“Professore, ma domani ci dobbiamo andare a lavorare?”. Il ‘professore’ non batte ciglio: “Cari lavoratori, il problema della Gesip è ormai nelle mani del governo, è Monti che deve tirare fuori i quattrini. Anche noi stiamo aspettando la conclusione delle procedure che svincoleranno i 5 milioni che serviranno per pagare gli stipendi fino al 30 settembre”.
“Professore, e poi?”. Anche stavolta risposta pronta: “Poi si vedrà”. E applausi fragorosi. Per la Gesip sono ore decisive e il ‘professore’, ovvero il sindaco Leoluca Orlando, è costretto a scendere in strada per tranquillizzare gli operai che bloccano via Roma. Si sono radunati davanti all’hotel Delle Palme, dove il primo cittadino aveva indetto una conferenza stampa con il leader dell’Italia dei valori, Antonio Di Pietro, per annunciare l’appoggio del partito alla candidatura di Claudio Fava a presidente della Regione.
Formalmente oggi scade il contratto di servizio tra la Partecipata ed il Comune, che comunque deve procedere alla definitiva liquidazione di Gesip entro il 31 di dicembre. Le speranze dei lavoratori sono veramente appese ad un filo, e puntano, per il momento, alla liquidazione dei cinque milioni che costituiscono la seconda tranche di un finanziamento di dieci a valere su fondi della Protezione civile. Soldi che servono per il varo dell’ennesima proroga di un mese del contratto di servizio tra Gesip e Comune di Palermo. Il governo, tuttavia, ha bloccato quei fondi con la richiesta di un ulteriore supplemento di documentazione: “Abbiamo fatto tutto quello che Roma ci ha chiesto – spiega Orlando -. Attendiamo entro questa sera quei fondi, altrimenti la società sarà costretta ad avviare le procedure di licenziamento collettivo e il governo dovrà assumersene la responsabilità”.
Ma il vero problema è solo rimandato. Riusciranno la giunta e il sindaco a trovare una soluzione che renda meno traumatica la scadenza definitiva del 31 dicembre? “C’è l’esigenza che la Gesip venga liquidata, ma l’amministrazione farà di tutto per dare una garanzia di continuità ai servizi e ai posti di lavoro”, assicura Orlando, che non manca di bacchettare le forze politiche che sostengono il governo nazionale: “Nessuna voce si è levata in difesa di 1.800 padri di famiglia che rischiano di perdere il lavoro”. Le soluzioni fin’ora ipotizzate dal Comune, però, sono solo possibilità. Una passa attraverso una serie di prepensionamenti che consentirebbe di sfoltire l’organico di qualche centinaia di dipendenti. Per la restante parte si pensa alla creazione di una nuova società, una holding che riunisca tutte le Partecipate del Comune e che consenta l’attivazione di alcuni meccanismi come, per esempio, quella della mobilità orizzontale, uno strumento che consente una ottimizzazione della gestione delle risorse. I lavoratori della Gesip sostengono questi progetti e i loro sindacati si dicono pronti a trattare. Ma la tensione cresce anche per l’antica consapevolezza che la storia dei precari del Comune è disseminata di promesse non mantenute.
(foto C.B.)










