L’intervista da me rilasciata e pubblicata da questa testata, sintesi di una lunga conversazione telefonica, ha bisogno di una appendice, utile a ribadire concetti che riguardano il futuro dell’Autonomia speciale:
a) non mi pare che possa essere messa in discussione la “specialità” dell’Autonomia siciliana, perché essa costituisce uno di quei principi di regime che caratterizzano il nostro ordinamento costituzionale e che pertanto sono immodificabili. Essi si presentano come immodificabili per la loro natura e non tanto per il carattere pattizio dello Statuto, di cui peraltro si poteva discorrere nell’immediato Dopoguerra, in una fase in cui l’ordinamento costituzionale si andava costruendo, ma non certo oggi. Infatti neanche la sovranità degli stati adesso costituisce una barriera insuperabile in un mondo globale, che appare sempre più policentrico con riferimento ai processi di decisione politica;
b) lo Statuto siciliano, se lo si confronta con gli statuti regionali che sono stati approvati successivamente, in Italia ed in altri paesi, appare innegabilmente vecchio per ragioni che si comprendono in modo piuttosto facile. Del resto, uno Statuto in cui non vengono previsti diritti e doveri, pare essere, ad un osservatore oggettivo, uno scudo non sufficientemente protettivo dei diritti di cittadinanza;
c) per quanto riguarda la parte organizzativa, lo Statuto lascia poi molto a desiderare, tenuto conto delle nuove funzioni riconosciute alla pubblica amministrazione nelle carte costituzionali che hanno visto la luce negli anni successivi alla nascita dell’Autonomia speciale, nonché delle esigenze di garantire la neutralità degli apparati amministrativi.
d) l’idea di democrazia rappresentativa che si è andata affermando nei decenni successivi all’entrata in vigore dello Statuto si fonda anche su un sistema di contropoteri azionati dal basso, cioè su strumenti di democrazia diretta che consentono una partecipazione molto efficace da parte del cittadino al processo decisionale;
e) il processo di integrazione europea che si è avviato dopo l’entrata in vigore dello Statuto richiede, infine, una finalizzazione diversa delle competenze riconosciute alla Regione, considerato che i poteri dell’Europa tendono a crescere.
Di molte di queste esigenze si è fatto carico il legislatore ordinario, cercando di rendere più efficace la funzione di governo. Ma se lo Statuto deve essere la bandiera della “specialità”, è bene che esso acquisti connotati costituzionali che siano all’altezza delle ambizioni coltivate dai padri fondatori.
Constato purtroppo che c’è un certo sicilianismo – che non ha portato mai bene alla Sicilia – che vuole difendere la specialità minacciata, oltre che dalla cattiva politica, anche da un assetto dei poteri che sta via via cambiando il mondo, appigliandosi a quelli che io definisco i “pennacchi” dell’Autonomia e che oggi certo non servono per garantire il suo originario valore. Parlare di ciò che poteva essere e non è stato è un modo spesso patetico per aggirare i problemi del presente. Mi auguro che la nuova Assemblea regionale si metta al lavoro per affrontare le questioni serie legate alla specialità, senza perdere tempo in rivendicazionismi destinati alla propaganda politica, che lasciano il tempo che trovano.











12 commenti a "Andò: “Meno pennacchi e più poteri alla Sicilia, missione della nuova Ars”"
Ovviamente parliamo dell’art116 della Costituzione , non dello Statuto
Mi scuso per il refuso
“La completa soluzione dei problemi di coerenza tra le nuove competenze legislative attribuite alle regioni a statuto ordinario e l’apparato normativo antecedente non può essere realizzata se non con l’emanazione dei NUOVI STATUTI SPECIALI che incorporino la nuova normativa .” Rapporto ISAE del 2003.
Finora del problema non c’è traccia nel dibattito politico
Non sono stato capito.
Legga il testo dell’art.116 dello Statuto 15 maggio 1946 e il testo dello stesso articolo ,ex
Titolo V riformato con legge costituzionale n.3 del 18 ottobre 2001
E’ o non è un affievolimento della “specialità “conquistata nel 1946?Frutto, a mio parere, di una battaglia di retroguardia ?
Devo dire che ho letto con molta attenzione e con interesse sia i due articoli in oggetto che i numerosi commenti, ma qualcosa non mi quadra: si attacca l’intervistato come se avesse dichiarato di voler rinunciare alla autonomia speciale di cui la nostra Regione gode e, se si leggessero solo i commenti, sembrerebbe quasi vero.
Poi magari rileggendo con più cura l’articolo ci si rende conto che non è così e, al contrario, alcuni passaggi sono estrapolati dal discorso e riutilizzati a mò di critica e di contestazione.
Beh alcuni punti credo siano oggettivamente evidenti ed innegabili:
1) Lo Statuto speciale sancì una grande vittoria per il popolo siciliano e fu nel 1946 anticipatore della stessa Costotuzione repubblicana e fonte di ispirazione per essa stessa ed altri statuti regionali. Ma fu ispirato da idee, da ideali e da sentimenti che (purtroppo) credo per responsabilità anche di chi ha commentato finora (quantomeno generazionale e/o culturale e/o omissiva) si sono eclissati. Tanto che i giovani di oggi non sanno quasi nemmeno più di vivere in regime di autonomia speciale, ammesso che, pur essendone consapevoli, comprendano realmente cosa ciò significhi.
2) Non trovo affatto errato sottolineare come da un pò di tempo a questa parte l’Autonomismo sia diventato oggetto della propaganda pre-elettorale, salvo poi sparire dall’agenda politica, quella reale, dei conclamati suoi “paladini” per riapparire all’occorrenza nei dibattiti politici.
Non si possono usare gli artt. 36 e 37 semplicemente come strumenti di contrattazione col Governo nazionale o di minaccia allo stesso al solo fine di ottenere risorse economiche e clemenza per problemi derivanti dal cattivo funzionamento delle nostre istituzioni e del sistema regionale tout court.
Senza contare che c’è stato invece chi, magari boicottato dai mezzi di informazione e quindi all’insaputa dei più, o nel disinteresse generale in cui ad oggi si svolge la gran parte delle iniziative di carattere politico-culturale, ha promosso iniziative di analisi, di studio e di confronto su un tema così importante e delicato come quello in oggetto.
3) La mancata piena attuazione del nostro Statuto, sicuramente imputabile “anche” all’inadeguatezza e alle carenze del sistema politico-partitico vigente, non lo pone fuori dal tempo e dalla storia. Personalmente non lo avrei definito ottocentesco, ma rietengo che, come tutte le Carte costituzionali, possa in qualche modo essere migliorato e adattato al mutato contesto storico, politico, sociale, culturale ed economico. Ferma restando l’intangibilità di quei principi che ne costituiscono il fondamento e che, se una volta furono frutto della lungimiranza di grandi uomini, a tutt’oggi mantengono la loro sacralità e la loro universalità.
4) Eventuali modifiche che gurdino al mutato contesto economico globale, ma anche ai processi di integrazione europea, così come a quelli che si auspica siano i futuri sviluppi in tema di diritti civili o di introduzione e istituzionalizzazione di strumenti di democrazia diretta, sono da considerarsi un arricchimento ed un miglioramento dello Statuto e non una sua minaccia.
Tutto il resto, compreso alcune critiche complottiste e di stampo “antisistemico”, a dir poco inopportune, rischia di lasciare il tempo che trova e di peccare di irrealismo. Sia chiaro, non sono fuori dalla realtà, e da studente di relazioni internazionali conosco il problema del “deficit democratico” o del potere eccessivo delle lobbies di cui soffre l’Europa, ma da qui a identificare Andò come interprete di quel “dispotismo delle elitè finanziarie” europee, sol perchè esprime un suo giudizio sul nostro Statuto ce ne passa.
Signor GS, l’articolo da lei citato, il 116, è nella costituzione din dalle sue origini e non è affatto frutto della altrettanto da lei citata riforma lego-catto-comunista che, di fatto, come era nelle intenzioni di quei centralisti che l’avevano costituito, ha sfasciato il sistema.
La riforma del Titolo V della Costituzione è chiaramente frutto di un “compromesso storico” fra il grintoso leghismo bossiano e gli ultimi resistenti autonomisti i quali ottennero che “il Friuli Venezia Giulia ,la Sardegna,la Sicilia,il Trentino Alto Adige Sud Tirol,la Val d’Aosta dispongano di forme e condizioni particolari di autonomia secondo i rispettivi statuti speciali adottati con legge costituzionale”
da quel 2001 la guerra di retroguardia degli autonomisti siciliani non ha storia o ne ha ben poca .
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a)la specialità dell’autonomia siciliana non sorge ipso iure dall’ordinamento costituzionale , ma da un preciso articolo della Costituzione che lo recepisce e lo fa proprio
b)quali statuti regionali sono stati approvati successivamente a quelli approvati dall’art.116 della Costituzione?
c)quali sono le Carte costituzionali che hanno visto la luce successivamente alla nascita dell’autonomia?
d)democrazia rappresentativa (cioè elezione di propri rappresentanti )e contropotere costituito da forme di democrazia diretta (referendum o che altro?)
e)il processo di integrazione europea si trova in un pantano .Fuori tempo parlare di finalizzazione delle competenze della Regione quando ancora manca una Carta costituzionale eurpea .
L’attuazione completa dello Statuto autonomistico non è stato finora possibile per l’inadeguatezza del personale politico
Onorevole Andò…ma ci faccia il piacere!
Giusto lei ci viene a parlare di autonomia e di sicilianismo, lei che ha rappresentato il popolo siciliano per più di un trentennio e che non ha mai pensato di difendere ciò che è costituzionalmente riconosciuto. Ora ci viene a dire che lo Statuto è vecchio e desueto, quando anche lei non ha mai provato ad applicarlo integralmente. Lei ci viene a raccontare di un sicilianismo che fa male alla sicilia, quando è innegabile che è il suo, e di molti altri, italianismo ad aver fatto male alla Sicilia. Onorevole, ma ci faccia il piacere, siamo stanchi del vostro linguaggio, questo politichese che ci riempe la testa di belle parole solo grammaticalmente corrette, ma pervase da tante di quelle ingiustiziealle quali probabilmente, e sfortunatamente, dovrete risponderne solo alla vostra coscienza. Onorevole, ma dov’era lei quando vi siete svenduti il Banco di Sicilia? Onorevole, ci viene ancora a parlare di autonomia lei, che in trent’anni non ha mai alzato un dito per difenderla? Onorevole, ma che siamo fessi noi?
E poi sentiamo, come la vorrebbe cambiare questa autonomia? Perchè non è che sia stato tanto chiaro nella sua esposizione. Il suo politichese, da definizione, è alquanto fumoso, ci dice ma non dice, attacca ma non attacca, difende ma non lo fa. Onorevole, sia più chiaro, ci dica come e dove si dovrebbe modificare questo statuto senza restare nel vago.
Incredibile, uno (fra i tanti naturalmente) che non ha mai lottato per l’applicazione dello statuto, adesso ci dice che bisogna cambiarlo.
Onorevole, ma ci faccia il piacere, vada a scrivere su Repubblica!
Abbiamo capito qual è la posizione dei poteri forti, legati a questa Europa, dominata in maniera dispotica dalle élite finanziarie. Ridimensionare tutte le autonomie, speciali e no. Andò rispecchia questa posizione.
E allora, in un’Europa con “sempre più poteri”, gli Stati e le Autonomie che ci stanno a fare?
Chi elegge la Commissione Europea? Chi elegge il board della BCE? L’Europa è solo una feroce dittatura. Se dobbiamo tenercela, almeno la Sicilia ne faccia parte come Stato a sé (di dipendenza ce ne basta una) e si fissino costituzionalmente i poteri di questa Europa, lasciando agli Stati margini ampi di autonomia. Qui invece c’è un’Europa Ad Libitum. C’è una crisi? Se non c’è si crea, e si trasferiscono nuovi poteri alle tecnocrazie (vedi unione bancaria). E da questo nasce benessere? No, solo miseria, disoccupazione e disperazione in tutta Europa.
Finché questo scenario non cambia, mi tengo l’Autonomia che ho. Anzi, giù le mani dei collaborazionisti da uno Statuto che ancora è tutto da applicare.
l’on. Andò riesce fare una serie di osservazioni dal mio punto di vista davvero poco condivisibili, mi sembrano poco convincenti, fra le altre, le tesi sulla sovranità policentrica (quando invece oggi, ahinoi, la sovranità almeno in Europa è sempre più monocentrica, nel senso che l’assoggettamento della politica alla tecnocrazia ed ai diktat della finanza e dei mercati è drammatica e completa, ma non possono certo essere i mercati a stabilire se un popolo abbia titolo o meno ad avere una sua carta costituzionale, sono sempre i popoli a fare la storia e a costruire i propri percorsi), all’assenza nello Statuto di un elenco di diritti e doveri del cittadino (ma in realtà non era questo il compito dello Statuto, perché diritti e doveri sono già trattati nella Costituzione della Repubblica Italiana, di cui lo Statuto è parte integrante ed allegato, anche se per tanto tempo ce l’hanno fatto dimenticare), per finire ai “pennacchi” dell’Autonomia. Quando l’on. Andò si riferisce ai “pennacchi che oggi non giovano a garantire l’originario valore”, allude per caso anche all’Alta Corte?? E secondo lui senza l’Alta Corte l’Autonomia siciliana può essere un’autonomia piena e compiuta?? Con l’Alta Corte, illegalmente assorbita dalla Consulta, sarebbe andata come è andata, per fare un esempio, con l’applicazione degli art.36 e 37?? Poi anche il tema della riforma dello Statuto è molto delicato, quale ARS dovrebbe riformare lo Statuto?? Auguriamoci un’ARS con deputati non appartenenti alle formazioni politiche centraliste, perché sarebbe un autogol. Così come nel 1946 lo Statuto fu scritto ed ottenuto da siciliani liberi, ogni modifica (eventuale) allo Statuto può essere apportata solo da un Parlamento siciliano libero, non condizionato da legami e da vincoli che sono solo dannosi per l’autonomia siciliana
L’art.116 della Costituzione attribuiscealla Sicilia, alla Sardegna ,al Trentino Alto Adige,,al Friuli Venezia Giulia e alla Valle d’Aosta, forme e condizioni particolari di autonomia ,secondo statuti speciali adottati con leggi costituzionali.
Gli Artt. 114 e 115 o repubblicano si riparte in regioni ,province e comuni e che le regioni sono costituite in enti autonomi con poteri e funzioni secondo i principi fissati dalla Costituzione .
In sintesi estrema, ,e me ne scuso,tutte le norme riguardanti l’attuazione, l’integrazione , la modifica degli statuti speciali (e vengono definiti proprio in questo modo dall’art116)devono avere dignità costituzionale che non è un pennacchio .Le norme riguardanti le altre regioni sono contenute nelle leggi ordinarie dello stato.
A proposito della vecchiaia permettetemi una chiosa. C’è gente in questo paese che sostiene essere ormai invecchiata la costituzionale italiana tutt’intera .
Esimio on. Andò, invito lei e i tanti siciliani che ripetono, come un disco rotto, la favoletta della obsolescenza e inadeguatezza del nostro Statuto, a leggere ciò che pensava, alcuni anni fa, l’on. Maroni della questione:
“Modello Sicilia, Maroni applaude Fini: ” Bravo ma non mi fara’ litigare con Bossi ”
” Referendum in tutte le Regioni sul sistema del ‘ 46. Piace forse anche a D’ Alema ”
L’INTERVISTA
Modello Sicilia, Maroni applaude Fini: “Bravo ma non mi fara’ litigare con Bossi” “Referendum in tutte le Regioni sul sistema del ’46 Piace forse anche a D’Alema” ROMA – Onorevole Maroni, la via siciliana al federalismo che lei propone ha fatto un adepto importante: Gianfranco Fini di Alleanza nazionale.
Contento? “Beh, sono soddisfatto, perche’ sono stato il primo a proporre di accordare alle Regioni del Nord lo statuto della Regione Sicilia, accantonando l’idea della secessione…”.
Fini, a Mestre, ha approvato la proposta di indire dei referendum per “far assumere ai poteri delle Regioni quella corposita’ gia’ attribuita alle Regioni a statuto speciale”. “Beh, mi fa piacere…”. Non solo, ma Fini aggiunge che finalmente la Lega prende le distanze dalle “carnevalate fuori tempo di Bossi”…
“Se Fini vuol farmi litigare col lider maximo del Carroccio non ci riuscira’, anche perche’ Umberto non ha bocciato la proposta che ho avanzato a titolo personale… Anche perche’ non tutti hanno capito che io propongo di accordare alle Regioni del Nord lo statuto speciale della Regione Sicilia approvato nel giugno del 1946, ma che non e’ stato mai attuato.
La Sicilia di oggi e’ una Regione assistita, che dipende totalmente da Roma, non ha nessuna autonomia reale, ed e’ diventata uno staterello ancora piu’ centralista del governo romano…”. Insomma, un disastro…
“Si’, perche’ la Sicilia ha preso solo il peggio dell’autonomia prevista dallo statuto del 1946 che disegnava una Regione che fa da se’, vive dei propri redditi, ed e’ responsabile dell’organizzazione del territorio, delle strutture, della scuola, dell’industria… Una Regione che dovrebbe avere con lo Stato italiano un rapporto federativo molto tenue, che in teoria consiste nell’attuare la Costituzione italiana, e non le leggi dello Stato, perche’ la Sicilia dovrebbe darsi le proprie leggi.
Secondo lo statuto del 1946, ripeto, mai applicato, la Regione Sicilia dovrebbe tenersi tutte le tasse pagate sul proprio territorio, e se non ha redditi sufficienti a garantire un livello di vita pari alla media nazionale dovrebbe intervenire lo Stato con un fondo di solidarieta’ che finanzia gli investimenti, e non le false pensioni di invalidita’.
Se uno statuto del genere fosse applicato alle Regioni del Nord si realizzerebbe una formula di autogoverno che porrebbe fine al centralismo attuale”. A quali Regioni pensa? “A tutte le Regioni che noi chiamiamo a far parte della Padania ossia Lombardia, Piemonte, Veneto, Emilia, Liguria, Friuli, Trentino, Alto Adige e Val d’Aosta.
L’importante e’ che lo statuto speciale per le Regioni del Nord preveda tre punti chiave: piena autonomia fiscale; competenza esclusiva in materia legislativa “nell’ambito dei principi costituzionali; e, infine, che la proprieta’ di tutti i beni dello Stato passi ai Comuni, alle Provincie e alle Regioni.
Prendendo alla lettera lo statuto del 1946 lo Stato italiano puo’ entrare in Sicilia solo col permesso della Regione: non ci sono piu’ prefetti, questori, intendenti di finanza. A noi questo sta bene”. Ma questo statuto del 1946 non e’ mai stato attuato… “Beh, e’ stato tradito perche’ la Sicilia ha rinunciato all’autonomia finanziaria per l’assistenzialismo”.
Ma come si fa a chiedere alle Regioni del Nord se sono interessate? “Facciamo un referendum consultivo in tutte le Regioni, del Nord e del Sud, chiedendo ai cittadini se vogliono lo statu quo, un rafforzamento dei poteri regionali, o lo statuto speciale che piace anche a Fini, a D’Onofrio, a La Loggia, a Provenzano, e forse anche a D’Alema”.
Se passasse la proposta di statuto speciale la Lega rinuncerebbe al cavallo di battaglia della secessione? “Lo statuto siciliano applicato alle Regioni del Nord piacerebbe alle diverse anime della Lega. Naturalmente non si tratterebbe ne’ della Padania ne’ della secessione, ma nemmeno del regionalismo all’acqua di rose o del falso federalismo uscito dalla bicamerale: sarebbe una formula di autogoverno che accontenterebbe sia gli italianisti ad oltranza che i federalisti della prima ora”.
Ballardin Gianfranco
http://archiviostorico.corriere.it/1997/novembre/13/Modello_Sicilia_Maroni_applaude_Fini_co_0_9711134657.shtml