di Giancarlo Costa -

Come cambia il vento, in terra di Sicilia. E il clima, invece, quello cambia meno; di norma caldo, con frequenza eccezionale  incandescente. Un uomo abituato ai luoghi civili, ci mette un po’ a capire che un estate così, logora più di qualunque inverno.

Il vento degli ultimi giorni, butta fuoco  – l’omonimo scrittore catanese, ne è complice e al corrente – sul candidato Rosario Crocetta, al quale adesso, si guardano paglie e pagliuzze, e lo si accusa di tutto e tutti.

Era la storia di Crocetta, non troppe estati fa, la storia  del sindaco di Gela, città sì bella e disgraziata, grande e provinciale, barbara e dolcissima, allora reduce da anni di morti ammazzati e consorterie mafiose ben inserite nel tessuto sociale.  Si diceva sul Corriere della Sera, con audace razzismo: ecco Mafia-Ville, la città della mafia.

Cambiò il vento, e portò Crocetta, che a parte il tutto e il contrario di tutto, il fatto e il non fatto, la critica e l’elogia, e tutte le lamentale e tutte le sviolinate, qualcosa in quella città l’ha fatto: lotta alla mafia culturale e amministrativa, concreta e ideale, come non si era vista fino allora.

Un bel lavoro davvero, rivelato ai miscredenti dalla condanna a morte delle cosche, i tentativi di attentato – con tanto di inquietante killer lituano – poi sventati da forze dell’ordine attente, e da una magistratura fra le migliori di Sicilia.

“Crocetta doveva morire”. L’ho sentito dire proprio in Tribunale.

Pochi mesi fa, da Facebook, Crocetta lanciava la sua corsa per la presidenza della Regione, chiedendo le primarie a tutto il centrosinistra. Claudio Fava, che era pure sceso in campo dal salotto radicale e chic, rispose picche, che lui era voluto da Dacia Maraini e Beppe Fiorello, candidato oltre i partiti e oltre le mediazioni.

Da allora, Claudio Fava, giornalista politico e soprattutto sceneggiatore, non ha avuto tregua nel soffiare sul vento della diceria e della maldicenza contro Crocetta, in guerra forsennata all’antimafia più antimafiosa.

Il populismo, certo, è peggio dell’afa, e non c’è maniera di ristoro. Devi misurare ogni parola. Prestare attenzione ad ogni gesto.  Crocetta, un po’ maldestro, ogni tanto inciampa, e Fava prova a dare lo spintone.

Agli inizi, fu Crocetta l’uomo di Lombardo e Ciancio. Poi, con Ciancio scomparso nel nulla com’era apparso, Lombardo altrove collocato e ben distante da Crocetta serio rivale,  Fava ha trovato nuovo furore nell’accordo con l’ UDC, partito del male e di ogni male, che però Nichi Vendola osserva per un alleanza nazionale.

Ed ecco l’espediente retorico, il perfetto periodare: il romanzo cambia, l’accusa di lombardismo si fa cuffariana. E ora Crocetta è uomo di Lombardo e di Cuffaro, che la cassata siciliana, si sa, più è grassa e più fa gola.

Doveva ancora maturare il grande colpo, il Claudio Fava impareggiabile sceneggiatore: il sondaggio misterioso. Smentito, inventato, rubato in gran segreto da chissà quale bottega.

Ringaluzzito, lo stesso Fava ieri intransigente, oggi ha chiesto le primarie, e delle due l’una: o il sondaggio è vero, e allora il no ideologico alla primaria di ieri va a puttane per il si in odore di personalissima vittoria, o il sondaggio è falso, e mira al dividi la sinistra per conquistare altri piccoli pezzetti di elettorato.

Clima torrido, dicevo, e a godere di frescura è il centrodestra di grande ammucchiata, ricompattato nella candidatura di Nello Musumeci.

La sinistra è vecchia, auto-referenziale e litigiosa, diceva nel 2008 proprio Fava, facendo critica ( l’autocritica, questa mai pervenuta) dopo l’ennesima sconfitta elettorale.

E allora passi che al leader siciliano di Sinistra e Libertà l’accordo con l’ UDC possa risultare indigesto – che pure a me non piace troppo -, e passi pure l’avvicinamento di FLI a Crocetta possa snervare, e passi che di fare squadra non se ne parla nemmeno, e che le primarie ieri no oggi si domani forse, e che in nome del solito egoismo di corrente o di persona, si possa andare a perdere con imprevedibile conseguenze per la politica nostrana e nazionale. E capisco pure che fa caldo ancora e impegnativo è attaccare, ogni santo giorno, sempre e solo questo terribile Rosario Crocetta, che a cercare pagliuzze e inventare colpi di scena, prima o poi annebbia la vista e la testa fa male.

E ho detto, tutto passi, e calati juncu ca passa la china, Claudio a questo benedetto 5% ci dovrà pure arrivare.

Solo, un minimo rispetto per la storia personale dell’ex sindaco di Gela, questo chiedo a Fava, che dopotutto la storia di uomo è scritta e non si può buttare.

E poi altra cosa, chiedo a Fava, ma solo se rimane tempo ancora: due parole contro il centrodestra di Miccichè e Romano, ogni tanto, le puoi dire?

Che nessuno, in Sicilia, è Candido Munafò, nato immune dall’ipocrisia e dal compromesso. Lui, il Candido, in Sicilia non poteva stare: emigrò presto a Parigi, a scanso di equivoci e imbarazzi.