I partiti sono alle prese con la seconda lista. La legge elettorale siciliana suggerisce questo espediente per guadagnare seggi, a patto che si facciano i conti prima, altrimenti la seconda lista puo’ provocare un disastro con la dispersione dei voti.

Possono permettersela le formazioni politiche che prevedoono di superare la soglia di sbarramento del cinque per cento nelle nove circoscrizioni elettorali provinciali. Chi non ce la fa, regala all’avversario i resti, com’e’ capitato, per esempio, nel 2008 alla lista di Rita Borsellino che non supero’ la soglia per pochi voti, regalando i consensi al partito democratico.

Una opportunita’ ed un azzardo, dunque. Per i partiti maggiori correre l’alea del rischio sara’ indispensabile perche’ devono legare al carro del candidato la Presidenza della Regione piu’ liste. Ogni lista, infatti, raddoppia il numero dei candidati e, attraverso di essa, la mobilitazione elettorale.

Finora hanno dato per certa la presentazione della seconda lista il Pdl, il Pd e la coalizione autonomista. Sia Nello Musumeci, il candidato del centrodestra (Pdl, la Destra, Pid), quanto Rosario Crocetta (Pd, Udc ,Psi, Api) hanno annunciato una lista “del presidente”. Gli autonomisti presenteranno la lista del Grande Sud, il partito di Micciche’, e la lista del Partito dei siciliani, ex Mpa.

Idv, Sel, Verdi e Fds presenteranno anche loro due liste, una intestata al partito di Orlando e Di Pietro, e la seconda affidata alla coalizione delle restanti formazioni.

Le seconde liste dovranno vedersela con il Movimento 5 Stelle, i Forconi, il partito della rivoluzione di De Luca e Sgarbi. I grillini sono sorvegliati speciali. Nei sondaggi i numeri sono eccellenti sul territorio nazionale, ma calano sensibilmente nel Mezzogiorno, dove si attestano al nove per cento. Ma il Mezzogiorno non e’ la Sicilia.

Il problema della seconda lista non e’ solo l’impatto con l’elettorato e la concorrenza agguerrita (interna ed esterna). Potra’ contare sull’effetto trascinamento del candidato presidente (Micciche’, Musumeci, Fava, Crocetta ecc), ma non sul simbolo conosciuto dagli elettori (ma potrebbe non essere un handicap, in verita’, considerando lo scarso appeal dei partiti).

Ad agitare le segreterie sono anche i criteri di composizione delle seconde liste. Quale criterio deve prevalere? L’affinita’ con il candidato presidente, la discontinuita’, l’affinita’ con il candidato presidente, il refugium peccatorum (o riserva indiana)? Nel Partito democratico ci sono state diversita’ di vedute molto accese, protagonista, tra gli altri, il senatore Vladimiro Crisafulli. I candidati ufficiali, specie gli uscenti, temono la concorrenza dei candidati del presidente e guardano con sgomento la composizione di seconde liste “forti”.

La discontinuita’ dovrebbe essere l’opzione piu’ utile, ma le scelte dei partiti privilegiano gli equilibri interni piuttosto che la raccolta del consenso. Se la seconda lista e’ debole, le chance dei candidati ufficiali uscenti sono maggiori.

Il criterio del refugium peccatorum sarebbe il peggiore ma permetterebbe di aggirare il problema del “pensionamento” forzato (quindici anni per il Pd) e degli annunci (Pd). Ha il difetto, tuttavia, di essere facilmente percepito come tale, ed al candiato presidente, quindi, potrebbe non andar bene. Il candidato presidente privilegia l’affinita’, il reclutamento di persone affidabili e nomi capaci di rastrellare consensi. Piu’ forte e’ la lista del Presidente, maggiori sono le chance di successo.

I problemi sono tanti, dunque, e dovranno in un modo o nell’altro essere affrontati. Una cosa e’ certa, sara’ la seconda lista a decidere la fortuna del candidato presidente.