Ve le ricordate le sfuriate dei governatori nordici sulla abbuffate siciliane a base di soldi pubblici? E la barchetta con il grassone che sulla Padania rappresentava la Sicilia obesa e flaccida che vive alle spalle del resto del paese? Ve li ricordate gli insulti di Borghezio, che avrebbe voluto tagliare la scomoda appendice dell’Isola? Ve li ricordate i cori d’indignazione con cui sono state accolte le resistenze dell’Assemblea regionale al programma di revisione della spesa?

È proprio dalle aree del dissenso e più aspre e dure verso la Sicilia che è arrivata una lezione di responsabilità e di spirito di sacrificio. Il presidente della Regione Piemonte, Cota, annuncia un’iniziativa legislativa per mitigare la falcidia delle province e  il Consiglio regionale del Veneto, con una decisione bipartisan, trasforma le comunità montane in Unioni Montane per bypassare i tagli del governo nazionale. Entro il 2012, infatti, le comunità montane devono sparire. E allora il Consiglio regionale del Veneto con la regia del rigorosissimo presidente, Zaia, s’inventa la drittata: un tratto di penna e voilà, il gioco è fatto, le Comunità Montane diventano Unioni Montane e “subentrano in tutti i rapporti giuridici” delle precedenti amministrazioni. L’uovo di Colombo, che derubrica l’emigrazione di Menfi dalla provincia di Agrigento a quella di Trapani (per evitarne la soppressione), una trovata innocente.

Fosse in loro potere, le regioni del Nord cambierebbero nome alle province, ai tribunali, agli uffici del giudici di pace, alle sedi distaccate dell’amministrazione giudiziaria, per impedirne il riordino ed i risparmi, ma non possono farci niente e sono costretti a fare buon viso a cattivo gioco. Quando però è possibile, si mettono di traverso, eccome, altro che semplice resistenza alla siciliana.

Il Consiglio regionale del Veneto salva, mutando nome, 19 comunità montane, pardon: Unioni Montane.  In Italia costano 768.244.789 euro l’anno e sono 314 (il Piemonte, che sta messo peggio di tutti con i conti, ne ha di più, ben 48; segue la Lombardia con 36 e il Lazio con 22).

E la Sicilia, chiederete? Roba da non crederci: la Sicilia ha abolito le comunità montane nel 1986. Ha sul groppone i dipendenti statali, che per due terzi sono regionali, e paga una legge di trimestralizzazione dei consulenti che fa lievitare il numero degli “scrocconi” a beneficio dei luoghi comuni nordisti sull’esagerata produzione di personale nella pubblica amministrazione.