Nel lontano 1985, archeologia, appena eletto sindaco, Leoluca Orlando dovette affrontare una rivolta di ex detenuti disoccupati, che avevano messo a ferro e fuoco l’ufficio di collocamento di Palermo. La rivolta fu sedata, gli ex detenuti trovarono lavoro. Sarebbe nata la Gesip da quell’episodio. Era il tempo in cui la nomenclatura democratica cristiana sperimentava con tenacia l’afflato solidaristico con il clientelismo “costituzionale” (il diritto al lavoro) cui e’ impossibile mettersi di traverso, sicche’ i guastatori dell’ufficio di collocamento invece che rispondere dei danni arrecati e della violenza ebbero miglior fortuna di altri disoccupati. Non fu un bell’esempio, ma in quegli anni vigeva il principio dello stato di necessita’: nell’abuso edilizio, per esempio, la “buona” ragione di chi non aveva casa fece chiudere tutti e due gli occhi ad amministratori locali, poliziotti, magistrati e – naturalmente – i rappresentanti delle istituzioni che sfornavano sanatorie di ogni specie con spaventosa ineffabile frequenza, suscitando l’entusiasmo di manutengoli, furbastri e approfittatori, speculatori fondiari e non.
Leoluca Orlando e’ stato “figlio del secolo”, con i vizi e le virtu’ del secolo. Ne’ avrebbe potuto essere diversamente. Quanta parte abbia avuto nel premio ai rivoltosi non lo sappiamo, e puo’ darsi che abbia dovuto fare buon viso a cattivo gioco, ma il fatto e’ che il sindaco, forse, ha affrontato gli stessi problemi di 28 anni prima e ha dovuto fare i conti con la sua “secolarita’”. E questo, assai probabilmente, al di la’ delle ipotesi piu’ fantasiose, deve avere creato il corto circuito con il vice sindaco, dimissionario, l’ex generale della Guardia di Finanza Ugo Marchetti, magistrato della Corte dei Conti.
Nello sfilarsi dalla nuova primavera palermitana bis, diventata un inferno con Bellolampo, la munnizza, la diossina ecc – Marchetti, che e’ un gran signore, pur non anticipando i motivi della decisione a tre mesi dalla nomina, ha detto quanto basta per suggerirci qualche ipotesi: “Palermo ha bisogno degli uomini giusti al posto giusto”, ha osservato sobriamente. “Al mio successore direi di fare quel che ho fatto io e, se non ci riesce, di fare un passo indietro”. Tommaso Labbate, sul Corriere della Sera, commentando la spartana dichiarazione, ne ha dedotto che “evidentemente uno, tra lui e Orlando, stava nel posto sbagliato”.
Su La Repubblica, giornale che non puo’ certo essere annoverato fra i nemici del Sindaco, si cerca nel nominificio recente del sindaco – i fedelissimi sono diventati manager delle municipalizzate – e nella scelta, in particolare, del nuovo direttore generale del Comune, Luciano Abbonato (esterno, 180 mila di euro l’anno), il movente delle dimissioni a tre mesi dall’incarico. Si sospetta, infatti, che il generale non abbia condiviso la prevalenza delle ragioni della politica in queste scelte.
Altri suggeriscono di riflettere su un altro episodio, il piano economico di risanamento dell’Amia inoltrato a Roma con la richiesta di 50 milioni di euro. Orlando ha puntato, a quanto pare, sull’ordine pubblico: se non arrivano i soldi, ha scritto, avrebbero potuto verificarsi conseguenze inquietanti a causa della rabbia prevedibile dei lavoratori. Il 1985 appartiene sicuramente all’era glaciale, ma non e’ affatto scomparso. Se le cose stessero cosi’, e’ solo una ipotesi, pensate che il generale potesse condividere? Un piano di risanamento va valutato, secondo il generale-magistrato contabile, sulla base di ben altri motivi che il “ricatto” dell’ordine pubblico in pericolo. Mario Monti, tra l’altro, non e’ Mariano Rumor o Arnaldo Forlani, e’ un tecnico. Se il piano funziona e il finanziamento e’ utile, le risorse vengono assegnate, altrimenti non c’e’ verso.
Il generale si e’ impegnato con il Sindaco a tacere sulle ragioni delle dimissioni fino alla prossima settimana, poi sapremo. Non aspettiamoci chissa’ che, tuttavia. Quando un servitore dello Stato sbatte i tacchi, sia si congedi che saluti, cambia poco: resta uomo delle istituzioni. E le istituzioni vanno tenute al riparo dalla politica, ove possibile.











12 commenti a "Gesip, nominificio, soldi romani.
Il Generale sbatte i tacchi: signor no"
@Alessandro … Ha tutta la mia comprensione! Capisco che non è lavoro facile quello che le è stato affidato. E soprattutto questi maledetti specchi sono parecchio scivolosi e se poi ci aggiungiamo tutti coloro che con solerzia spruzzano acqua saponata … E le cadute fanno male! Però possiamo stare tutti tranquilli perchè l’Assessore Giusto Catania pare che abbia dichiarato che nessuno si era accorto della presenza in giunta di Marchetti quindi … Non è stato cacciato via nessuno! E’ tutto a posto! Tutto come prima! Tutto come sempre! Anzi! Adesso che la “mela marcia” che voleva fare “macelleria sociale” è stata buttata via … Ops! Voleva fare cosa? Ma allora c’era o non c’era? Era presente o no? Però tutti tranquilli! Il “sinnacollando” c’è ed il “sinnaco lo sa fare”! Stiamo tutti qui a vedere e … e lo spettacolo continua! Tranquilli però tanto il prezzo si paga all’uscita!
Adesso chi sarà il nuovo assessore al bilancio che non c’è?
Sarà di sicuro qualcuno della casta orlandiana!
Si fa il nome di Maurizio Caruso uno che coi soldi ci va molto daccordo!
Una cosa è certa. Orlando ha messo ai posti chiave solo “yes men” come ha sempre fatto. Si tratta di persone generalmente di medio spessore incapaci di portare avanti un proprio progetto senza che sia assolutamente condiviso. Prova ne è che nessuno dei suoi ha fatto carriera ammnistrativa e politica
Prima di scrivere certe cose bisognerebbe documentarsi. E’ stato più volte spiegato che la gesip non nasce durante la gestione Orlando e gli LSU sono stati creati per una legge nazionale per città in cui era presente l’emergenza lavoro. Se quella legge non fosse stata applicata i corrispettivi sindaci sarebbero stati commissariati.
Marchetti avrà le sue ragioni per lasciare il posto di responsabilità che aveva accettato. Dico solo che non è con la falce dei licenziamenti e la liquidazione di aziende che campano migliaia e migliaia di famiglie che si risolve la situazione. Bisogna tenere conto dell’emergenza sociale.
Non possiamo lamentarci di Monti che sta falciando l’economina in nome dei sacrifici e dell’Europa e non capire che a Palermo c’è chi lavora costantemente per salvare il salvabile senza fare macelleria sociale.
Non serve infierire … non serve scuotere l’albero … le mele “marce” ci sono anche nelle migliori famiglie … e le “famiglie” palermitane hanno valutato bene quale mela far cadere … però tranquilli tutti perchè il “sinnacollando” c’è! Ma Marchetti non era uno dei fiori all’occhiello della campagna elettorale? Davvero strano che l’idillio sia stato così breve! Peccato! Spero che non ce ne siano altri di “peccati” ben nascosti! Mah!
Il “sinnacollanno” perde colpi.
Stavolta s’è fatto beccare con le braghe calate.
Palermitani …… poveri fessi … ogni volta ci ricascate!
Orlando ,che figura!
Prendano esempio da testate come Siciliainformazioni, coerenti sia prima che dopo le elezioni. Complimenti a questo sito!
LiveSicilia queste cose non le sapeva durante la campagna elettorale del sindacolosafare?
Pietosi allora, pietosi ora.
Nulla di nuovo sotto il sole. finito il fumo della propaganda orlandiana di arrosto non ce ne con l aggravante che i soliti giochi di prestigio per far entrare nella p.a la gente che sa solo protestare questa volta sara difficile che gli riusciranno, almeno fino a quando durera monti.
@ redazione: credo che la paga di Luciano ABBONATO (l’esterno) sia di 180 mila euro, non 180 milioni di euro….
Piccolo errore di trascrizione.
non esagerare… abbonato guadagna 180 mila euro l’anno, non 180 milioni…