Un’estate di veleni. Palermo si prepara ad affrontarla con inquietante leggerezza. E la ragione c’è. È stata abituata alla metafora: i veleni dei Palazzi, della politica e della Giustizia. Che fanno male, ma non sprigionano nuvole tossiche, né trasformano la città in immondezzaio e i boschi in un inferno. Suscitano onde emotive, spargono sospetti. Caracter assassination, la chiamano questa pratica raffinata, che annichilisce le carriere politiche, lasciando in vita le vittime. Moralmente dei vegetali.
L’estate dei veleni, quelli veri, uccide la salute dei cittadini, impoverisce la loro vita. Il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, sa tutto degli inquinamenti della politica e della giustizia, ma è un neofita nell’inquinamento atmosferico, “terrestre” e marino. I fuochi che sprigionano dai roghi dei cassonetti in fiamme rischiarano le notti palermitane, i veleni che emanano sono difficili da affrontare, perfino da denunciare. Chi sono i nemici? Quali forze oscure si nascondono dietro gli incendi appiccati dolosamente a Bellolampo e altrove? Una cosa è puntare il dito sui big della politica e del malaffare, un’altra è trovare esecutori e mandanti di delitti comuni, seppure spaventosi.
L’impreparazione all’emergenza – culturale ancorché ammministrativa – si tocca con mano. Il ritardo non riguarda solamente l’amministrazione comunale. È una cifra comune. Palermo “convive” pacificamente con gli incendi boschivi e con la monnezza che ammorba l’aria da due o tre decenni e non c’è partito, movimento, società civile che ne abbia fatto una priorità. Si inseguono fantasmi e nemici misteriosi, si trascura il crimine che devasta l’esistenza di migliaia di persone.
Il colossale business che gira attorno alle discariche, alla raccolta dei rifiuti, ai megaimpianti di trasformazione, o agli incendi dolosi nei boschi e nelle campagne, non viene sfiorato nei tavoli delle trattative, nelle segreterie politiche, nelle agende delle alleanze. L’atmosfera politica è irrespirabile per motivi ben diversi dalla tossine di Bellolampo.
Per quasi quattro anni l’affaire dei termovalorizzatori, denunciato dal governo dimissionario della Regione siciliana, ha “sorvolato” Palazzo dei Normanni, sede dell’Assemblea regionale, senza che fosse degnato di attenzione. Nonostante l’opacità del business. Sullo smaltimento dei rifiuti si gioca da tempo una partita “mortale”. Non solo a Palermo. Il ricordo di Napoli sommersa dall’immondizia, icona della’Italia sporca brutta e cattiva, è ancora davanti ai nostri occhi.
Non c’è Paese al mondo che sia fuori dal problema. Lo smaltimento è un grande business ovunque; mentre altrove arricchisce coloro che lo amministrano e lo gestiscono, nel Sud d’Italia, impoverisce le risorse pubbliche, avvelena la gente e distribuisce utili fra manutengoli, malandrini e colletti bianchi.
Bellolampo con la sua nube tossica e la monnezza sulle strade e le piazze del capoluogo siciliano testimoniano disattenzioni colpevoli, ritardi inammissibili, furbizie e cinismo, perfino stupidità (amministratori di Palermo hanno allacciato relazioni con gli Emirati arabi).
Bellolampo è però solo la punta dell’iceberg. Tutta la Sicilia, fatte alcune eccellenze, sprofonda nella monnezza a giorni alterni. Nelle grandi manovre della vigilia elettorale, non c’è la raccolta dei rifiuti solidi urbani, ma le alchimie delle alleanze svuotate di contenuti. Perché una cosa è affrontare i veleni dell’inquinamento “mafioso”, vaghi e impalpabili, un’altra i veleni prodotti dalle mafie della monnezza, dagli avvoltoi che scorazzano da Napoli a Palermo, talvolta all’ombra dei fabbricatori di mega impianti.
Gli amministratori di Palermo non ce la potranno fare da soli (lo scaricabarile fra commissari di governo e amministrazione locale è un cattivo indizio). Sanno bene, tra l’altro, che l’emergenza Bellolampo, una volta risolta, lascia le cose come stanno. La città era immersa nella monnezza prima che l’incendio fosse appiccato alla discarica. Spenti i fuochi fatui di Bellolampo, si dovrà fare pulizia fra gli addetti ai lavori e affrontare il problema della raccolta differenziata e dello smaltimento dei rifiuti.











3 commenti a "Palermo come Napoli, le mafie della monnezza uccidono"
Questa è ormai storia vecchia, qualunque amministrazione governi la città!!! Nella realtà attuale, a parte le chiacchiere che rimangono tali, mentre a Londra si svolgono le olimpiadi dello sport a Palermo, in perfetto stile meridionale, si stanno svolgendo le Olimpiadi delle “minchiate” dove stanno partecipando tutti … dagli amministratori agli addetti stampa!!!
Concordo in tutto. Bravo.
Credo che questa sia la vera emergenza di Palermo. Che potrebbe anche fare lavorare tanta gente (dalla raccolta al turismo, che ne trarrebbe solo giovamento) e che renderebbe finalmente una città più vivibile.
articolo meraviglioso