“Mai, in nessuna occasione, nemmeno una volta, l’argomento è stato affrontato o è stato appena sfiorato. Mi chiedo come sia possibile. Ero il ministro della Difesa nel governo presieduto da Giuliano Amato nel bienno 92-93”.
Salvo Andò soppesa le parole, vive ancora oggi con inquietudine quel tempo. La trattativa fra mafia e Stato avrebbe dovuto “coinvolgerlo”. Se si fosse trattata di una decisione politica e di governo, avrebbe dovuto essere informato, sarebbe stata collegiale e quindi oggetto di discussione nel gabinetto Amato. E invece niente.
Salvo Andò si pone perciò molti interrogativi, cui non riesce a dare una risposta. Interrogativi che crescono man mano che vengono resi noti indizi, sospetti, nomi di protagonisti e comprimari. La Procura di Palermo e il confronto con il Quirinale fanno notizia, il merito della questione non sembra interessare alcuno. Ma è proprio “il merito”, ciò che non è emerso, a turbare l’ex ministro della Difesa, il siciliano Salvo Andò, socialista, protagonista della politica nazionale per circa un un ventennio.
Lei si è dato una spiegazione dei fatti? Ha maturato una opinione? Sospetta qualcosa? O ha visto un film seduto in platea?
“Il silenzio su tutta la vicenda è inspiegabile. Ero membro del governo ed avevo grosse responsabilità”
Lei era ministro della Difesa, il referente dell’Arma dei carabinieri, i Ros.
“I carabinieri dipendono dall’Interno e dalla Difesa. Nel mio ruolo avrei dovuto essere messo a parte di ciò che avveniva. Invece niente. Ero in ottimi rapporti con il capo della polizia, Parisi. Parlammo di tante cose, la trattativa non fu mai accennata da Parisi”.
Non si fidavano di lei? Pensavano che avrebbe creato problemi?
“Questo non lo so, non escludo niente. Posso anche pensare che si siano state iniziative personali. Ma non mi capacito lo stesso. La rilevanza delle iniziative avrebbe imposto la collegialità”.
Può darsi che le iniziative personali fruissero di un clima, chiamiamolo così, favorevole.
“Il governo mandò migliaia di militari sul territorio, l’operazione Vespri siciliani non fu certo uno scherzo. Furono cinturate le città, lo Stato si riappropriò del territorio, anche fisicamente. Sapere che mentre migliaia di uomini stavano in prima linea, si potesse trattare con la mafia è gravissimo. Quei soldati avrebbero corso dei rischi”
Onorevole Andò, prevale lo scetticismo o l’indignazione?
“Prevale l’inquietudine, il turbamento, il sapere di essere stato dentro l’evento e di non averlo vissuto nemmeno in minima parte, nonostante la rilevanza dello stesso. Mi faccio molte domande…”
Quali domande, in particolare?
“Chi stabilisce quando i tempi della verità sono maturi, che la misura è colma oppure che non è il momento giusto? Chi decide quando certe cose bisogna saperle e quali moventi provocano le decisioni?”
Lei sospetta che ci sia un luogo deputato alle scelte, una struttura eversiva?
“Credo che ci siano uomini e luoghi deputati alle decisioni. E non è detto che siano sempre gli stessi. Poco tempo fa ho appreso con sconcerto una dichiarazione dell’ex Procuratore di Milano Borrelli, a proposito di Tangentopoli. Borrelli riletteva sulla opportunità, nientemeno, dell’azione giudiziaria della Procura di Milano, che provocò la fine della Prima Repubblica. Se avessimo saputo, osserva sostanzialmente Borrelli, forse non ci avremmo messo mano. Dopo di lui Antonio Di Pietro, recentemente. Ha detto che sono stati usati due pesi e due misure nei processi. Con chi se la prende?”.
C’è stata una regia?
“La tempistica di molti eventi induce a crederlo, ma non ho una risposta”
E’ in atto un feroce confronto fra Di Pietro e il Quirinale? E c’è, in concomitanza, una profonda diversità di vedute, per usare un eufemismo, fra la Procura di Palermo e il Quirinale?
“Conosco Giorgio Napolitano, sospettarlo di trame e atteggiamenti scorretti mi sembra davvero gratuito. Occorre disintossicare il clima. Del resto i fatti non giustificano tanto clamore. Per quanto mi riguarda, ho uno spaventoso interesse di capire che cosa sia successo in quegli anni, com’è che i fatti – la trattativa mafia Stato – mi sono passati accanto senza sfiorarmi. Voglio sapere perché alcune verità non arrivano mai ed altre coincidono con alcuni passaggi politici importanti. Mi chiedo come sia possibile che si tratti con la mafia e nel contempo si cinturino i territori per rendere alla mafia l’aria irrespirabile”.
C’erano due governi? Uno parallelo al suo, onorevole?
“Non lo so”.
E come spiega che per quindici anni circa in sei processi sono stati condannati all’ergastolo degli innocenti, coprendo i veri esecutori e i veri mandanti della strage di via D’Amelio? Perché si parla solo di trattativa e poco, pochissimo, degli errori, i depistaggi, che hanno “salvato” gli autori della strage, in cui morirono Paolo Borsellino e gli agenti di scorta?
“Sono porprio questi interrogativi che rimandano alla tempistica, alla regia occulta degli eventi”.












4 commenti a "‘Trattativa? In Cdm, da Amato
o Parisi mai una parola’"
Dott. Parlagreco,
intanto la ringrazio perché nella sua perplessità a pubblicare il mio commento “sull’infamia giudiziaria” colgo la sua autorevole professionalità a non espormi, tuttavia, posso assicurarle, anche se non ci conosciamo, che sono responsabile e so quello che dico e faccio, infatti mi firmo e quando mi toglieranno le “Misure di Prevenzione personali e Patrimoniali”, entro Gennaio, verrò a Palermo e inizierò una mia guerra contro questo infame sistema.
Mi creda, ho le mie ragioni, ho capacità imprenditoriali, ottime conoscenze di marketing per progetti mediatici e motivazioni personali elevati all’eccesso che comprendono il detto siciliano: “cchiù scuru ri mezzanotti un po fari”.
Quindi, per quanto mi riguarda può pubblicare il mio commento
Paolo Faraone
Per i “Cacauova” degli AN.TU.DU.
negli ultimi 10 anni, da dati “ufficiali del Ministero dell’Interno e della Giustizia” sono stati confiscati beni patrimoniali (mobili, immobili, attività, quote societarie e soldi) per un totale di 30 miliardi di Euro ( una media di 3 miliardi x 10 anni). Sempre da dati “ufficiali”, invece, le mafie che producono 180 miliardi di Euro l’anno, hanno prodotto utili per 1.800 miliardi di Euro (180 x 10 anni). Parliamo di cifre impressionanti perché corrispondono a 500 milioni di Euro per ogni giorno che Dio manda in terra (180 miliardi di euro annuo : 360 gg.) e che le mafie, come vi hanno insegnato a chiamarle, mettono in circolazione nel nostro Paese, ma, lo Stato italiano dei mestieranti dell’antimafia, parlano di successi contro le criminalità organizzate con appena il sequestro di dodici giorni di lavoro per ogni anno: (500 milioni x 6 gg. = 3 miliardi x 10 anni = 30 miliardi). Certo, i ristoranti, i bar, le piccole imprese edili, qualche attività commerciale, appartamenti e qualche villa fanno economia nelle vostre regioni del Sud ma i restanti 1.770 miliardi di Euro dove saranno? Eppure il Sud vive nella desertificazione industriale e le uniche realtà socio/economiche che esistono nei nostri territori si muovono nell’assistenzialismo dell’economia pubblica (appalti, concessioni ecc..).
Certo l’ignoranza è una brutta bestia ma come fate a non capire che i conti non tornano? Dove si trova questa montagna di soldi prodotta dalle mafie e riconosciuta dallo stesso Stato italiano? Di sicuro il Sud non ha banche proprie ma nemmeno il tessuto socio/economico ed industriale per assorbire e riciclare questa montagna di soldi, e allora?
Intanto cerchiamo di capire di cosa stiamo parlando perché 180 miliardi di Euro l’anno prodotti dalle organizzazioni criminali e dichiarati come dati ufficiali dai ministeri dell’Interno e di Giustizia sono i volumi d’affari di 3 (tre) industrie come la FIAT messe insieme, e, la FIAT, per mettere insieme e amministrare un terzo di questo fatturato delle organizzazioni criminali, dispone di consiglieri d’amministrazione pluri laureati e plotoni di consulenti, anch’essi laureati che sanno parlare molte lingue per relazionarsi con l’Estero; centinaia di fiduciari sparsi per il mondo con canali e disponibilità bancarie per le operazioni estero su estero ecc…. ec…. ecc….
Quando hanno arrestato Totò Riina e l’ho visto nei Tg per me fu una grandissima delusione perché immaginavo di vedere una figura certamente criminale ma alla Cordero Di Montezemolo. Vabbè, mi dissi, allora sarà Provenzano il Briatore della situazione. Altra delusione quando lo vidi nei Tg al momento del suo arresto tra cacio e scalora. Allora mi venne un dubbio naturale e cominciai a pensare che questa gente non poteva essere in grado di produrre e riciclare questa montagna di soldi da soli, poi, considerato che in Sicilia e in tutto il Meridione d’Italia non c’è nemmeno il tessuto socio/economico per assorbirlo devono per forza rivolgersi a realtà industriali con territori adeguati. Cifre così importanti per essere impiegate necessitano di amministratori capaci, compiacenti e soprattutto che sappiano relazionarsi a livello “Istituzionale” perché il tessuto socio/economico deve essere adeguato e con riferimenti non bancari ma con banchieri o compagnie d’assicurazioni con le loro rispettive fondazioni che interagiscono con soggetti industriali rilevanti. Comunque, questi vent’anni dimostrano che le indagini della magistratura antimafia siciliana post Falcone e Borsellino che hanno polverizzato e seppellito i Dossier “Mafia e Appalti” delle “Partecipate Statali” non arriveranno mai nel “civilissimo” e industrializzato Nord.
Paolo Faraone
Carissimo Dott. S.tore Parlagreco
Vivo un’infamia giudiziaria, ripeto un’infamia giudiziaria e non un errore giudiziario, ma, non essendo un politico, un industriale di successo o una persona famosa tutto passa sotto traccia, anzi, nella routine della propaganda dei successi dell’antimafia, eppure, sono una goccia nel mare di una scientifica repressione razziale messa in atto dalla mafio/partitocrazia nazionale.che i nostri partiti pseudo/sicilianisti scopriranno con 50 anni di ritardo.
Vado oltre la mia infamia giudiziaria ancora in corso d’opera per non annoiare i lettori e cercherò, in virtù della mia esperienza e dei miei studi sui tanti non più irrisolti perché, di spiegare cosa sta succedendo in Sicilia.
Cercherò di andare oltre le mie tante consapevolezze e convinzioni che possono essere opinabili e vi sottoporrò, nella speranza che qualche partito sicilianista venga abbagliato, un’analisi matematica per non lasciare spazio a nessun dubbio…….. Continua……..
Tre notizie mi atterriscono e mi fanno uscire dai gangheri. Che Andò si chieda oggi se per caso esistessero ”due” governi” in carica; l’affermazione di Borrelli; l’affermazione di Di pietro. Se consideriamo il tutto viene fuori la domanda cui nessuno sa dare una risposta: c’era dietro tutto ciò un grande vecchio oppure una organizzazione a delinquere a livello istituzionale?