Vorrei anch’io cominciare a parlare della candidatura Crocetta…tra l’altro essere stato tra gli inventori della modifica elettorale, che da una ventina d’anni, dà un sapore diverso alle scelte dei cittadini, mi dà un’occasione in più, per intervenire nel dibattito…
Che i partiti dovessero essere, all’inizio, sostanzialmente assenti da una proposta di candidatura apparteneva ai
Urgeva sottrarre a clan, caste, poteri impropri, doroteismi di diversa collocazione, una rappresentanza politico- territoriale di grande rilievo; urgeva ricomporre un rapporto leale, civile, tra funzioni della politica e cittadini…creare, dicevamo, un potere sul pianerottolo, the power at the next door… in altre parole era un tentativo di ridare qualità alle espressioni dei consenso, liberarle, sottrarle al mercato di affari, clientelismi, mafie,
Adesso invece, spesso, in questa assenza di indicazioni c’è, non tanto un volersi attenere allo spirito di quella legge del ’92,…quanto una sorta di impossibilità al farlo, diciamo quasi ontologica, dovuta all’assenza di partecipazione, di elaborazione, di dibattito, al progressivo silenzio, allo scomparire, al riprodursi di consueta dequalificazione, della funzione partito.
I partiti non sono più il luogo del perché della politica, quanto del come inventare, anche in modo improprio, partecipare, condizionare, ottenere, persino da posizioni di minoranza, non logiche di progetta zio e/o di controllo, ma scampoli di potere, divaria cospicua gratificazione, meglio rimunerazione, negli ambiti del tradizionale saprofitismo…
La scelta delle primarie per la designazione dei candidati, anche in relazione al copioso rifiuto, pur disordinato, dell’accadere politico da parte di cittadini esigenti, avrebbe potuto avere funzioni di valore indicativo, liberato da liturgie permanenti e corruttrici, e di proposta decente e congrua per la sopravvivenza democratica. E’ noto però che le vicende recenti, almeno del partito di cui sono socio, e che ho contribuito, per quanto mi competeva a fondare ( dallo scioglimento della d.c. al resto; popolari, con il fantasioso seguito di denominazioni rurali: asinelli, margherite, ulivi), dicevo le vicende recenti, nonostante il laico aggregarsi di posizioni, sono state un ripetitivo, quasi puntuale, esercitarsi a perdere rappresentanza, funzioni di pur limitato apprezzamento, etc. Come a dimostrare che, quella legge, abbondantemente osteggiata dai cultori della mediazione compromissoria dei chierici del vecchio sistema, riconsegna va alla genuina volontà popolare, in maggiore o minore autonomia, la possibilità di determinare, riconoscere, scegliere soggetti meritevoli di consenso, per una nova possibilità di sperare, al di là dei bisbigli, dell’estenuante trattare, delle spartizioni da metodo Cencelli, dei compromessi veterodorotei e/ob
Adesso però, nel nostro inaridito recinto, tenuto presente l’ormai quasi nullo apporto dei popolari, il patetico riferirsi alle virtù storiche di quadri comunisti, mai idonei a definire la cosa del dopo Bolognina, nonostante la troppo citata intelligente progettualità di D’Alema, che è addirittura andata oltre il madornale errore perpetrato a Gargonza, considerando puntualmente antipolitica tutto il desiderare disperato, forse troppo ansioso, di tanta parte del paese, e che invece era un desiderare chepostulava filosofie e modi di una politica finalmente altra. Mah, non è solo colpa del pur bravo D’Alema: a parte Eco, sono stati pochissimi ad avvertire che da tempo ormai il re era nudo…
Per la verità, perdonatemi l’
Queste primarie dunque non potevano esserci per i motivi sovra esposti, tra l’altro non apparivano più in forma parlamentari che Scalfaro avrebbe potuto definire “ con la toga sul cuore” ed erano in via di esaurimento i parenti che, a ricordo di tanti poveri amici morti ammazzati , venivano offerti agli elettori come miracolose reliquie con potere taumaturgico.
E ci fu l’autocandidatura di Crocetta, con la benedizione dello staff del partito, che così, senza patemi, trovava chi avrebbe tolto le castagne dal fuoco.
Diciamo subito che la sua candidatura alla presidenza della regione appare oggettivamente buona, e anche nei suoi significati simbolici.
E come se il riscatto ripartisse da un territorio, che, massacrato nella sua storia, fu il primo scandalo delle politiche di sviluppo in Sicilia. …tutta l’Europa studiò il caso Gela per parlare di industrializzazione senza sviluppo ( ricorderò Hytten e Marchioni, poi la Rochefort, fesi di laure a di dottorato ecc.)…Poi ricordiamo gli imbrogli e le ambiguità, spesso costosissime, delle politiche di riconversioni, il tema della dissalazione, quello dell’abusivismo, con relativa bellissima “pasionaria”. dovuto anche alle false promesse di una crescita mitizzata ecc… A contrario, la luminosità del movimento antiestorsioni che ebbe personaggi eroici proprio a partire da Gela. Invece tra le cose peggiori, il personaggio Cossiga, una delle figure più imbarazzanti della nostra storia istituzionale, che, proprio a Gela, bestemmiò Livatino, il giudice ragazzino. Che invece, per chi ci crede, andrà, tardi perché la Chiesa ha sempre difficoltà a condannare la mafia, ma ci andrà, sugli altari…. E penso alle angosciose vicende della sua sindacatura a Gela, come esemplarmente antimafia e per la grande capacità di governo… Infine ai temi culturali e ambientali portati in quel territorio, proprio a far vedere che Gela poteva ritrovare il senso di una storia mediterranea affrontati con dalla caraVittoria Alliata, e, che qualche volta, mi hanno visto partecipe.
Ecco: Crocetta deriva da un mondo che ci ricorda tutte insieme queste vicende. La sua non è una candidatura da apparati. Esprime compiutamente il senso della legge che ho ricordato: una espressione genuina della speranza di una Sicilia che vorrebbe essere diversa diversa…e i nostri ‘maggiori (?) hanno dovuto prenderne atto… il consenso che si sta esprimendo intorno alla candidatura è sostanzialmente libero, vero, anche per il passo indietro di nomenklature che abbiamo citato come perennemente silenziose e talvolta con strategie, diciamo, ambigue.
Hanno capito che questa era una scelta di cittadini esigenti…e l’hanno accettata…A Partire da Libertà e Giustizia di Messina che ha dato certamente un iniziale contributo…Mai vista tanta gente agli incontri politici a Messina…,tanti interventi di qualità…E siamo ancora a bocce ferme…Vedremo a campagna inoltrata…..
Questo suo derivare da tragedie e da politiche allo sbando, in qualche modo, ricorda, tra tanto termidoro, i momenti nei quali si cercò di spiegare, rischiosamente, che
Quindi non posso non concordare quasi del tutto con le considerazioni qui espresse nei giorni scorsi da Salvo Andò…
Su una cosa sono perplesso perché non credo che sia necessaria, anche con questa candidatura, recuperare diaspo
Socialisti, liberali, cattolici democratici, intendo cattolici adulti: i loro valori sono tutti nella Costituzione e quindi, quando ci sarà, nella non differibile, auspicabile rinascita dei democratici, a Messina, in Sicilia, nel paese.
I loro approdi politici sono sostanziati si, da processi di formazione diversa, ma che tendono ad una visione che dal plurale fa discendere valori condivisi per storie, accadimenti, progetti di società. La democrazia compiuta della Costituzione Repubblicana.
Lascerei questo discorso delle ricomposizioni, ad altri, a quelli dell’ossimoro socialismo-destra(in Sicilia soprattutto post fascista, scrictu sensu).
Ci sarà sempre chi si immalinconirà per le tesi di Cicchitto, che ricordiamo personalmente come una delle migliori intelligenze della sinistra democratica e socialista. Credo però che quel suo ‘da Gramsci a Bersani’ i socialisti democratici non se lo meritino.
Certo potranno ri-addolorarsi, dico umanamente, ma niente di più. Forse per loro sarebbe più utile un rasserenato Galli della Loggia, La grande Slavina di Cafagna, ricordata in questi mesi dalla Treccani e il delizioso Gramsci e Turati, di Orsini…
Le storie vanno lette con tutta l’intelligenza possibile, con la stessa dolorosa capacità di lettura dei tribunali anche internazionali, non solo con la secolare memoria enfatizzata dei Vandeani a Nova Gorica, dei fascisti a Predappio…non solo coll’inevitabile, ma sostanzialmente non vero giustificazionismo dei genocidi in Serbia, delle foibe, addirittura il rifiuto della questione armena…I tedeschi, a parte il pessimismo poetico di Brecht, hanno ricostruito democrazia forte dalla loro laica severa capacità di interrogarsi.
Purtroppo ci dice Steiner, utilizzando Heidegger, noi non sappiamo come pensare, non “siamo emersi dalla preistoria del pensiero” e “la capacità di pensare pensieri che valga la pena pensare, per non dire esprimere e preservare, è relativamente rara”.
In Sicilia erano le cose alle quali pensavano il Tarrow, quando cercava di capire perché sinistra e mezzogiorno apparissero come ossimoro, o Banfield, quando in Lucania, ma sarebbe stato lo stesso in Calabria o in Sicilia, analizzava lacerti di società e comportamenti consolidati e arrivava alla constatazione di una illegalità, non percepita come tale, antistatuale, vissuta come necessaria e sacra perché intrisa dell’unico valore possibile, quello del familismo. Poi lo avrebbe aggettivato come amorale. Oppure le conclusioni di Putnam sulla tradizione civica delle regioni italiane.
Quello che è certo è che in Sicilia la mafia, le sue complicità, il blocco storico che permea, non sono l’anti/Stato, dal momento che si muovono come all’interno di uno stato, con connotazioni particolari è vero, ma sempre all’interno di un economia di mercato, violentata certo, ma sempre “di mercato”, fino all’usura e alle speculazioni edilizie, ottenendone tutte le necessarie tutele: in una diversificazione di attività dal fortemente illegale e talvolta truculento, all’impresa illegale ma perbene “senza schizzi di sangue visibili”, con attività ritenute di fatto praticabili dall’immaginario comune, e infine all’impresa che diviene legale e che diviene sostanza di un procedere economico, rispetto al quale “ approfondimenti e analisi del sangue” sarebbero pericolosamente controproducenti ai fini dello sviluppo o comunque del buon muoversi della vicenda complessiva.
Quindi la mafia è problema è un problema di consenso. Godelier scriveva: il fattore più forte non è la violenza dei dominanti ma il consenso ideologico dei dominati: da tolleranti e indulgenti a fiancheggiatori: portatori sani di mafia?
E’ possibile che a progettare e a decidere come salvare una forma di cacio sia sempre un consesso di sorci? (Luigi Pintor).
Registriamo montagne di manipolazioni ideologiche e letterarie che, scrive Giarrizzo, hanno finito con il restaurare ”il serbatoio dell’arcaico e dei valori atemporali (famiglia, onore, ecc.), e con l’esportare nelle comunità emigrate il “paradigma culturale” della sopravvivenza fisica “attraverso l’identità culturale”. E aggiunge: “ questo modello plasma la struttura della criminalità isolana, le conferisce autorità, ne legittima le ambizioni di potere”, per una storia costruita retrospettivamente con il suo passato mitico. Mentre invece l’occasione della riscrittura dello statuto avrebbe dovuto dissacrare le ridondanze della cultura sicilianista alla ricerca di “una Sicilia siciliana”, non quella del potere e della violenza, ma “la Sicilia moderna dei diritti naturali e civili”.
Si sono rimarcate al contrario connivenze, in un senso comune irrigidito e immobile, accentuate da un autonomia che agli inizi esaltava il blocco storico dei clerico reazionari, degli agrari, dei percettori di rendite parassitarie e poi nel tempo lo ridisegnò ingigantendo i poteri discrezionali di famiglie, di clan, califfati, e nell’affollato crocevia tra risorse, burocrazie, satrapie assessoriali, patrimonializzazione del pubblico, affari, mafia e politica-.
Il ripetersi della sgangherata vulgata neo autonomista è come scaricare su altri responsabilità quasi interamente nostre, da quando, approfittando di un potere centrale debole, estorcemmo prima della costituente uno statuto esagerato, che si rifaceva a preposizioni albertine e non alla qualità delle elaborazioni della resistenza.
Piagnistei, vittimismi furono alla base di tesi riparazioniste che ci obbligarono ad una subalternità deresponsabilizzante, a livelli di cittadinanza di rango minore.
Dovremmo parlare a lungo e la fase di riattrezzamento auspicabile de
Diciamo soltanto, aspettando Crocetta, che converrà, come ci insegnava Guido Corso, svolgere all’interno l’autonomia (la qualità del governare e soprattutto dell’amministrare) guardando all’esterno non per continuare estenuanti bracci di ferro con lo stato ma per attingere idee, prospettive, stili di vita e di convivenza da immettere e amalgamare e intrecciare con i fili variopinti della realtà siciliana.












