilmente, ha dedicato scarsa attenzione, vivendo i suoi giorni “da leone” con la voglia di ripulire la Regione da cima a fondo. Con quali strumenti, intendimenti, risorse umane, programmi non si capisce.

Trascorse i primi giorni in compagnia con i colleghi di giunta conversando amabilmente del più e del meno, poi le cose cambiarono: i giornali scrivevano di nomine di commissari, dirigenti, amministratori e non dedicavano alcuna attenzione alla sua missione. Il “marziano” se la prese con tutti, dal presidente della regione ai colleghi di governo, e si esibiì in filippiche estemporanee. Dapprima finsero di non ascoltarlo, poi lo invitarono ad abbassare i toni, quindi cominciarono a confutarlo e quando lui passò agli insulti si coalizzarono contro di lui. Linguaggio intollerabile ed offensivo.

Non è che avessero torto, in verità. Andrea Vecchio non risparmiava niente e nessuno, restando al suo posto, sulla tolda della nave, vicino a timone. Gli suggerirono di cambiare aria e lui, invece di accontentarli inviò lettere di fuoco a destra e manca. Naturalmente, non ubbidì. Il Presidente l’aveva nominato, sapendo che veniva da Marte, perché ora se ne lamentavano? Avrebbero dovuto pensarci prima. Ora intendeva compiere la missione e nessuno avrebbe potuto fermarlo. Quale? Rivoltare come un  guanto la Regione siciliana, cominciando dal governo. Sfasciandolo avrebbe posto, come dire, la prima pietra alla realizzazione dell’opera. Agli altri sarebbe toccato il compito di più facile.

A quel punto il Marziano doveva essere rimandato nel pianeta di provenienza, non avrebbe potuto essere altrimenti. Facile a dirsi, più difficile a farsi. Avrebbe potuto il Presidente dimissionario dimissionare l’assessore in carica?

Il quesito è stato sottoposto a eminenti professori e la risposta è stata positiva: il governatore dimissionario non perde le sue funzioni. Solo che il Marziano non vuole tornare a casa e promette tuoni e fulmini.

Che cosa hanno fatto di male i siciliani per meritarsi tutto questo?