C’è una destra, nuova di zecca, peggiore di ogni altra, che si è infiltrata nel centrosinistra. È stata spinta “nella nostra metà campo, la sinistra”, dall’onda anomala del berlusconismo. L’annuncio porta la firma del direttore di Repubblica, il giornale più letto in Italia, Ezio Mauro, ed è contenuto in un editoriale che segna una svolta politica del quotidiano e dell’area di riferimento che il giornale ormai rappresenta da tempo.

Ezio Mauro non fa nomi né dei leaders della destra infiltrata, né del partito e del giornale che la supporta, ma non c’è dubbio alcuno che il direttore di Repubblica l’abbia individuata nell’Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, Il Fatto quotidiano e Marco Travaglio, per indicare i più rappresentativi. Non si tratta di “espulsione”, perché per Mauro la destra infiltrata non ha mai fatto parte della sinistra. Si tratta di un vecchio imbroglio che ha potuto campare e vegetare a causa della ventata qualunquista che Silvio Berlusconi ha portato con se’ nel Paese.

Appena alla vigilia dell’editoriale, Emanuele Macaluso, in una intervista al Corriere della Sera, aveva espresso  la stessa opinione a chiare lettera: “Di Pietro ha una cultura di destra, il suo populismo è di destra, e ora attacca Napolitano per attaccare il Pd”.

Sia il direttore di Repubblica, quanto l’ex direttore dell’Unità, uno dei leaders storici del Pci, hanno affrontato l’argomento all’interno di una analisi accurata  sul caso Palermo-Quirinale e la campagna stampa che ha visto Il Fatto quotidiano e Antonio Di Pietro con il suo partito in prima fila.

L’inchiesta sulla trattativa, dunque, ha scoperchiato la pentola (o il vaso di Pandora) e “costretto”  due fra i maggiori rappresentanti della sinistra italiana – Mauro e Macaluso – a fare cadere il tabù dell’appartenenza al centrosinistra di Antonio Di Pietro e l’Italia dei Valori, che ancora oggi, per una fetta consistente della sinistra antagonista, il Sel e la Fds, rappresenta una parte integrante del centrosinistra. Difficile che le parole di Macaluso e Mauro passino sotto silenzio e siano ignorate.

Nel suo lungo editoriale Mauro fa alcune considerazioni preliminari: è falso che la Procura di Palermo sia stata ostacolata nella ricerca della verità sulla trattativa, è inaccettabile che la crisi italiana sia presentata come una manovra di Palazzo “orchestrata da un uomo, Giorgio Napolitano, che gli altri Paesi considerano come uno dei pochi punti fermi della nostra democrazia”, è intollerabile che una realtà semplice, l’interesse del presidente della Repubblica a dirimere una questione di straordinario rilievo come la salvaguardia della riservatezza delle conversazioni telefoniche del capo dello Stato sottoponendola alla Corte costituzionale, passi come un tentativo di nascondere verità inconfessabili nonostante l’irrilevanza delle conversazioni medesime (nel giudizio dei pm).

“Questa realtà semplice ed evidente, giudica Mauro, “viene incupita da sospetti e distorta da allusioni ed evocazioni complottistiche come se fossimo davanti a quale mistero di Stato, o come se il Quirinale fosse addirittura il problema principale del paese, al centro di tutti i mali. Tutto questo, afferma il direttore di Repubblica, “prima ancora che falso sarebbe ridicolo, se non fosse un inganno ai danni dei cittadini”.

Ciò sostenuto, Ezio Mauro rivela la sua verità più dirompente: l’onda anomala del berlusconismo ha spinto nella nostra metà campo (che noi chiamiamo la sinistra), forze, linguaggi, comportamenti e pulsioni che sono oggettivamente di destra. Una destra diversa dal berlusconismo, evidentemente, ma sempre destra: zero spirito repubblicano, senso delle istituzioni sotto zero (come se lo Stato fosse nemico), totale insensibilità sociale ai temi del lavoro, della diseguaglianza e dell’emancipazione, delega alle Procure non per la giustizia ma per la redenzione della politica, considerata tutta da buttare come cosa sporca”.

Ne deriva, secondo Mauro, che “per coloro i quali sostengono queste posizioni, Berlusconi non è mai stato il vero avversario, ma semplicemente lo strumento con cui suonare la loro musica. Per questa nuova destra Napolitano e Berlusconi devono essere uguali, ingannando i cittadini”.

Altro che guerra civile a sinistra, protesta il direttore di Repubblica, “siamo davanti a parole e opere tipiche di una nuova destra che lavora trasversalmente e insidia il campo “democratico” per la debolezza culturale e lo scarso spirito di battaglia della sinistra italiana…”.

Senza averne diretta conoscenza –  il suo giornale non ha raccontato con la stessa ottica la politica siciliana – il direttore di Repubblica fotografa un episodio contingente, ma molto importante per le implicazioni future, il conflitto in atto fra l’Idv e il Pd siciliano. Conflitto che non si alimenta del caso Procura-Quirinale, ma propone in modo preciso tutti gli elementi della riflessione di Ezio Mauro.