Qualcosa non funziona: i sondaggi dell’Ipsos fanno volare i grillini al 21,7 per cento sul territorio nazionale. Ma l’appello movimentista scema nel Mezzogiorno, dove raggiunge il dieci per cento. Com’e’ possibile che i democratici e i loro alleati, insieme a grillini, abbiano tanti consensi nel Nord, con una “caduta” cosi’ drastica nel Sud? Significherebbe che nel Nord i consensi raggiungono il 35 per cento e forse piu’, delle intenzioni di voto, un risultato che solo la Democrazia Cristiana ottenne e il Pdl ha sfiorato in passato.

Il risultato dei grillini mette i brividi ai partiti tradizionali, ma è temperato tuttavia dai rilevamenti, raccolti e illustrati recentemente dal quotidiano Il Mattino di Napoli, che assegnano al Movimento 5 Stelle il 10 per cento nel Mezzogiorno d’Italia ed il doppio delle intenzioni di voto sul territorio nazionale.

Trovandoci alla vigilia delle consultazioni regionali siciliane, dando per buoni i risultati dei sondaggisti, dovremmo prevedere un consenso del dieci per cento per i grillini in Sicilia. Ove questo consenso fosse spalmato nelle regioni meridionali in modo equanime e in tutte le circoscrizioni elettorali siciliane, che corrispondono alle nove province, il Movimento 5 Stelle potrebbe eleggere un deputato per ogni lista. E’ un conteggio, naturalmente, molto rozzo, perche’ presuppone una omogeneita’ quasi impossibile.

L’aria del Sud tiene in buona salute l’Udc, che alle ultime consultazioni regionali siciliane ottenne dodici seggi, un risultato che potrebbe migliorare nell’Isola, nonostante la scissione e la nascita del Pid di Saverio Romano.

Un arretramento consistente e’ invece prevedibile per i due maggiori partiti, il Pdl e il Pd, seppure per ragioni diverse. Il Pdl deve dividere i consensi con il Grande Sud di Gianfranco Micciche’, e forse con qualche lista di rottura, gia’ peraltro annunciata, e il Pd con la Lista del Presidente, Rosario Crocetta, oltre che con la concorreza del cartello “antagonista” (Idv, Fds e, forse, Sel).

L’emigrazione di parlamentari, per quanto riguarda il Pd, non riguarda solo il consenso elettorale ma è dovuta al fatto che le condizioni del 2008 sono irripetibili: i democratici usufruirono dei consensi “di area” che non avevano superato lo sbarramento. Una circostanza che stando alle previsioni non può piu’ verificarsi.

Il sondaggio Ipsos ci offre il seguente quadro sulle intenzioni di voto nel territorio nazionale: SEL al 5,8; PD al 24,8; IDV al 7,2; altri Centrosinistra al 2,4; UDC al 6,9; altri Centro al 3,9; PDL al 18,9; LEGA NORD al 4,2; altri centrodestra al 2,2; M5S al 21,7; altri al 3,9. L’area dell’astensione si mantiene alta, il 39,1.

Agli scostamenti sopra riferiti, che riguardano i grillini, l’Udc, i democratici e il Pdl, la Sicilia aggiunge alcune rilevanti peculiarita’ per la forte presenza degli autonomisti di Raffaele Lombardo nell’Isola, il cui “peso” sarebbe dell’ordine del 16 per cento (Nuovo Polo, 21 % circa).

Il voto nel Sud, dunque, suggerisce scenari variabili rispetto a quanto accade nell’intero Paese, fino a disegnare una realta’ opposta, per certi versi, a quella del centro e del nord.

A livello nazionale il Pd è il primo partito, seguito a pari merito, o quasi, da Pdl e Movimento 5 Stelle, nel Sud le cose stanno molto diversamente: il Pdl potrebbe restare il partito con le maggiori preferenze, seguito dal Pd, e dall’Udc, che occuperebbe decisamente il terzo posto in questa classifica virtuale, con il M5S al quarto posto.

Il Mattino di Napoli riflette sulla prospettiva rovesciata: “a fronte di un sostegno nazionale che si attesta al 18%, il Pdl nel Sud arriva al 23%. Nonostante la crisi del partito a livelIo nazionale, nel Meridione la principale forza del centro-destra conserva la sua roccaforte e costituirà il vero capitale da mettere in gioco alle prossime elezioni politiche”.

Il Pdl subirebbe la presenza della Lega (e petche’ no, i grillini?), al Centro dei grillini, è al Sud conserverebbe buone possibilita’ di recupero. Al contrario del Pd, che invece, “proprio nel Meridione fa registrare lo scarto più accentuato tra dimensione nazionale e locale passando dal 26 al 19 per cento”.

“Anche l’exploit grillino”, osserva Il Mattino, “rappresenta in ogni caso un forte elemento di rottura”: pur distante dal 18% di cui è accreditato a livello nazionale, tocca nel Meridione quota 10%, divenendo, quindi, un punto di riferimento di molti elettori che non si riconoscono oggi nei tradizionali partiti.

Il Movimento di Grillo attirerebbe elettori di destra (Pdl e Lega) e di centrosinistra nel Nord (in misura minore), mentre al Sud si approvvigionerebbe nel bacino elettorale di centrosinistra, che sconta peraltro una antica propensione meridionale verso l’area centrista con uno zoccolo duro finora mai sgretolato.