”Sono fatti inaccettabili. Noi siamo di fronte ad una istituzione davanti alla quale tutti dobbiamo portare rispetto e considerazione. Nel momento in cui un paese perdesse certi principi che sono fondamentali per il vivere civile credo che sia un paese che smarrirebbe se stesso”. Con queste parole il ministro dell’Interno Annamaria Cancellieri e’ intervenuta sul tema delle intercettazioni in un’intervista a ‘Prima di Tutto’ su Radio Uno.
”E’ complesso dire cosa ha funzionato cosa non ha funzionato. Sono cose che non possono essere consentite -ha aggiunto- perche’ non si puo’ consentire che la piu’alta istituzione dello Stato venga posta in questa maniera all’attenzione e venga in qualche modo offuscata la sua immagine perche’ e’ un’immagine di altissima specchiatura”.
A giudizio di Cancellieri ”bisogna distinguere la necessita’ delle intercettazioni, che sicuramente e’ uno strumento preziosissimo che ha portato a risultati veramente molto significativi in tantissime inchieste, contemporaneamente non si puo’ sopportare cose di questo genere. La pubblicazione deve seguire delle regole molto serie e molto precise e poi comunque -ha precisato la responsabile del Viminale- qui parliamo del Capo dello Stato che non dev’essere nemmeno intercettato cioe’ non e’ nemmeno pensabile che si possa intercettare il Capo dello Stato…”.
INGROIA: “SU NAPOLITANO SOLO FALSITA’” – ”Le ipotesi di ‘Panorama’ non corrispondono al tenore delle telefonate. Anzi posso affermare che non e’ uscito un solo rigo del contenuto di quelle intercettazioni. Il segreto ha tenuto”. In una intervista a ‘Repubblica’, il procuratore aggiunto di Palermo Antonio Ingroia conferma quanto detto dal procuratore capo Messineo sulle intercettazioni telefoniche e la ricostruzione fatta dal settimanale ‘Panorama’. E sottoscrive quanto detto dal comunicato del Quirinale, ieri, ”soprattutto li’ dove denuncia ‘torbide manovre destabilizzanti”’.
”Abbiamo aperto un’inchiesta stralcio. Nel procedimento principale, quello per cui ci sono gli atti depositati -spiega il pm abbiamo lasciato le conversazioni rilevanti ai fini dell’indagine. In un altro filone sono finiti i colloqui non rilevanti. Compresi quelli” tra il capo dello Stato e Nicola Mancino. Quanto alla ricostruzione di Panorama ”ho avuto subito l’impressione di una manovra. Contro il Quirinale e contro le altre istituzioni democratiche, a cominciare dalla magistratura”.
Nell’articolo, sottolinea, ”si mettono insieme tre altri articoli di testate diverse per sostenere una ricostruzione falsa. Oltretutto facendo credere che quelle testate siano a conoscenza dei contenuti delle telefonate. Un’altra falsita’. Dobbiamo darci tutti una regolata. Il senso delle istituzioni appartiene alle istituzioni, ma il richiamo all’etica vale anche per l’informazione”. Cosi’ si rischia di ”destabilizzare le istituzioni e un danno lo hanno gia’ fatto disorientando l’opinione pubblica. Gettando un’ombra sulla Procura di Palermo, facendo credere che noi siamo contro il presidente Napolitano e naturalmente non e’ cosi”’, conclude Ingroia.
SEVERINO: “AMAREGGIATA DA ILLAZIONI” – ”Sono profondamente amareggiata. Non comprendo davvero perche’ alcuni organi di stampa proseguano con la pubblicazione di una ridda di illazioni, insinuazioni e congetture, presentandole come fatti. Ma non sono fatti, sono solo illazioni, camuffate da pseudo-notizie. E chi continua a chiedere al Capo dello Stato di acconsentire alla pubblicazione dei dialoghi intercettati non sa proprio di che cosa parla: quelle intercettazioni sono per il Colle un bene indisponibile, non puo’ decidere di farle pubblicare…”. Lo dice il ministro della Giustizia, Paola Severino, in un’intervista ad ’Avvenire’.
Per il Guardasigilli, ”non si puo’ trasformare la volonta’ del Capo dello Stato di fare chiarezza su un tema interpretativo cosi’ delicato, spacciandola per una volonta’ di nascondere i contenuti di una o piu’ telefonate o addirittura come volonta’ di ostacolare un’indagine, che deve fare il suo corso e giungere ad esiti giudiziari”. ”Io credo che sia fuorviante -spiega Severino- fare apparire come una scelta del Presidente della Repubblica il rendere noti o meno i contenuti dei colloqui intercettati”.
E questo, spiega ancora il Guardasigilli, ”per due fondamentali motivi. In primis perche’ si tratta di conversazioni la cui divulgazione non e’ nella disponibilita’ del Capo dello Stato, in quanto le esigenze di riservatezza non attengono alla sua posizione personale, ma alle sue prerogative costituzionali, al punto che della questione e’ stata investita la Consulta, che si pronuncera’ in merito”.
”In secondo luogo -rimarca Severino- perche’ la registrazione delle telefonate non e’ nella materiale disponibilita’ del Presidente bensi’ della magistratura che e’ tenuta a conservarle visto che, quantomeno in questa fase, non e’ consentita la divulgazione e neppure la conoscenza da parte di difensori e interessati”. Percio’, fa notare, il capo dello Stato non difende se stesso. ”E chi veramente ha a cuore e intende rispettare e far rispettare i valori della legalita’ e della giustizia ha un dovere… attendere serenamente la decisione della Corte Costituzionale”.











