La notizia piu’ confortante e’ che stavolta la Sicilia non guida la classifica e, tutto sommato, non la chiude. Aurea mediocritas, direbbero gli accademici di un tempo. Un giudizio cui l’Isola aspira da tempo, senza successo. Il dipartimento Riforme istituzionali del ministero per la Funzione pubblica ha raccolto informazioni preziose sulla spesa pubblica in Italia, monitorando i costi degli uffici statali. Un’attivita’ propedeutica al riordino delle amministrazioni provinciali.

Nel confezionare diligentemente i primi dati, il Dipartimento ha fatto una scoperta straordinaria: i costi che sulla carta dovrebbero essere uguali, perche’ i dipendenti pubblici sono remunerati allo stesso modo ed i bisogni sono comuni, invece mostrano differenze abissali e nessuno riesce a dare una spiegazione plausibile a questo fenomeno. Costi standard, spread notevole di spesa.

Ma c’e’ dell’altro. Ci sono citta’ capoluogo in cui il Comune e’ sprecone e lo Stato risparmiatore, come Catania, che si colloca nientemeno nel gruppo delle prime 25 in Italia quanto alle migliori performance nel contenimento delle spese. Non male per un comune che ha rischiato per anni il default ed ha avuto bisogno di aiuti dallo Stato in piu’ di un’occasione a causa di una propensione alla spesa davvero notevole ( al tempo del sindaco Scapagnini, medico di fiducia di Berlusconi).

Ma andiamo alle cifre che denunciano le strane diversita’. Gli Uffici dello Stato a Milano pesano sulle tasche dei contribuenti catanesi, pro capite,  3,89 euro, mentre ad Isernia, nel Molisano, costano 42,34 euro a testa. Una sproporzione enorme sui cui si stanno svolgendo indagini. Il costo medio per abitante (gli italiani sono 56 milioni e 561 mila) e’ di 10 euro pro capite per un budget di 565 milioni 451 mila euro.

A Milano questa media e’ di gran lunga inferiore. Il che significa che Prefettura, Questura ed altri uffici pubblici statali attuano una politica della spesa molto saggia, mentre ad Isernia si scialacqua? Magari non e’ cosi’, ma qualcosa che non va, sicuramente c’e’ e sara’ il Dipartimento per le riforme a scoprirlo entro breve.

E’ emerso, intanto, che in ventiquattro grandi città’ la media per abitante e’ inferiore a quella generale, e che due terzi delle citta’  “risparmiose” sono ubicate nel Nord. Milano con i suoi 189 comuni e’ in testa, seguita da Brescia che spende 4,64 euro pro capite e Torino (4,82). La sorpresa e’ pero’ Napoli che si aggiudica il settimo posto, cancellando d’un colpo la cattiva fama che gli e’ stata appioppata con una spesa di 6 euro per abitanti. Altra sorpresa, indubbiamente, Roma che spende 6,27 euro per abitante. Roma ladrona, dunqua, vista attraverso le lenti degli uffici statali si comporta magnificamente.

In coda, invece, troviamo Enna, che, inopinatamente, occupa uno degli ultimi posti. Ma niente a che vedere con Isernia, un caso a se’, sul quale si staranno arrovellando al ministero della Funzione pubblica.