Correva l’anno della grande svolta. La Regione siciliana aveva appena votato, prima che a Roma – la terza primogenitura dopo lo Statuto speciale e il centrosinistra – l’elezione diretta dei sindaci e dei presidenti delle amministrazioni provinciali. E le giunte erano così abitate da uomini buoni, perche’ i sindaci ed i Presidenti, eletti dal popolo, non dovevano dare conto ai partiti delle loro scelte, almeno non come prima. Era nata dunque una classe dirigente quasi nuova, piena di entusiasmo e voglia di fare, mentre i partiti smarriti e in cerca di una soluzione stavano a guardare il futuro incerto.

In questa enclave storica, i due sindaci di Catania e di Palermo, Enzo Bianco e Leoluca Orlando, raccolsero frustrazioni, scontentezze e, soprattutto, i sindaci dotati di poteri finalmente dignitosi, attorno ad un grande tavolo. Così nacque il partito dei sindaci, che non avrebbe fatto nessuna battaglia elettorale ne’ avrebbe avuto alcuna benedizione da alcuno schieramento politico. E come avrebbe potuto aspirare a tanto? Il partito dei sindaci era visto come un pericolo dai partiti e dai leaders che temevano il carisma conquistato sul campo e nelle piazze dai primi cittadini.

Chi avesse censito l’enclave, avrebbe scoperto che c’erano sindaci di destra, sinistra e centro. Una cosa mai vista, il sorpasso del territorio sui governi centrali, regionale e nazionale.

Poi, di colpo, blow up, il partito scomparve. Alle riunioni dei sindaci non partecipo’ piu Enzo Bianco, e nei mesi successivi, Leoluca Orlando si dedico’ ad altro. Che cosa abbia provocato il ritorno alla “normalita’” ancora nessuno lo sa, con l’eccezione degli interessati.
Fatto l’excursus storico, occupiamoci del partito dei sindaci di oggi, arrivato sui giornali per merito dei primi cittadini di piccoli e medi comuni, e cioe’ Bompietro, Baucina, Gangi, Collesano, Termini Imerese, Camporeale, Resuttano, Sperlinga. Lunedi saranno opsiti di Salvatore Burrafato, sindaco di Termini Imerese, che con Di Gangi, sindaco di Bompietro, in questa fase sembra il piu’ diligente e determinato.

Che cosa li ha spinti a ritrovarsi? La sfiducia verso i partiti e verso la politica. Anche loro, sfiduciati? Sì, anche loro, che pure hanno dovuto fare, e fanno, i conti con l’una e l’altra. Il cartello si riconosce in un bisogno: “rispondere alla crisi dei partiti e della politica con la forza e gli interessi dei territori”.

Detta cosi’ sembra una cosa ragionevole. I piccoli e medi comuni si sentono discriminati e dimenticati, vogliono partecipare, dunque, alle prossime elezioni regionali senza delegare alcunche’. Sceglieranno percio’ un loro candidato e faranno a quanto pare, loro liste.
Leoluca Orlando, stando alle cronache, si e’ informato di questa iniziativa e la guarda con favore. Gli addebitano una disponibilita’ larga, al punto da prospettare un passo indietro del suo partito, l’Idv, con la rinuncia a presentare il simbolo, per fare parte della cordata. Le notizie, pero’, sono di seconda mano e frammentarie. Lunedi prossimo ne sapremo di piu’, visto che c’e’ perfino chi sospetta che, manco a dirlo, l’ispiratore sia stato Orlando, ricordato il precedente del quale vi abbiamo dato conto all’inizio.