di Sr Anna Maria Gervasoni* -

Carissimi amici, cominciamo con le nuove. Devo tornare indietro fino a Pasqua, quando col parroco e alcuni ragazzi siamo andati a celebrare la S. Messa di Risurrezione in uno dei villaggi della parrocchia, tra i più lontani. Per raggiungerlo si arriva fino a metà strada con la macchina e poi si deve procedere a piedi attraversando varie volte il fiume che scorre a grandi volute nella pianura, saltellando su pietre appositamente sistemate nell’acqua.
È un percorso affascinante, nella foresta tropicale, con rampicanti che letteralmente strangolano interi alberi e li ricoprono formando figure di giganti, di castelli, di torri e mostri. Non abbiamo molti animali qui sulle isole ed anche la varietà di uccelli è abbastanza limitata, ma la vegetazione fa la sua parte con fiori tropicali selvatici che risaltano sfavillanti nel verde smeraldo delle foreste.

Al villaggio ci aspettavano con 20 bambini da battezzare; non c’era stata la veglia di Pasqua e quindi il Battesimo l’avremmo celebrato alla S. Messa della domenica.
Giusto all’ultima attraversata del fiume, il parroco scivola su una pietra e cade in pieno nell’acqua. Per fortuna lo zaino con i paramenti, le ostie e il kit da viaggio per la Messa li portava uno dei ragazzi! Ad ogni modo il sacerdote ha dovuto celebrare grondante perché non aveva ovviamente pensato di portarsi un cambio, così al momento del battesimo era più battezzato lui dei bambini!

Il Venerdì Santo invece c’è stata la recita della Via Crucis in parrocchia. Come già sapete, la nostra parrocchia si trova sulla spiaggia, una spiaggia speciale: durante la seconda guerra mondiale proprio qui c’è stato lo sbarco degli americani che venivano a cacciare i giapponesi, ma i giapponesi li aspettavano ed è avvenuta una strage da entrambe le parti. Ecco perché la zona si chiama Red Beach (spiaggia rossa), per il sangue versato nella battaglia. Per questo motivo delle volte pullman di turisti giapponesi vengono a visitare il luogo dove magari qualche loro parente ha perso la vita.

Capita così che in piena celebrazione Eucaristica ci ritroviamo gruppi di giapponesi che entrano ed escono dalla chiesa facendo fotografie (!!!). E proprio il Venerdì Santo, mentre gli attori stavano flagellando Gesù, legato ad un albero, con tanto di flagelli imbevuti nella tinta rossa per fare più effetto, sono passati ben tre pullman di giapponesi, tutti in divisa bianca della marina militare. Gli autisti stavano procedendo verso il punto di sosta, ma i passeggeri hanno gridato di fermarsi e tutti a fare foto!

Dovete sapere che in questa parte del mondo, specialmente nell’Asia dell’Est, non è scontato che tutti sappiano chi è Gesù e cosa gli è successo. Più di una volta, passando per la China Town di Honiara, mi sono trovata a spiegare che cos’è quel simbolo che porto appeso al collo. Potete immaginare che cosa avranno pensato quei militari nel vedere una scena del genere, con gente che assisteva tranquillamente seduta sul prato.

Anche perché, sempre in questa parte del mondo, le Isole Salomone non hanno una buona reputazione: sono piene di cannibali e di ladri… si dice!

 *Missionaria Figlie di Maria Ausiliatrice – Salesiane di don Bosco (Isole Solomons)