“Se al conducente di un’autovettura viene ordinato di accelerare e, contemporaneamente di mettere il piede sul freno, la macchina va in testa coda, si ribalta e le conseguenze sono nefaste: è proprio questo che Roma ci chiedono, di frenare ed accelerare”.

Di questo passo l’assessore all’Economia della Regione siciliana, Gaetano Armao, finisce in terapia, perché quel che gli verrebbe richiesto, stando a ciò che afferma, è un comportamento schizofrenico. Farebbe “sbiellare” chiunque.

La questione l’ha spiegata nella mattinata di oggi ai giornalisti, nel corso di un incontro dedicato alla firma del protocollo di intesa per il partenariato della Comunicazione che viene siglato da enti locali e privati. Invece che soffermarsi sul piano di comunicazione finanziato con fondi europei, che merita attenzione, l’assessore ha regalato ai presenti una magistrale requisitoria sugli input contraddittori romani. Se ciò che ha detto è vero – e non c’è ragione di supporre il contrario – siamo alla frutta.

Un caso concreto. La Regione deve consegnare 47 milioni di euro al Comune di Palermo perché provveda alla ristrutturazione ed alla manutenzione straordinaria di alcune scuole del capoluogo che hanno urgente bisogno di interventi. Le risorse, che vengono dall’Europa, devono passare attraverso lo Stato, che a sua volta li trasferisce al comune di Palermo, però non può farlo perché sforerebbe il patto di stabilità, il cui tetto è stato di recente ulteriormente abbassato di un altro mezzo miliardo di euro.

La Regione si trova fra l’incudine e il martello con i paletti del patto di stabilità. Le cui regole sono state esaminate, proposte e approvate dal governo e dal parlamento nazionale senza che alcuno mettesse lingua. Da una parte viene richiesto alla Regione di attingere in tempi brevi e in modo esaustivo ai fondi europei, dall’altra si preclude la possibilità di utilizzare le somme necessarie alla compartecipazione, nella misura del 15 per cento circa. Se non si hanno i soldi per partecipare, infatti, non si può accedere alle risorse europee, sicché si perdono finanziamenti per miliardi di euro.

Il patto di stabilità non guarda in faccia niente: nessuna esenzione per la compartecipazione, nessuna esenzione per la protezione civile. Anche gli eventi imprevedibili, che richiedono investimenti immediati per fare fronte, per esempio, a calamità naturali, rientrano nel patto, non usufruendo di alcuna deroga. Risultato: i quattro milioni spesi dalla regione per intervenire nella discarica di Bellolampo, dove si è sviluppato un incendio provocando una nube tossica, entrano nel patto di stabilità, impedendo l’uso di risorse nel settore del turismo o dei beni culturali. Una follia.

“Ci servono le risorse per mobilitare i finanziamenti europei per un miliardo di euro, sarebbe un delitto non potere accedere ai finanziamenti, – afferma Gaetano Armao – la giunta si è assunta perciò una grossa responsabilità: messa di fronte al pericolo di perdere  le risorse europee, ha scelto di sforare il patto di stabilità limitatamente ai programmi cofinanziati”.

Il governo regionale, peraltro, teme che si stiano ponendo le premesse di un disimpegno sui fondi europei programmati al 2020. Perciò non si limiterà alla “disubbidienza civile”, ma impugnerà il decreto 85 sul patto di stabilità. “La questione – riflette tuttavia Armao – si risolve in Parlamento. La rappresentanza siciliana deve farsi valere, la Sicilia potrebbe conoscere giorni molto difficili se non verranno modificati i parametri siciliani del patto di stabilità. Un bieco gioco di numeri non può affossare i siciliani”.

Il rammarico è cocente, anche perché a Roma si sono usati due pesi e due misure: nessuna esenzione sul patto per i fondi a favore di Giampilieri, trattamento diverso per l’Emilia e Romagna. “Quando ho chiesto per quali motivi avessero usato criteri diversi – afferma Armao – mi hanno spiegato che l’Emilia ha una rappresentanza parlamentare autorevole a Roma. Naturalmente, non mi hanno convinto”.