di Silvia Andretti -

E’ tutta colpa di Malèna. E del commissario Montalbano. Sono i personaggi e le storie di Giuseppe Tornatore e Andrea Camilleri ad aver reso celebre la Scala dei Turchi, la spettacolare scogliera bianca che attrae nella cittadina di Realmonte migliaia di turisti ogni anno. “Fino a una decina d’anni fa qui non veniva nessuno. Ma proprio nessuno”. Chi, fra i residenti della zona, abita lì da cinquant’anni si stupisce del fatto che abbiano persino aperto una bancarella di souvenir in cima alla strada che porta alla parete rocciosa più famosa della Sicilia.

Se da un lato il vertiginoso incremento del turismo è certamente un fenomeno positivo, dall’altro, il numero elevato di visitatori giornalieri aumenta l’esigenza di preservare, per quanto possibile, l’unicità della scogliera scolpita dal vento e dal mare. Anche se espressamente vietato da un’ordinanza del comune, sono molti i turisti che quotidianamente portano via dei pezzi di roccia. E non tanto come ricordo dello splendido sito, quanto con l’idea di utilizzarli a casa per la preparazione di fanghi argillosi.

A sentire le conversazioni dei bagnanti, sembra siano tutti convinti si tratti di argilla. Come si sia prodotta questa convinzione, nessuno lo ricorda. Eppure sull’ordinanza (la stessa che vieta “l’esecrabile pratica” di prelevare frammenti di roccia) è scritto chiaramente che la Scala dei Turchi è “un’amena scogliera fatta di marna”, un materiale che fra le altre cose viene utilizzato nella produzione del cemento.

“Le particolari formazioni geologiche note come trubi non sono altro che marne calcaree, ovvero una roccia composta da una frazione argillosa, che può variare tra il 25 e il 65%, e da una frazione carbonatica – spiega il geologo Luigi Restuccia – In realtà, in tutta la zona in cui si trovano i trubi, nella stratificazione ci sono sottili lenti di argilla, ed è quella che si dovrebbe usare”.

L’argilla, dal caratteristico colore grigio, è nota per gli effetti benefici sulla pelle. Ma l’utilizzo della marna bianca, la cui concentrazione argillosa può essere minima, che effetti ha sulla cute umana? “L’effetto benefico dipende dalla concentrazione di argilla, che è assai variabile. Ma fare dei fanghi con la marna non presenta particolari controindicazioni”, spiega il dermatologo Michele Russo.

Il problema in realtà è rappresentato dall’inquinamento, anche da quello prodotto dalla massiccia presenza dell’uomo. C’è dell’argilla in quelle rocce ma “si tratta comunque di un prodotto non puro, che può essere contaminato persino dalla cenere delle sigarette – eppure, secondo il medico – l’applicazione del fango sulla pelle integra, senza ferite o abrasioni, non dovrebbe causare alcun problema”. Via libera ai fanghi dunque ma con prudenza: il dermatologo avverte che sarebbe necessaria qualche analisi più approfondita sull’uso “termale” che si fa delle pietre della Scala dei Turchi.

Chiamata così per via delle incursioni medievali di pirati saraceni, la Scala dei Turchi subisce oggi ben altra invasione. “Servirebbero più controlli, qualcuno che vigili sulla spiaggia – confida un residente – nessuno bada al divieto di prelevare campioni di roccia. Siamo noi del luogo a dover rimproverare i turisti che portano via non solo pietre ma addirittura dei massi”.

Nel 2007 il comune di Realmonte ha presentato una richiesta ufficiale all’UNESCO affinché la singolare scultura naturale sia inserita nell’elenco dei patrimoni dell’umanità. Nel frattempo, appurato che i fanghi di marna sono innocui sulla pelle dei bagnanti, non ci resta che sperare che risultino innocui anche per la scogliera più bella della Sicilia.

(foto Andretti)