Entro il 15 ottobre le Regioni dovranno fare pervenire al governo le proposte di riordino delle province come previsto dalla legge sulla revisione dei costi che ha tagliato di quasi la metà il numero degli enti intermedi in Italia. Invece che adeguarsi e preparare le proposte di accorpamento in molte regioni italiane hanno preparato le munizioni per resistere ed opporsi.
Nelle Regioni a statuto speciale, come la Sicilia sopravvivrebbero solo Palermo, Catania, Messina ed Agrigento, le modifiche dovranno essere apportate con leggi regionali entro la fine dell’anno come vuole lo Statuto speciale dell’autonomia.
Già da tempo nelle province che rischiano il taglio si ragiona sul da farsi per evitare gli accorpamenti e ci si affida al tradizionale apparato dei partiti per lasciare le cose come stanno e non eseguire il riordino. Sui giornali è stata data notizia di alcune singolari iniziative. Una di esse ha assurto agli onori della cronaca: riguarda la provincia di Trapani ed il comune di Menfi in Sicilia.
Poiché i parametri di permanenza non venivano raggiunti per un numero assai modesto di cittadini residenti, l’amministrazione provinciale di Trapani ha proposto al comune di Menfi, in accordo con la provincia di Agrigento, cui Menfi appartiene, il passaggio a Trapani. In cambio del favore, l’amministrazione trapanese avrebbe promesso a Menfi l’ingresso nella giunta provinciale di un assessore indicato dal comune di Menfi.
Non è certo l’unico caso in cui gli amministratori provinciali abbiano dato prova di volersi ingegnare e mettersi di traverso. Emblematica, per esempio, la trattativa fra la provincia di Napoli e le altre amministrazioni provinciali campane. Napoli cederebbe alcuni comuni ad Avellino e Caserta, che – a loro volta – cederebbero comuni a Benevento, che corre il pericolo dell’abolizione.
Delle attuali 107 province, dovrebbero rimanerne in vita 43 oltre alle aree metropolitane.
I parametri di sopravvivenza prevedono il tetto dei 350 mila residenti e una superficie di 2500 chilometri quadrati.
C’è un diffuso pessimismo sulla possibilità che il governo risolva il braccio di ferro a suo favore. Entro il 20 luglio, infatti, erano stati depositati al Tribunale amministrativo regionale del Lazio ben 25 ricorsi di altrettante province. Questa cifra è destinata ad aumentare considerevolmente.
E’ un elenco lungo, gli ultimi ricorsi, in ordine di tempo, arrivano da Matera, Lodi, Lecco e Sondrio. La stessa iniziativa è stata assunta da Teramo, Benevento, Vibo Valentia, Gorizia, Varese, Vercelli e Siena.











7 commenti a "Le 107 province
scavano trincee. E in Sicilia…"
Facciano quello chevogliono però, se in Itla si taglia dappertutto, e loro sinascondono dietro uno statuto e vogliono cmq rimanere 9 provincie oppure false tipo 6 enti e 3 cittá metropolitane, facessero ma poi basta chiedere milioni allo Stato ( che olluso li da pure…)
In sicilia le province non esistono più dal 1986,al loro posto sono nati i liberi consorzi di comuni previsti dalla Statuto regionale ,parte integrante della Costituzione e denominati “Province Regionali”.Se lo stato vuole togliere i prefetti faccia pure ma non tocchi le prerogative dello Statuto Regionale Siciliano.
“inconcepibile un ERRORE SU UNA INFORMAZIONE FATTO DA CHI PRODUCE INFORMAZIONE”. Ma che vuol dire, gentile lettore? Che chi fa informazione non deve fare errori? Magari fosse possibile. Purtoppo capita che ne facciano. E non solo l’informazione, ma anche la medicina, l’ingegneria, l’avvocatura, la scienza e così via. Lei ha sicuramente fatto un opaso avanti, abbandonando gli epiteti e scegliendo di affrontare la questione che le sta a cuore, ma è un passo avanti assai timido, perché ancora una volta non affrionta il problema degli apparati politici (nelle province, municipalizzate, regioni, enti di varia natura…). Questo scambio fra Trapani e Menfi le sembra accettabile o no?
La questione è chiara: non è certamente l’errore fatto dal cronista (che certamente mi permetto di sottolineare non per il tipo di errore, ma per il tipo di lavoro che esercità l’estensore dell’articolo per cui diventa inconcepibile un ERRORE SU UNA INFORMAZIONE FATTO DA CHI PRODUCE INFORMAZIONE) che pone il problema sulla provincia di Trapani o quant’altre province in bilico, nè il problema “Provincie” si commisura in base agli altri Enti Comunali, Regionali o Nazionali o alla burocrazia occorrente per l’attuazione del ridimensionamento.
La realtà è purtroppo sempre la stessa: l’interesse che ognuno di noi ha nella faccenda è prevaricante rispetto all’interesse che ognuno di noi dovrebbe avere nel ridisegnare le Competenze e le funzioni della Cosa Pubblica e conseguentemente ristrutturare e riorganizzare lo Stato ed i vari Enti che per esso si esprimono nel territorio.
Tutto si può regolamentare e tutto si può organizzare.
Certamente gli interventi dei lettori che mi hanno preceduto rispecchiano la voglia di mantenere le cose come stanno…. avranno certamente il loro tornaconto.
Per quanto riguarda gli enti e le società create da Comune, Province e Regioni credo che di peggio non si poteva fare.
SONO SERVITE SOLAMENTE COME BACINO DI VOTI E LUOGHI DI TRESCAGGIO VARIO CHE NON HANNO MAI PORTATO A NIENTE DI BUONO….. (GRADIREI EVENTUALI SMENTITE che certamente non arriveranno).
Per quanto riguarda le Province……….. qualcuno spieghi ai Cittadini a che cosa sono servite nei secoli dei secoli e spieghi anche che certe loro funzioni…….(quali di così importanti) non possono essere accorpate a livello Comunale o Regionale.
E’ vero, c’è un errore nell’articolo: è l’estensione, non la popolazione, che si vuole aggiustare per evitare l’accorpamento della provincia di Trapani. Ma questo che cosa cambia nel merito? Il lettore non affronta la questione e, come spesso capita a chi non vuole o non sa affrontarle l’argomento, si rifugia nell’insulto iniiale. Sarebbne stato interessante, invece, conosce il suo punto di vista sulla trattativa Trapani-menfi, per esempio. Ed è ridicolo, qudto sì, che il lettore rinunci a fare conoscere le sue opinioni, facendole apprezzare a chi, magari, non la pensa come lui.
Prima di tagliare le Province bisogna tagliare se non addirittura cancellare i tanti Enti di sottogoverno della Regione Sicilia vere e proprie macchine mangia soldi alla collettività. Le Province ,il personale non lo puoi licenziare,le scuole e le strade li devi sempre aggiustare i soldi ci vogliono comunque a chi passerebbero le competenze. L’unico problema sono i gettoni di presenza agli Amministratori? Bene tagliamogli i gettoni diamo solo un rimborso chilometrico per i fuori residenti della città Capoluogo di Provincia e tutto finisce la se è questa la questione del risparmi.
In Sicilia la Regione è a Statuto Speciale quindi dovrà essere il prossimo Parlamento a stabilire il da farsi. Poi ci sono i ricorsi al TAR del Lazio ,poi vi sarebbe pure la modifica della Carta Costituzionale le province hanno più anni e storia dei Comuni perchè nate prima. Insomma ce ne corre fino che le aboliscono. L’estensore dell’articolo ha le idee confuse si studi la questione meglio prima di scrivere. saluti
Articolo ridicolo…. evitate di farli… l’esempio di Trapani è assolutamente sbagliato perché il numero assai modesto di abitanti non c’entra perché Trapani passa il parametro di residenti abbondantemente, è invece, come diverse volte è già stato scritto in questo giornale online, il parametro della superficie che non raggiunge per circa 40 km2. Comunque evitate di fare articoli quando non conoscete nulla di quello di cui si parla….