Leoluca Orlando gira attorno a Antonio Ingroia come una mosca attorno ad una lampada. È la luce che l’attira o il calore? La luminosa carriera del magistrato che non conosce nè paura, né ostacoli o l’umore del rigore, della severità, della fermezza, che riscalda il petto del sindaco di Palermo?
Non lo sapremo mai, perché è una drittata. Il sindaco di Palermo insegue un candidato che non c’è, è Claudio Fava che lo giura. Magari potrebbe essere, ma a condizione che tutti, proprio tutti, al di là degli steccati e delle diversità, scelgano Antonio Ingroia candidato alla presidenza della Regione. Questa improbabile condizione, che lascia le cose come stanno, sono suggerite a la Repubblica, da due anonimi amici del magistrato che “virgolettano” a nome del pm sul quotidiano.
Gli sponsor sconosciuti fanno sapere ai lettori di Repubblica, e non solo a loro, che il procuratore è un uomo delle istituzione e mai e poi mai potrebbe essere il candidato di un partito. E allora? Leoluca Orlando si spende a nome dell’Idv e cerca di persuadere i partiti di sinistra, Sel, Verdi e Fds, che il candidato giusto è proprio lui, Ingroia. E inevitabilmente gli fanno notare che Ingroia non è affatto un candidato, come si fa a discutere di un candidato che non accetta di esserlo?
Ma sta proprio qui il punto: non ha alcuna importanza che Ingroia non sia candidato: è essenziale che possa credibilmente esserlo. È del tutto marginale il resto, conta stabilire semmai che il procuratore sia il migliore candidato possibile. La Repubblica, scovando due anonimi amici del magistrato, regala credito alla candidatura, lascia intravedere un gradimento seppur condizionato del magistrato, ed insieme a questa “ritrosia” istituzionale di Ingroia, una indisponibilità di Sel, impegnato nel sostegno di Claudio Fava e un’avversione del Partito democratico, “che l’ha bacchettato per Napolitano” (invero, fra i bacchettatori bisognerebbe annoverare anche il fondatore di Repubblica, Eugenio Scalfari, e il direttore, Ezio Mauro, per quel che serve).
Sicché, mentre Ingroia fa le valige per il Guatemala, Orlando allaga i giornali con la campagna per la sua candidatura alla presidenza della Regione. Una cosa mai vista. Non è il teatro dell’assurdo, è solo piccolo cabotaggio, la Procura di Palermo, impegnata su più fronti, a causa di una spaventosa campagna che strumentalizza perfino l’aria che si respira a Palazzo di Giustizia, non ci guadagna per niente.
Non è certo un buon servigio infatti alla magistratura siciliana, coinvolgendola nelle manovre di una campagna elettorale. Si accredita una giustizia “di parte”. Altrimenti perché mai un partito fa di un magistrato l’uomo della provvidenza con tanto vigore e determinazione? Antonio Ingroia non ha detto nulla che potesse giustificare l’interesse dell’Italia dei Valori, smentendo una sua candidatura e ribadendo la volontà di lasciare la magistratura per il suo lavoro, temporaneo, alle Nazioni Unite, ma ha lasciato tuttavia che i suoi anonimi amici parlassero per lui attraverso la Repubblica, che con grande enfasi racconta il corteggiamento di Orlando ed accoglie dichiarazioni di personaggi presentati come “vicini” del magistrato.
Tutto questo sa di espedienti e fa perciò un torto ad Ingroia. E poi, fate mente locale: quando mai Leoluca Orlando ha candidato qualcuno che non sia lui stesso, dal 1985 ad oggi? C’era andato vicino alle amministrative, candidando Rita Borsellino. Avrebbe anche spiegato “in aramaico” che non sarebbe stato lui a scendere in campo. Poi capitò che le primarie fossero inquinate e allora…











4 commenti a "La strana storia
del candidato che non c’è"
Leoluca Orlando babbìa con la candidatura
di Ingroia a presidente della Regione.
Babbìa in grande: prepara il terreno per
le prossime elezioni politiche: Ingroia candidato alla Camera è possibile.
Orlando, da vecchio volpone della politica qual’è sempre stato, sa benissimo che sulle alleanze, più che sulle candidature, ancora i veri giochi devono essere fatti.
Quasi sempre, tutto si sblocca negli ultimi giorni, prima dell’inizio della vera e propria campagna elettorale, che partirà a fine settembre.
Nel frattempo, cincischia, ciurla nel manico, insomma, prende tempo, indugiando in questi esrecizi di fantasia, come la proposta di candidare Ingroia.
C’è qualcosa nell’aria, che fa dire a molti che le attuali alleanze elettorali potrannopresto essere stravolte, per far postoa schieramenti politici inediti e ben diversi da quelli che hanno visto la luce sino ad oggi.
Orlando presidente ? s elo puo’ sc ordare
ORalndo con Ingroia ? ma non era lui che diceva..I PROFESSIONISTI DELL’antimafia ?
I giudici siano giudici e i politici siano tali
io lascerei che il magistrato continuasse a fare il magistrato, la politica è sporca e un’uomo di legge perderebbe la sua credibilità