Le centrali nucleari dopo Fukushima: quante ne funzionano ancora, quante ce ne saranno tra vent’anni, quante se ne costruiranno di nuove. E’ stato questo il tema al centro della seconda giornata del seminario sulle emergenze planetarie in corso ad Erice, in provincia di Trapani. La questione e’ nello stesso tempo politica ed economica.

“Gli incidenti nucleari non conoscono confini” ha detto lo scienziato austriaco Hans-Holger Rogner, e, dunque, anche nella costruzione delle centrali sarebbe meglio che si arrivasse a un qualche accordo internazionale, cioe’ a un’integrazione delle politiche.

La seconda questione e’ economica, e riguarda la possibilita’, con la crisi in atto, di affrontare grossi investimenti per costruire nuove centrali, il cui ammortamento dura in genere 30 anni. “Polonia e Bulgaria, che non s’erano fatte troppo impressionare da Fukushima, hanno rinunciato per questo” ha spiegato la scienziata britannica lady Barbara Thomas Judge.