La fine anticipata della legislatura regionale, provocata dalle dimissioni del presidente della Regione, Raffaele Lombardo, detta l’agenda politica nazionale, oltre che regionale. Silvio Berlusconi ha spiegato “in chiaro” qualche mese fa che avrebbe voluto testare il polso dell’elettorato in Sicilia prima di prendere decisioni sul Porcellum, convinto che il test siciliano gli avrebbe consegnato i lumi di cui ha bisogno per orientarsi sulle opzioni che la nuova legge elettorale potrebbe offrire al suo partito. Possedendo una maggioranza in Parlamento piuttosto netta, nonostante la debacle, vuole fare pesare le sue scelte in modo decisivo per ridurre al minimo i danni di una ormai scontata sconfitta elettorale.

Una cosa sono i sondaggi sulle intenzioni di voto, infatti, un’altra le urne nude e crude, dalla quali vengono estratti consensi e dissensi. Berlusconi, almeno fino a due mesi or sono, confidava sulla Sicilia, come la prima tappa di una possibile risalita. Ma gli eventi sembrano fare vacillare i presupposti della sua strategia, perché la carta vincente gettata sul tavolo, Gianfranco Micciche’, invece che suscitare entusiasmo e riportare nell’Isola il clima trionfale del 61 a 0, ha suscitato mal di pancia, dissensi e nuove lacerazioni nel partito.

L’idea sulla carta era buona: candidare il più berlusconiano dei leader ed insieme il disistimatore ufficiale del Pdl siciliano. Due facce della stessa medaglia, insomma. Una doppia opzione, in grado di raccogliere i militanti in fuga dal Pdl e lo zoccolo duro legato al mitico successo elettorale di Forza Italia in Sicilia.

Ci hanno pensato i big siciliani a smontare il castello, costringendo Micciche’ a cercare un’alternativa convincente fuori le mura del centrodestra.

Al di là, tuttavia, del soldato Micciche’ da salvare, Berlusconi cerca dall’oracolo siciliano di autunno, le informazioni utili per il post-porcellum. Gaetano Quagliarello nei giorni scorsi ha esternato con ottimismo lo stato dell’arte: la trattativa per modificare la legge elettorale, avverte Quagliarello, non è all’anno zero. Tutt’altro: su cinque punti, ormai ci sarebbe l’accordo, e cioè sulla distribuzione dei seggi a livello circoscrizionale (26 in piu’ rispetto al passato), lo sbarramento nazionale al 5 per cento, due terzi dei candidati scelti direttamente dagli elettori ed un terzo con listini bloccati, e il premio di governabilità.  Si dovrà decidere se regalare il premio al partito, come vorrebbe il Pdl, o alla coalizione, come preferirebbe il Pd, e l’entià dello stesso (10 0 15 per cento).

Anche Luciano Violante che ha mediato la posizione del Pd con quella del Pdl, crede che si possa trovare l’accordo su una quota maggiore di parlamentari eletta nei collegi ed una quota minoritaria nei listini circoscrizionali (corti, da 4 a 6 candidati, eletti con voto di preferenza)  premio di coalizione.

Sembra di capire, dai silenzi, che sul taglio dei parlamentari si debba andare alla prossima legislatura e che si trovi un’intesa per le liste bloccate. Il Porcellum, insomma, non morirà del tutto, per salvare i  padri nobili dei partiti dalla giostra elettorale.