Forse l’articolo era stato commissionato con molto anticipo quando del possibile ritorno di Raffaele Lombardo nei paraggi di Arcore non si aveva alcun sentore, certo è che l’attacco all’arma bianca sferrato dal Giornale di Berlusconi al governatore siciliano dimissionario all’inizio settimana desta curiosità e pone qualche interrogativo sulla volontà di “imbarcare” il presidente della Regione siciliana, artefice (con Gianfranco Miccichè) della cacciata all’opposizione del Pdl, da parte dell’ala intransigente del Pdl, che fa capo a Daniela Santanché, Alessandro Sallusti, Vittorio Feltri e Maurizio Belpietro (direttore di Libero).

L’articolo pubblicato dal quotidiano della Fininvest non lascia dubbi su come la pensino i “falchi” del Cavaliere, apprezzati anche dal Capo e sicuramente funzionali alla strategia delle geometrie variabili. “Il suo ultimo atto, pochi minuti prima di entrare in Aula per dimettersi, sono state due nomine, quelle di altrettanti assessori”, si legge nell’articolo del Giornale. “14mila euro di indennità al mese cadauno, e pazienza se il 28 ottobre in Sicilia si vota e tutti a casa”.

La narrazione prosegue: “A luglio il quasi non più governatore Raffaele (ha lasciato alla fine del mese) ha firmato il via libera all’ultimo regalino per i suoi ‘cari’. Trecentocinquantamila euro, da spalmare fra tutti, per garantire ancora una volta quei privilegi che rendono unico, speciale, essere dipendente regionale in Sicilia: l’assegno dono per le nozze, quello per la nascita di un figlio, l’altro ancora per eventuali (toccando ferro) spese funebri”.

Affinché non ci siano dubbi sulle responsabilità del governatore Il Giornale segnala in particolare che “nel 2011, quando le vacche sembravano un pochino più grasse, l’impegno di spesa per lo stesso capitolo era di 582mila euro”. Il giudizio non può che essere severo: “Pazienza se la Sicilia ha mancato l’appuntamento con la spending review, promessa da Lombardo a Monti ma non ancora attuata. Pazienza se si profila un allarme rosso liquidità perché la Regione ha bloccato le uscite e non ci sono i 120 milioni necessari a pagare gli stipendi ai dipendenti dei Comuni. Pazienza se di qua all’insediamento del nuovo Parlamento siciliano giunta e deputati uscenti costeranno ai contribuenti ben 10 milioni di euro”.

Nel mirino del Giornale di Berlusconi c’è l’ultima legge proposta dal governo prima delle dimissioni, si chiama “Programma assistenziale a favore del personale dell’amministrazione regionale in servizio o in quiescenza, dei loro familiari a carico, nonché dei titolari di pensioni indirette o di reversibilità o di assegni vitalizi obbligatori o di assegni integrativi”.

“Non si tratta di una legge che dà regali a pioggia – spiega il Giornale – perché nel calderone ci sono anche il sostegno agli orfani, le borse di studio, i contributi per la scuola. La norma, per i familiari a carico, fissa un tetto di reddito di 2.840,51 euro. Ma per i dipendenti regionali, liberi tutti. Unica clausola, come si fa in tutte le famiglie: se i soldi non bastano per tutti il regalo diventa più modesto; e comunque, le richieste vengono espletate in ordine cronologico, così non si scontenta nessuno. Quasi «simbolico» l’ammontare dei regali: 150 euro per le nozze, altrettanti per la nascita (o eventualmente per l’adozione, mica vogliamo discriminare, no?) di un figlio. Decisamente più consistente, ma per nulla ambito, il contributo per il lutto: mille euro… Il finanziamento spetta infatti anche alle associazioni di dipendenti regionali che organizzano attività ricreative, sportive o culturali. Duemila e trecento euro per associazione, una cifra non proprio da buttar via. E se le associazioni organizzano soggiorni al mare o in montagna, ecco che arriva il contributo aggiuntivo, 300 euro a partecipante”. In conclusione, “la Regione siciliana, per i suoi dipendenti, resta una vera mamma. Anche quando il resto d’Italia tira la cinghia”.

Possibile che nessuno, proprio nessuno, abbia avvertito Alessandro Sallusti, il direttore del Giornale, che le geometrie variabili dell’editore avevano riportato a casa, o quasi, il governatore della Sicilia?