di Salvo Cataldo -

La prima citazione, appena arrivato nella sede del Pd, la dice lunga su quale sarà il fulcro centrale della conferenza stampa di Rosario Crocetta: “La Sicilia è nel baratro e, così come fu per il compromesso storico, quando il Pci aprì a una Dc in grossa difficoltà, adesso sarà necessario un patto civico tra forze progressiste e moderate”. Il matrimonio tra Pd e Udc, tanto inseguito nel corso delle ultime elezioni comunali di Palermo, si celebra con la candidatura dell’ex sindaco di Gela alla presidenza della Regione Siciliana. L’europarlamentare sarà il candidato dei democratici. Il paragone con Berlinguer, ideatore di quel compromesso storico che portò comunisti e democristiani a una fase di collaborazione negli anni settanta, calza a pennello per un candidato che evidentemente sente il bisogno di spiegare il perché di un’alleanza che non è mai stata digerita in toto dalla base del Pd: “L’Udc ha sottoscritto un patto sui valori della legalità – dice -. Nelle liste non ci saranno inquisiti per mafia o per reati contro la pubblica amministrazione. Vuol dire che su certi temi non abbiamo fatto alcun passo indietro. Con D’Alia c’è stato un patto civico, che verrà rispettato, su alcuni punti fondamentali come la legalità, il rigore e lo sviluppo”.

L’accordo con lo scudocrociato porta dietro di sé la frattura con Idv. Ancora più lontana, se possibile, Sel, che ha già in pista Claudio Fava. Con loro Crocetta ingaggia un duello a distanza, mischiando bastone e carota: “Mi auguro che il filo che ci unisce non si sia ancora rotto. Spero che possano unirsi a noi in una ampia coalizione che sia in grado di rendere il centrosinistra finalmente vincente in Sicilia”. Parole concilianti, ma che si trasformano quando l’europarlamentare risponde per le rime a Orlando e Fava: “Questo non è un processo all’Udc. Gli eredi del cuffarismo sono andati via da quel partito, non vedo il motivo per non dialogare con loro. Il problema di queste formazioni è che vogliono un candidato sempre più a sinistra, ma più a sinistra di me c’è solo Renato Curcio… E poi, nessuno ha mai rimproverato a Orlando il suo passato nella Democrazia cristiana. Quel D’Alia che oggi lui osteggia, è lo stesso che alle Comunali aveva dichiaratole proprie simpatie per Orlando al ballottaggio”. Poi tocca a Fava: “Dice che sono il candidato dell’editore Ciancio? Falso, ma se la mettiamo così dovrei dire che lui è il candidato di Berlusconi, dal momento che da dieci anni guadagna con il suo gruppo”. Alla fine i toni nei confronti del figlio del giornalista ucciso dalla mafia si fanno più concilianti: “Ho grande rispetto per lui e per la storia di suo padre, ma ne chiedo altrettanto per me. Mi auguro che alla fine prevalgano i valori che ci uniscono, come l’antimafia”.

Porta chiusa, invece, all’Mpa di Lombardo: “Sono stato tra coloro che nel Pd non hanno mai sostenuto l’accordo con lui e, inoltre, da un anno e mezzo sostengo la necessità di una rottura. Queste domande – dice rivolgendosi ai cronisti – fatele ad altri. Non ho scheletri nell’armadio e per questo motivo posso parlare agli uomini senza pregiudizi”. Lo spettro del leader Mpa, tuttavia, aleggia nella sede regionale di del Pd, in via Bentivegna, e Crocetta fa di tutto per scacciarlo: “Non sono un infiltrato di qualche area del Pd e che deve fare la testa d’ariete per arrivare ad accordi che non sono passati all’interno del partito”, esclama.

A chiudere definitivamente ad ogni ipotesi di accordo con gli uomini di Lombardo, ci pensa poi il segretario regionale dei democratici, Giuseppe Lupo: “Nessun problema ad allargare alleanza ai partiti progressisti perchè sarebbe un crimine riconsegnare la Sicilia al centrodestra – dice – ma chiudiamo in maniera assoluta a Lombardo e ai lombardiani. Non siamo disponibili ad alleanze nè con l’Mpa nè con i suoi eredi. Vogliamo costruire un’alleanza che sia alternativa al berlusconismo e al lombardismo”.