La Sicilia ha ispirato “Divorzio all’italiana”, “Sedotta e abbandonata”, ed altri grandi film di costume che hanno fatto il giro del mondo, fotografando tradizioni, consuetudini e dogmi comportamentali divenuti stereotipi e luoghi comuni. Oggi potrebbe ispirare gli Abba che con il loro musical, “Mamma mia”, portato sullo schermo da una splendida Meryl Streep, hanno fatto il giro del mondo grazie ad una storia di tolleranza “sessuale” davvero forte. Ricordate il film? Tre padri per una figlia e lei, Meryl, che non rivela ad alcuno dei tre – tutti convinti della loro paternità-, chi sia il vero genitore perché conservino verso la figlia lo stesso amore, appunto, filiale…

Una storia simile, in qualche modo, è capitata a Gela, nel profondo Sud. Ua giovane mamma ha dato alla luce un bel bambino e quando la notizia si è saputa, in breve tempo, sono piombati in ospedale ben tre uomini. Tutti e tre convinti di essere padri del nascituro. Le cronache riferiscono di una discussione piuttosto animata, durata però poco, perché la mamma, contenta e per nulla imbarazzata, ha spento la contesa, rivelando il nome del padre biologico del bambino. Gli altri papà potenziali si sono congratulati e sono tornati a casa.

I dettagli della storia non sono noti. Un po’ per pudore, un po’ per premiare il buonsenso di tutti i protagonisti si è preferito tacere, sicché spetta a noi chiederci che cosa sia passato nella testa dei tre papà  quando hanno scoperto di non essere i soli ad attendere con ansia l’esito del parto.

Rispetto a “Mamma mia”, l’episodio di già presenta delle differenze: la giovane mamma, infatti, rivela il nome del genitore. Lo fa per evitare dispute “en plain air”, davanti ad una platea di spettatori incuriositi e non essere oggetto di un gossip spinto, ed è più che giustificato che lo faccia. I tre papà, appresa la verità, si sono comportati, a quanto pare, con grande civiltà, sia nei confronti della loro partner, sia verso i compagni di avventura. Una stretta di mano? Non c’è indizio che lasci crederlo. Ma se lo sceneggiatore di un film dovesse immaginare una conclusione della storia, probabilmente, oggi gli darebbe proprio questa, la stretta di mano. Quaranta o trenta anni fa, avrebbe “scritto” un copione agghiacciante: coltelli e pistole, onore da salvare, tradimento da punire.

La Sicilia non è più  la terra dei peccati di carne, di Vitaliano Brancati e di Pietro Germi.È un’altra cosa. I delitti d’onore sono scomparsi o quasi e il sesso non è più tabù, tutt’altro. Sia la violenza sulle donne, quanto le tragedie familiari  per motivi passionali, hanno tolto la diversità alla Sicilia. Anzi, si può  dire che nell’Isola le cose siano andate ancora più velocemente.

Gela, tornando ai tre papà, ha avuto un sindaco omosessuale, Rosario Crocetta, che non aveva fatto mistero delle sue preferenze sessuali. Nel suo primo comizio elettorale raccontò  le cose come stavano e fu uno dei sindaci più suffragati della Sicilia. Oggi è candidato alla presidenza della Regione siciliana e non sente affatto il gap della sua condizione di genere. C’è  addirittura chi crede che questa diversità lo avvantaggi, perché  gli concede maggiore visibilità.

Ma ciò che deve fare riflettere è qualcos’altro: l’episodio di Gela finito bene –  i tre papà in ospedale – non hanno fatto notizia. Non più di quanto ne avrebbe fatto a Milano, Londra o Parigi. Ha destato curiosità, provocato qualche sorriso, magari una battuta di spirito ma non di più.

C’è ragione per rallegrarsene. Visto che di rivoluzioni politiche non si intravvede nemmeno l’ombra, nonostante la dovizia di partiti rivoluzionari in campo alla vigilia delle consultazioni elettorali, accontentiamoci della rivoluzione dei costumi.