di Chiara Billitteri -

“I siciliani non sono i Provenzano o i Riina, ma sono soprattutto i Falcone, i Borsellino, i Mattarella, i Li Causi, gli Impastato…e, se me lo concedete, anche i Crocetta”. Rosario Crocetta ci si mette da solo nell’elenco dei nomi di uomini noti per aver combattuto la mafia e, per questo, uccisi. Sì perché lui, per la mafia, è un condannato a morte.  Lui che si è confrontato “con la realtà mafiosa più difficile d’Italia”, lui che ha licenziato “la moglie di uno dei più pericolosi boss gelesi, Daniele Emmanuello”, lui che ha messo le donne al governo della sua città.

“La mia è una storia senza ombre”. Non ha scheletri nell’armadio il candidato alla presidenza della Regione Siciliana, e lo dice a gran voce, in occasione della conferenza stampa congiunta con il segretario regionale del Partito democratico, Giuseppe Lupo. Una risposta alle critiche in merito al sostegno ricevuto dall’Udc, arrivato prima di quello del partito di Crocetta, proprio il Pd. Strano ma vero.  Giochi di alleanze che poco convincono chi vede ancora nel partito centrista il fantasma di Totò Cuffaro. Ma Crocetta, su questo punto, è cristallino: “l’Udc ha siglato un ‘patto di legalità’ per il quale si impegna con me a non presentare in lista soggetti indagati per mafia o reati contro l’amministrazione”.

I primi 100 giorni. Una cosa è certa: agli elettori che dovranno recarsi alle urne domenica 28 ottobre, poco importa delle questioni tra partiti e così l’europarlamentare snocciola i punti del suo programma. Queste le mosse nei primi cento giorni di governo: aumento del Pil, patto dei sindaci, creazione di nuovi posti di lavoro, semplificazione della macchina regionale, recupero dei fondi europei.  “Cose di cui si sente spesso parlare, ma che nessuno ha mai visto applicare”, dice. Un posto d’onore alla lotta alla mafia. ‘White list’ regionale e controlli rigorosissimi nella gestione degli appalti: “Scoveremo i prestanome e faremo in modo che la mafia venga estromessa dal mondo dell’industria siciliana”. E per Crocetta il risanamento dell’industria regionale passa anche per il sostegno di chi ha il coraggio di denunciare la criminalità organizzata, ma non solo. L’obiettivo è “allargare la base produttiva e l’utilizzo dei fondi europei per la creazione di nuovi posti di lavoro stabili”. Non manca nemmeno il capitolo sulle energie rinnovabili, che oltre ad essere una necessità nell’ottica del rispetto per l’ambiente, in una regione come questa “sarebbero anche una grande risorsa”. Ed è così che spunta l’idea di trasformare lo stabilimento di Termini Imerese in una fabbrica di pannelli fotovoltaici. Accanto alla green economy anche il risanamento ambientale dei siti industriali come Priolo, Gela e Milazzo: “Le grandi compagnie restino in Sicilia, ma mettano in campo tutte le azioni necessarie a bonificare il territorio – avverte -, altrimenti saranno vertenze legali per miliardi di euro”.

L’autonomia. “Al nord la dipingono come la causa di tutti i mali, ma l’autonomia sino ad ora è solo stata usata male: un binomio con la mafia”, è la critica di un aspirante presidente che vorrebbe ‘internazionalizzare’ l’autonomia siciliana: renderla nuova, unirla ai valori di dignità, legalità e lavoro. “Noi stiamo dall’altra parte rispetto a chi ha fatto un patto con la mafia”, esclama. Parole pronunciate accanto al nipote e omonimo di Placido Rizzotto, il sindacalista di Corleone ucciso dalla mafia, e stringendo in mano la lettera di sostegno e auguri firmata da Franco La Torre, figlio di Pio.