di Enzo Coniglio -

La notizia è ormai ufficiale e ha fatto il giro di questa Italia agostana e vacanziera: L’MPA, il Movimento per le autonomie, ha cambiato nome. Da oggi si chiamerà “Il partito dei Siciliani”. Non si capisce bene la ragione del cambiamento ma è un fatto e, come tale, non possiamo non prenderne atto non senza qualche riserva.

Riserva innanzitutto per il nome prescelto. “Il partito dei Siciliani” che ci ricorda la stessa riserva posta da Don Luigi Sturzo quando gli si chedeva di chiamare il suo nuovo partito, il “Partito dei cattolici”. “Partito – faceva notare Don Luigi, come dice lo stessa parola . esprime una parte, separazione, conflitto. Non può quindi nascere un partito per separare ciò che si vuole caso mai ulteriormente unire”

Per analogia potremmo dire che i Siciliani sono una realtà dialettica data. Pensare che possa esistere un “partito” dei Siciliani è una contraddizione in termini perchè da una parte si crea un tale partito con l’idea dirrendere più coesi gli abitanti di una isola denominata Sicilia e, dall’altra si sceglie il termine “partito” che esprime appunto separazione, parte di un tutto, di un popolo denominato “siciliano”

Ma prescindendo da questa ragione comunque non secondaria e non trascurabile, è bene ricordare che l’MPA è nato come reazione alla vittoria delle Case della Libertà di Silvio Berlusconi che avevano fatto registrare in Sicilia il risultato eccezionale e irripetibile di 61 a zero. Una rappresentanza siciliana massiccia presso il Parlamento nazionale che non si era tradotta affatto in un programma organico e concreto di rinascita dell’Isola, capace di realizzare un progetto coerente di obiettivi, risorse e impieghi. Al contrario, tale vittoria si era rivelata una autentica “vittoria di Pirro” per la Sicilia in quanto gli eletti tutto hanno fatto tranne che agire nell’interesse dei Siciliani, loro elettori. Paradossalmente hanno appoggiato un governo di coalizione contrario alla Sicilia e al Sud in generale.E’ in questo preciso contesto che nasce il Movimento per le Autonomie, MPA, per sostenere appunto la necessità, il dovere di rappresentare i bisogni fondamentali delle comunità locali pur nel contesto della realtà nazionale ed internazionale.

In questo senso, Raffaele Lombardo e il suo Movimento hanno svolto una importantissima fiunzione politica di portata storica e le battaglie che hanno sostenuto in questi anni, pur con tutte le contraddizioni e i limiti di ogni movimento che va contro corrente, sono di eccezionale importanza perchè fortemente innovativi. Innovazione necessariamente diluita nei compromessi di ogni giorno, necessari  per poter realizzare un programma concreto di governo. Certamente se l’adesione al Movimento da parte dei Siciliani fosse stata massiccia, i risultati sarebbero stati diversi. I limiti di Raffaele Lombardo e del suo Movimento sono gli stessi limiti della sua stessa forza rappresentativa, come si conviene ad ogni democrazia rappresentativa.

L’accusa di commistione con la mafia da parte di Raffaele Lombardo in questo contesto, lascia molto perplessi anche pensando agli interventi concreti da egli compiuti in questi anni che hanno certamente nociuto agli interessi di Cosa nostra e della malavita organizzata attorno agli interessi della sanità, dei teromovalorizzatori, della netteza urbana, delle fonti dell’energia rinnovabile…

Leoluca Orlando, commentando la situazione siciliana alla vigilia delle prossime elezioni, ha dichiarato che egli si oppone ad ogni partito o coalizione che esprimino continuità con il cuffarismo e con il lombardismo e invita a voltare completamente pagina e a scegliere un candidato di rottura rispetto alla tradizione. A suo giudizio, è quello che chiedono i Siciliani, stufi delle stesse facce e degli stessi programmi. Ma al cronista che gli chiede qual’è quindi il suo candidato del  nuovo corso, Leoluca Orlando non sa offrire alcun nome.

Ed è questa la trappola in cui è caduto Raffaele Lombardo quando ha deciso di cambiare nome e in cui rischia di cadere il “cavaliere puro, solitario e generoso” Leoluca Orlando.

Il popolo siciliano chiede di cambiare, non c’è alcun dubbio. Ma non si può pensare che sia sufficiente cambiare nome al proprio partito non potendo cambiare dall’oggi al domani la classe dirigente politica prescindendo dal partito di appartenenza. Certamente si può migliorare la scelta dei candidati nel breve periodo ma un cmbiamento radicale va rinviato ad una fase successiva perchè richiede oggettivamente tempi più lunghi. Una cosa è sapere cosa sarebbe necessario fare e un’altra cosa è realizzarlo a breve termine.

Molto peggio la scelta di Crocetta che riunisce il PD con l’UDC rispetto alla collaborazione programmatica del PD con l’MPA. Oppure quella del PDL e di Miccichè. Queste due ultime alleanze segnano il trionfo di una politica nazionale a scapito dello sviluppo di rinascita dell’Isola che, necessariamente, deve essere di natura autonomista pur con le necessarie aperture verso la coesione nazionale, europea e internazionale.

In questo contesto di alleanze isolane, un MPA che avesse mantenuto il proprio nome all’interno della sua identità storica, si sarebbe qualificato ancora una volta come uno degli elementi propulsivi leader e non certo un elemento di debolezza del sistema politico siciliano.

Un’ultima considerazione non meno importante. L’ultima cosa che i Siciliani chiedono è quella di essere presi in giro cambiando nome e qualche candidato marginale in un momento di gravissima crisi economica e sociale che richiede appunto una adesione massiccia ad un programma condiviso, ben articolato nelle sue parti e facilmente realizzabile nelle sue componenti. Occorre fissare una coerenza assoluta tra gli Obiettivi da raggiungere, le Risorse disponibili e gli Impieghi da effettuare. E, sotto questo punto di vista, è ancora possibile mettere insieme i Siciliani liberi, forti, consapevoli del loro destino e di quelli dei propri figli e dare vita a forti movimenti autonomisti più poderosi di quelli del passato, senza compromessi di sorta nella certezza che soltanto un tale formidabile sforzo, potrà assicurare alla Sicilia quello sviluppo di cui ha assoluto bisogno di realizzare.

E, in questo sforzo, ci sarà ancora una volta posto per Raffaele Lombardo e il suo Movimento, qualunque sia il nome prescelto anche se oggettivamente zoppicante.