Più che di prove tecniche di dialogo, si tratta di prove tecniche di quell’arte che i nostri nonni chiamavano “a futti cumpagno”. Chi non è siciliano ed ha letto una sola pagina di Andrea Camilleri sa di che si tratta, gli altri, che siciliani sono ed anime belle si fanno, invece non capiranno perché’, come scrisse e ripete’ Luigi Pirandello quando uno le cose non le vuole vedere ne’ sentire, non c’è verso. E’ come i cavalli che non vogliono bere ed è inutile spingere il muso nell’acqua della fontana.

La notizia del giorno è che si “riaprono i cantieri del centrosinistra”. Visto che quei furboni dall’altra parte della barricata hanno dimenticato tutto – insulti, sgarbi, vendette e malacreanze in un sol colpo – i militanti del centrosinistra hanno aperto il cuore alla speranza. Stanno cominciando a ragionare, pensano, e magari qualcosa di buono spunta.

Poi si scopre che il ragionamento finisce prima di cominciare perché’ parte con la consueta abiura pretesa da Leoluca Orlando – è una vita che fa così – per spiegare la quale mette in fila tutte le puttanate combinate, a suo avviso, dal Pd. Più che un invito a trattare è una chiamata di correo con tanto di sentenza incorporata. E’ questo il terreno nel quale Orlando si esibisce con maggiore destrezza, quello della trattativa a pugni in faccia, dove si capisce lontano un miglio che la cosa cui tiene è additare al pubblico ludibrio i presunti alleati. Eppure in tanti fingono di crederci. Anche quelli che fanno il nostro mestiere, quasi che non leggessero ciò che noi abbiamo sotto gli occhi. Forse Lucifero, la zaffata di caldo che imperversa, ci ha messo lo zampino, perché’ nomen omen, deve rispettare il marchio di fabbrica, sicché’ le abilità cognitive si prendono una pausa in attesa di prove più impegnative.

Ecco il testo dal quale si traggono gli auspici di ritorno alla trattativa nel centrosinistra. E’  firmato da Leoluca Orlando. L’incipit è dedicato alla giaculatoria contro il cuffarismo e il lombardismo, che serve per mettere sotto scopa, l’avversario, cioè il Pd, colpevole di avere avuto a che fare con il lombardismo.

“Il Pd, che avrebbe dovuto svolgere il ruolo di opposizione assegnatole nelle elezioni del 2008, ha ignorato le speranze e i valori della sua storia e dei suoi stessi elettori”, osserva sobriamente Orlando, “consumando la scelta dissennata di sostenere in misura determinante il governo Lombardo sino a oggi, sino alle sue dimissioni”.

Ma non è tutto, naturalmente: “Il Pd, proseguendo nella sua sfrenata corsa, propone adesso un’alleanza con l’Udc che per oltre dieci anni ha governato con Cuffaro e Lombardo”

Se le cose stanno così, che cosa c’è da fare? Ognuno per conto suo? No, c’è un imperativo categorico conclusivo, sempre presente ogni volta che il sindaco sale sul ring, il Pd deve pentirsi, fermare la sua corsa, rinunciare alle sue alleanze ed al suo candidato, perché è “ancora in tempo per evitare la propria catastrofe ed evitare di consegnare la Sicilia ad una continuità ineluttabile, espressa anche da un candidato indicato dall’Idv”.

Rosario Crocetta, infatti, non è l’eurodeputato del Pd, ex sindaco di Gela, ma il candidato dell’Udc, e solo quello.

Quali margini può offrire il verdetto di Orlando. Lucifero ha preparato il rogo, per evitare le fiamme c’è solo la strada del pentimento.

In concomitanza con il gesto fraterno di Orlando, scende in campo Rita Borsellino. L’eurodeputata, eletta nella lista del Pd,  si è incaricata di persuadere il sindaco a dare il suo sostegno a Claudio Fava, candidato di Sel, che la pensa esattamente come Orlando sul Pd e le sue malefatte. Visto che hanno le stesse idee, dovrebbe esserle facile ottenere il risultato. Ma nessuno è disposto a giurarci.

Intanto l’offensiva di Orlando, Fava e Rita Borsellino, ha innervosito Rosario Crocetta, che avverte: “Non crediate di potermi spremere e buttare a mare, perché’ altrimenti mi arrabbio”. Vuol dire che all’interno del Pd c’è chi sta cercando di fermare il treno in corsa, come vorrebbero Orlando e gli altri. Ed infatti c’è chi predica il valore dell’unità sotto il muso di Beppe Lupo, il segretario regionale del Pd, il quale, stavolta sembra volere resistere: “Trattiamo, dice, ma niente insulti e nessun passo indietro sull’Udc e su Crocetta candidato”.

E allora?