VENEZIA – Il cinema italiano continua a riscuotere successo nell’edizione ancora in corso al Lido; concordi pubblico e stampa nel riscontrare una rinascita delle idee e di nuove potenzialità nel territorio.
Nelle diverse giornate di proiezione, nella sezione “Fuori Concorso” Daniele Vicari, dopo il tanto discusso Diaz (presentato nei mesi scorsi in anteprima a Palermo), è tornato sul grande schermo ricostruendo lo sbarco delle migliaia di albanesi giunti, sulla nave Vlora, nel 1991 a Bari.
Una vera e propria pagina di storia quella raccontata da Vicari, con “La nave dolce”, che con il suo film documentario ha riportato alla memoria dei fatti che hanno segnato un cambiamento radicale nel nostro paese (in Italia nel ’91 erano 230mila gli extra-comunitari, oggi sono circa 4,5 milioni).
Altre presentazioni ben accolte sono state quelle di Ivano De Matteo, con “Gli equilibristi”, e Leonardo Di Costanzo con “L’intervallo”, entrambi nella sezione “Orizzonti”.
Dalla crisi economica e familiare che porta non solo alla frantumazione dei rapporti ma anche all’umiliazione personale (De Matteo), alla “lezione” impartita ad una ragazzina con metodi non proprio ortodossi da parte delle ‘famiglie che contano’ al sud (Di Costanzo): temi importanti che i due registi hanno affrontato in maniera lineare e semplice, puntando anche, in alcuni casi, su attori non famosi.
Discorso a parte va fatto per il tanto atteso film, polemiche a parte, del regista Marco Bellocchio e il suo “Bella addormentata”.
Cast ricercato e folto di presenze, sceneggiatura (scritta insieme a Mariangela Barbente e Maurizio Bracci) dello stesso Bellocchio, fotografia curata da Daniele Ciprì (anche lui in corsa per il Leone d’oro a Venezia 69): tutti ingredienti che fanno presagire un buon successo, se non alla kermesse, quanto meno ai botteghini.
Tema ostico quello affrontato dal regista rimasto fortemente colpito dalla vicenda di Eluana: “ le immagini che in quei giorni si rincorrevano, le testimonianze in diretta mi hanno aggredito violentemente – ha detto Bellocchio - e ho sentito l’urgenza di dare vita a i quei personaggi che me lo chiedevano così insistentemente”.
Nessuna posizione, da quella cattolica a quella laica, alla scelta del suicidio, prevale sull’altra: “tutti nel film hanno ragione – continua il regista – volutamente non ho fatto prevalere nessuna posizione sull’altra”.
Allargando la visione, infatti, si può ben dire che quella di Bellocchio sia una panoramica, curata e strutturata, di un torpore generale dal quale doversi risvegliare, che spazia da vicende personali a realtà politiche.
In questa ultima giornata di proiezioni (almeno nelle sezioni principali) a completare, infine, la panoramica dei film italiani in concorso sarà Cristina Comencini con “Un giorno speciale”.










