di Alessandro Bisconti -

Non si possono fare bilanci, né sputare sentenze, quando al traguardo finale mancano 36 partite. Eppure, il doppio 0-3 incassato dal Palermo nel primo scorcio di campionato, apre una crisi certificata dai fatti. Appena tre tiri in porta in due partite. Zero gol fatti, sei incassati. Sinistri presagi, pericolose avvisaglie. Maurizio Zamparini è come quei vulcani marini, in silenzio da secoli, ma truci e minacciosi.

Cavani e Klose hanno passeggiato sulle macerie rosanero. Quella vista finora è una squadra allo sbando, dove ottimi giocatori (o pseudo tali) come Miccoli e Ilicic, sembrano improvvisamente imbrocchiti per timore o svogliatezza, dove le incertezze dello sciagurato Von Bergen contagiano l’intero reparto e dove l’orgoglio e il carattere invocati dai tifosi servono soprattutto a seminare confusione e ad accumulare falli.

Una squadra incerta, impaurita, dove l’ansia provoca un errore dopo l’altro, manco fossimo a fine campionato con la tensione del dentro o fuori. Teso e contratto sin dall’ avvio, il Palermo è incapace di reagire se va sotto. Quando si perde, male e ripetutamente, c’è sempre qualcosa a cui appigliarsi. Il giovanissimo che subentra e magari fa intravedere schegge di speranza. Uno sguardo all’infermeria con l’ambizione che si svuoti per trovare il salvatore della patria. Nel Palermo non succede né l’uno, né l’altro. Sono tutti disponibili, dall’infermeria non uscirà nessuno, e tra le nuove leve anche il promettente Dybala sembra non avere ancora la patente del predestinato. Troppo acerbo per tirare i compagni fuori dai guai. Insomma, buio fitto. I tifosi parlano di B, ma questo non può essere il vero Palermo.