di Giulio Giallombardo -

Morgantina ha due facce. La prima è tirata a lucido e indossa ogni giorno il vestito delle “grandi occasioni”; l’altra è trasandata e sciatta, come una madre vecchia e decadente. Visitando il Museo archeologico di Aidone, nell’Ennese, dov’è gelosamente custodita la statua della “Dea” tornata in Sicilia un anno fa, insieme agli argenti di Eupolemo e agli acroliti di Demetra e Kore, si rimane sorpresi per la cura dell’allestimento e la bellezza delle sale. Scendendo, però, nella sottostante area archeologica dove sorgeva l’antica Morgantina, da cui quei preziosi reperti provengono, si resta sbigottiti per l’incuria e l’abbandono.

STERPAGLIE E CARTELLI BRUCIATI – Se nel museo ogni reperto è illuminato con eleganza e cura dei dettagli, così da rendere la visione completa da tutte le prospettive, nell’area archeologica, invece, ciò che rimane delle antiche abitazioni, soprattutto nel quartiere occidentale e lungo la strada che porta all’Agorà, appare in più punti sommerso dalle erbacce. La vegetazione è così fitta che è impossibile distinguere ciò che vi si trova sotto. Per non parlare poi dei cartelli informativi: quasi tutti divelti dai loro supporti e in alcuni casi fatti a pezzi e sparsi qua e là tra i monumenti. Gli unici rimasti in piedi sono illeggibili, anneriti e arsi dal calore del sole. I resti del santuario di Demetra e Kore sono un tutt’uno con le sterpaglie e vicino al teatro fanno bella mostra di sé un gruppo di bottiglie di plastica che non hanno trovato spazio nei cestini colmi di rifiuti. È scomparso anche il tabellone davanti alla casa di Eupolemo, dov’è stato trafugato il tesoro “sacro agli dei”.

“NIENTE SOLDI” – Ci chiediamo come sia possibile questa gestione bifronte di una delle realtà archeologiche più interessanti in Sicilia. “La verità è che quest’anno non abbiamo avuto un soldo dalla Regione per il decespugliamento”, spiega a SiciliaInformazioni Enrico Caruso, direttore del Parco archeologico di Morgantina e delle aree di Aidone e dei Comuni limitrofi. I tagli, in effetti, hanno colpito tutte le aree archeologiche dell’Isola e a Morgantina sarebbe potuto andare peggio se non fosse stata effettuata una recente bonifica dell’area, disposta con i fondi arrivati insieme alla “Dea” e messi da parte l’anno scorso. “Attualmente Morgantina è uno dei siti più puliti rispetto alle altre aree siciliane – precisa Caruso – . L’Agorà è stata ripulita tra aprile e maggio, ma purtroppo le erbacce ricrescono in fretta”. Inoltre, danno un loro contributo alla pulizia dell’area anche alcuni volontari della sezione locale dell’Archeoclub.

“TABELLONISTICA ENTRO SETTEMBRE” – Per quanto riguarda lo scempio dei tabelloni informativi, il direttore rassicura: “Entro settembre saranno sostituiti. Sto dando incarico ad una ditta, che presenterà due tipi di materiali diversi per vedere quale resiste meglio al caldo dell’estate e al freddo dell’inverno. I vecchi cartelli erano stati realizzati con materiali scadenti. Io sono in carica da due anni e quello era un lavoro fatto dalla Soprintendenza, prima del mio insediamento”.

“PARCO SOLO SULLA CARTA” – Caruso lamenta, inoltre, la mancanza d’autonomia economica dell’ente di cui è direttore. “Se fossimo diventati Parco, così come siamo sulla carta, avremmo meno problemi – spiega ancora – . La struttura c’è, ma manca di tutti i supporti, come la perimetrazione che avrebbe dovuto fare la Soprintendenza e non ha fatto per due anni. Inoltre, crea ancora più problemi il fatto che la Legge 20 del 2000 prevede che i soldi ricavati dalla vendita dei biglietti rimangano nel calderone della Regione. Se avessimo un Cda i soldi resterebbero a noi e non dovremmo versarli nelle casse regionali. Noi non incassiamo un euro dalla vendita dei biglietti“. In attesa che la Regione provveda a rimpinguare le casse del Parco, aspettiamo, quindi, che la “Dea”, dalla sua lussuosa residenza di Aidone, faccia un nuovo miracolo per Morgantina.

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