(essepi) Non intendiamo giocare con le parole, ma essere passati dai fioretti al fioretto, dai doni al Padreterno alla scherma, fa una certa impressione. Non ci ha pensato proprio nessuno che si tratta di uno spread  più rischioso di quello provocato dai bund tedeschi messi in cassaforte da Angela Merkel?

 Quando balbettavamo le prime parole e la mamma ci accudiva da mattina a sera, come solo le mamme sanno fare, una febbretta estiva ispirava ai nostri genitori, ed ai nonni naturalmente, il bisogno di regalare alla Madonna, al Signore o al Santo prescelto, un fioretto, cioè l’impegno a fare qualcosa o a rinunciare a qualcosa. Soprattutto la rinuncia appariva degna di essere proposta al Padreterno perché sulla famiglia, la casa, i congiunti o altro, tornasse il sereno e volasse via l’ombra della sventura.

 Chi scrive ha indossato il saio di S. Antonio, a quanto pare, una volta la domenica per pochi mesi, perché “consacrato” appunto al santo. Non è stato possibile conoscere le ragioni del fioretto, o comunque, le ragioni sono rimaste nella cassaforte della memoria materna, inespugnabile. L’ipotesi più plausibile assegna a una malattia esantematica piuttosto virulenta la richiesta di aiuto. O meglio lo scambio di favori con il Padreterno, che però – ne siamo certi – non si è mai adontato del negozio, privilegiando la pista del “dono”, suggerito dalla fede, come movente del fioretto.

 Anche gli ex-voto, che hanno parte della tradizione popolare marinara, – si tratta di dipinti di barche ingoiate dal mare in tempesta – sono fioretti dedicati alla misericordia ed alla generosità  del Creatore, per propiziarne l’intervento risolutivo.

 Oggi i fioretti hanno perso visibilità. Può darsi che siano rimasti conservati nel cuore e nella mente di genitori e nonni affaticati dalla quotidianità, serenamente bisognosi di affidarsi alla sfera divina, ma non hanno più appeal, si fa ma non si dice, quasi che il pudore impedisse di esternarli o praticarli alla luce del sole. Accade la stessa cosa quando si aspira al dieci in condotta, ma non ci si gloria del risultato raggiunto. E’ un bene o un male? Non lo sappiamo, è solo il segno dei tempi.

 L’importante, tuttavia, è che si continui a praticare “il dono” ed a praticarlo siano sia coloro che ci credono e quelli che invece, pur non avendo guadagnato la fede, sentano dentro la necessità di offrire qualcosa agli altri.

 Derubricati i fioretti, in grande spolvero, invece, è il fioretto, l’arte di tirare di scherma, grazie ai talenti lunari che l’Italia vanta sia in campo femminile che maschile, (ma soprattutto nel primo campo). Sette medaglie su 28 arrivano dagli schermitori, dalle signore più che dai signori. Siamo diventati agli occhi del mondo, grazie anche al tiro (pistola o carabina), un popolo di combattenti.

 Dai fioretti al fioretto, un balzo olimpionico.