di Giulio Giallombardo -

Gli incendi sono scomparsi, ma la puzza di bruciato resta. Otto anni sono passati da quando a Canneto di Caronia, piccola borgata marinara del Messinese, scoppiavano roghi senza nessuna ragione apparente. Quell’inverno del 2004 fu particolarmente “caldo” per i residenti, che videro le loro case violate, oltre che dalle fiamme misteriose, anche da esperti e televisioni provenienti da tutto il mondo.

CAMPANELLI D’ALLARME – Ma ancora oggi i sogni degli abitanti di Canneto non sono tranquilli. A svegliarli di soprassalto nel cuore della notte non sono più, per fortuna, quei singolari fenomeni di autocombustione di cui nessuno è stato in grado di svelare le cause, ma il suono degli allarmi delle centraline installate in alcune abitazioni dalla Protezione civile, per rilevare la presenza d’incendi e campi elettromagnetici.

Uno degli allarmi installati

LA DENUNCIA – Lo racconta Antonino Pezzino, la cui casa è stata fra le più colpite dalla raffica di fiamme selvagge. Lo abbiamo incontrato in un’assolata giornata d’agosto, dalle sue parole trapela lo sconforto di chi si sente abbandonato dalle istituzioni e sa che la verità non verrà mai a galla. “Qui, ancora adesso, capita spesso che gli allarmi suonano e nessuno ci dice perché – denuncia Pezzino -. Non sappiamo se si tratta di anomalie all’impianto o se c’è ancora la presenza di campi elettromagnetici”.

IL SILENZIO – È da un po’ di anni, infatti, che gli esperti a Canneto non mettono più piede. Dopo l’archiviazione del caso, nel giugno del 2008, da parte della Procura di Mistretta, che parlò di “fiamme libere” e di “mano umana”, è calato il silenzio su uno dei fatti più enigmatici degli ultimi anni. Nonostante qualche tempo prima, il Gruppo interistituzionale, nato da una collaborazione tra Stato e Regione per indagare sull’origine degli incendi, avesse parlato di “fenomeni elettromagnetici di origine artificiale, capaci di generare una grande potenza concentrata”.

La centralina in casa Pezzino

L’ABBANDONO – Così, computer e macchinari della Protezione civile giacciono inutilizzati in un magazzino, come le antenne montate sui tetti delle case e mai entrate del tutto in funzione. “Non si è più fatto vedere nessuno – dice ancora Pezzino – noi abbiamo sollecitato per un certo periodo, poi quando ci siamo accorti di fare sempre un buco nell’acqua, abbiamo smesso”. Ma negli uffici della Protezione civile pare non si sappia nulla. “Per quanto ne so, non sembrano essere state fatte segnalazioni alla nostra sede”, spiega Fortunata Zingale, istruttore direttivo del Servizio regionale di Protezione civile della provincia di Messina, che si riserva comunque di approfondire la questione con documenti alla mano.

Un’antenna non funzionante 

RAFFINATI PIROMANI – Allarmi a parte, il mistero rimane. Sta un po’ stretta a tutti, tra i vicoli di Canneto, la “frettolosa” sentenza di archiviazione del caso. Dopo i caroselli d’ipotesi tra le più disparate, da forze aliene a segretissime armi militari non convenzionali, parlare semplicemente di “fiamme libere” e “mano umana”, senza aggiungere altro, ha lasciato molti con l’amaro in bocca. Perché non si è continuato ad indagare per scoprire quale piromane raffinato fosse in grado di dare fuoco ai materassi dall’interno? Perché nessuno ha spiegato – tanto per ricordare alcuni episodi – come mai tutte le apparecchiature elettroniche andavano in tilt, i cellulari si ricaricavano da soli, le chiusure centralizzate delle auto facevano le bizze e i lunotti si spaccavano? Non abbiamo dubbi che si sia trattato di “mano umana”, ma questo non è consolante, né sufficiente a dare risposte chiare. Faremmo meglio a chiedere lumi agli alieni, piuttosto che sbattere ancora una volta contro il solito muro di gomma.

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