Nei piani di Angelino Alfano, la Sicilia è il trampolino di lancio, il cambio di velocità, il giro di boa, la guarigione, la svolta che lascia alle spalle i guai e i dispiaceri. Seppure con toni sobri e cauti, ma convinti, il segretario del Pdl assegna alla sua regione  un ruolo salvifico. E spiega anche per quale ragione “ci creda”.

In un’intervista al Corriere della sera sostiene infatti che “dalla Sicilia può cominciare la riscossa” e confida nell’uomo che dovrà trascinare la coalizione di centrodestra al successo, Nello Musumeci, il “campione” di Francesco Storace, preparato da Gianfranco Micciché. “È un candidato eccellente”, afferma Alfano, “e la sua è una candidatura nata in Sicilia con un forte imprinting territoriale, noi lo sosterremo con uno sforzo generoso”.

Soddisfazione, dunque, e gratitudine per il leader del Grande Sud, che si è immolato, rinunciando a candidarsi. L’investitura a Miccichè portava la firma di Silvio Berlusconi, ma era stata accolta malissimo dal gruppo dirigente del Pdl, dai coordinatori regionali Nania e Castiglione a Francesco Cascio, presidente dell’Ars, a Innocenzo Leontini, presidente del gruppo Pdl all’Ars. “Grande Sud con il suo gruppo dirigente capitanato da Miccichè ha fatto una proposta che abbiamo condiviso”. Toccava infatti a Miccichè passare il testimone a Musumeci per evitare che la rinuncia diventasse una debacle per l’ex ministro del governo Berlusconi.

“La Sicilia può dimostrare”, conclude Alfano, che un’aggregazione delle forze alternative alla sinistra è ancora vincente”. Non una parola sulle forze alternative, la più importante delle quali dovrebbe essere il Partito dei Siciliani, erede del Movimento per l’Autonomia di Raffaele Lombardo.

Il segretario ci mette la faccia su Musumeci e fa della candidatura il suo cavallo di battaglia, pur dando atto a Miccichè di avere fatto il primo passo, ma tace sull’alleanza con il governatore dimissionario. Segno che ancora il patto non è stato perfezionato? Che c’è ancora qualche elemento su cui “trattare” e confrontarsi?

Sia Miccichè quanto il senatore Giovanni Pistorio, coordinatore del Partito dei siciliani, hanno posto dei paletti sulla collocazione del Pdl nella coalizione. Dalle loro parole pareva che mirassero ad una sorta di appoggio esterno, lasciando ai promotori della candidatura di Musumeci, le responsabilità politiche della coalizione. Angelino Alfano, né avrebbe potuto essere diversamente, ribadendo il suo sostegno, a nome del maggiore partito della coalizione, si è messo in prima fila, accettando la sfida del voto siciliano che potrebbe regalargli la riscossa cui aspira grazie alle divisioni del centrosinistra.

Pare che ci sia grande attesa per le decisioni che verranno assunte entro mercoledi da Pdl, Pd e Udc sulla legge elettorale, segnatamente sulla soglia di sbarramento fissata al cinque per cento. Sia il Grande Sud quanto il Partito dei siciliani puntano su uno sbarramento su base regionale piuttosto che nazionale, oltre che ovviamente sulle candidature alle politiche da contrattare.

La coalizione, come afferma Alfano, potrà pure avere un imprinting territoriale ma la sua nascita dipende da un imprinting nazionale. Toccherà a Silvio Berlusconi, infatti, sostenere le richieste dei partiti territoriali, suoi alleati, dalla Lega Nord alle formazioni meridionali come Grande Sud e Partito dei siciliani, che rientrano nel vecchio schema delle geometrie variabili, adottato in altre consultazioni elettorali con successo.