Aspettando che si dia inizio alla tanto attesa kermesse cinematografica che quest’anno, volutamente, ha scelto di votarsi alla qualità e non alla quantità, sia essa data dal numero delle pellicole o dallo spessore divistico delle presenze al Lido, abbiamo dato uno sguardo ai temi trattati nelle diverse sezioni.
Ad aprire la rassegna, dopo la cerimonia di inaugurazione che si svolgerà mercoledì 29 agosto e sarà condotta dalla madrina Kasia Smutniak, sarà il film fuori concorso “The Reluctant Fundamentalist” della regista indiana Mira Nair, con una riflessione di grande attualità sui fondamentalismi di ogni ispirazione e natura, affrontati con acutezza e sensibilità.
Questo è solo uno dei temi di ampio respiro culturale ad essere affrontato durante la Mostra; dalle sette religiose, alla natura che si ribella, dai triangoli d’amore alle storie lesbo, giungendo, doverosamente, anche ad una delle realtà più attuali quale è la crisi economica.
A quest’ultima, insieme agli altri paesi per inteso, l’Italia ha dedicato due dei tre film in concorso: “E’ stato il figlio” di Daniele Ciprì e “Un giorno speciale” di Francesca Comencini.
Da un lato il regista siciliano, traendo spunto dall’omonino romanzo a firma di Roberto Alajmo, schiacciando l’occhio a quel mondo malato d’apparenza che ha già ispirato “Reality” di Matteo Garrone, racconta la storia della famiglia Ciraulo che, in condizioni di estrema miseria, vive allo Zen, quartiere popolare e infausto di Palermo.
La vita di questa famiglia anche in questa realtà molto dura, è serena. Un giorno un proiettile vagante, destinato a un regolamento di conti, colpisce a morte la figlia più piccola; la disperazione è incommensurabile ma, al tempo stesso, apre un triste spiraglio di riscatto economico paventato dal riconoscimento per le vittime di mafia; che giungerà alla famiglia.
Dopo varie vicissitudini di imponderata sconsideratezza, che rimandiamo alla visione del film, in uscita nelle sale dal 14 settembre, alla famiglia resteranno solamente gli “spiccioli” per comperare una Mercedes, agli occhi della gente simbolo di riscatto dalla miseria, per i Ciraulo, invece, simbolo della miseria della ricchezza.
Dall’altro, la Comencini racconta la storia di Gina e Marco, due ragazzi che, per diverse motivazioni si trovano a vivere insieme, da estranei, “un giorno speciale”.
Lei ha un appuntamento con un politico che potrebbe mettere una buona parola e aiutarla a entrare nel mondo dello spettacolo, lui è l’autista che ha il compito di condurla all’appuntamento. È l’occasione che entrambi aspettavano: il primo giorno di lavoro, l’entrata nel mondo dei grandi; ma niente va come deve andare.
Luigi Lo Cascio, invece, unico rappresentante italiano nella sezione “Settimana della Critica” (SIC), sezione parallela che si svolge dal 1984, organizzata dal Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani (SNCCI) in collaborazione con la Biennale di Venezia, presenta in concorso il film “La città ideale”, sfiorando e approfondendo il tema dell’ecologia.
Protagonista è Michele Grassadonia, fervente ecologista che ha lasciato Palermo per trasferirsi a Siena, città che fra tutte lui considera ideale.
Il suo obiettivo, portando avanti un esperimento, è quello di riuscire a vivere in piena piena autosufficienza, senza dover ricorrere all’acqua corrente o all’energia elettrica; una notte di pioggia, però, una serie di accadimenti mineranno la sua esperienza felice di integrazione gioiosa nella città ideale.
Non resta, dunque, che attendere la proiezione, e la successiva uscita nelle sale, per vedere come tematiche già accattivanti e, possiamo dirlo di nuova prospettiva sociale, siano state trattate da vecchie e nuove leve del cinema italiano.










