Gigi Proietti qualche anno fa ha ricordato, a chi gli chiedeva che cosa avrebbe rappresentato nel suo nuovo spettacolo a Roma, che non mancano certo gli spunti, e citando Petrolini aggiungeva: “la vita è bella perché è avariata”.

La variabilità non manda a male la vita, semmai la alleggerisce, ma con la politica è un’altra cosa: è come la panna impazzita, non può essere utilizzata, ma si può trasformare in burro. Un’altra cosa, molto contigua, che caratteristiche di duttilità straordinarie e quindi funzionali alla politica. In effetti si possono realizzare dei muffin con la panna impazzita. Roba da esperti, meglio non pensarci.

Il presidente dell’Assemblea regionale siciliana, Francesco Cascio, che con i manicaretti non ha niente a che fare, ha anticipato il nuovo anticiclone calorico, di cui ancora non conosciamo il nome (dopo Ulisse, chi verrà?), proponendo la ricetta Monti per la Sicilia. Per come si sono messe le cose, riflette, il presidente della Regione che succede a Raffaele Lombardo, non avrà in Assemblea regionale alcuna maggioranza. Il quadro politico è frammentato e i consensi si indirizzeranno in mille rivoli. Se vogliamo fare gli interessi della Sicilia, dunque, non si può che lavorare ad un successore esterno ai partiti. Un tecnico, dunque. Difficile, in verità, trovare un altro Mario Monti in salsa siciliana, semmai qualcosa che lo ricordi. Similpelle, invece che pelle, insomma. O cashemire misto cotone. Non è che sia semplice la ricerca dellla copia dell’originale, ma almeno lascia qualche speranza.

Cascio queste riflessioni non le ha fatte perché aveva in testa il salvataggio della Sicilia e ha lasciato alla fase due il progetto ambizioso.

La ricetta Monti, tuttavia, ha scatenato una ridda di ipotesi,  sospetti e cattivi pensieri, oltre che suggerire considerazioni sull’opportunità di fare saltare il turno agli uomini di partito.

L’elezione diretta del presidente della Regione non permette un’operazione analoga a quella romana, anche perché Cascio, a differenza di Napolitano, non dispone del Senato cui regalare al Presidente in pectore. Il Monti siciliano deve passare attraverso le forche caudine del voto, ottenere più consensi degli altri, la qualcosa significa che debba essere supportato da un rassemblement di partiti. La strana maggioranza di Roma, Pdl Pd e Udc? Possibile, ma se queste tre formazioni politiche designassero insieme un loro candidato non supererebbero la soglia di sbarramento perché verrebbero abbandonati strada facecendo dai rispettivi supporters.

Che cosa aveva in testa Cascio? O meglio, chi aveva in testa? Il nome del tecnico che ci viene sulla punta della tastiere è quello, manco a dirlo, di Roberto Lagalla, il Rettore dell’Università di Palermo, il cui nome torna in auge quando uno meno se lo aspetta e quando lo si è dimenticato, d’improvviso, arriva in superficie come la schiuma di un’onda anomala. E come ogni onda anomala, ma innocua, sparisce con la stessa volubilità con la quale appare.

E allora perché Cascio vuole il similpelle in Sicilia? L’idea sembra contenere una rinuncia, Cascio infatti è uno dei più autorevoli pretendenti alla candidatura. La contende a Gianfranco Miccichè, Giuseppe Castiglione e Innocenzo Leontini, tanto per fare qualche nome. Però, la proposta ha vita a sé; come dire, regala qualche merito a chi la illustra, proprio perché è una rinuncia, qualcosa di estraneo alla politica. Troppo sofisticato, vero? D’accordo, ma Cascio è l’artefice della candidatura di Massimo Costa alle amministrative. Propose un tecnico anche allora, ed era lui il candidato alla poltrona di sindaco più gettonato. Come sia andata a finire, lo sappiamo: Massimo Costa fu sacrificato sull’altare del Pdl malato, bisognoso di una pausa, di seconda fila.

Giusto come oggi?

Nel lanciare il similpelle siciliano, Cascio non compie solo un atto di generosità, ma mette all’angolo Giuseppe Castiglione, Gianfranco Miccichè e Innocenzo Leontini, che si contendono la candidatura. Soprattutto Miccichè, che avrebbe avuto un via libera (tutto da verificare) da parte di Angelino Alfano, dopo l’ok di Silvio Berlusconi. Il dream di Miccichè è tornare alla testa del centrodestra. Il mitico 61 a zero vaga nei sogni dei protagonisti come i fantasmi del castello.

Nelle reazioni prevale lo scetticismo. Giovanni Pistorio, Mpa, sospetta che Cascio tema il responso elettorale; Ivan Lo Bello esclude la ripetibilità dell’esperimento Monti in Sicilia, mentre D’Alia applaude. “Parole sante”, sottoscrive.

Il presidente dell’Assemblea regionale ha riflettuto anche sui massimi sistemi, in verità: il mercato delle vacche, come l’ha definito, che avrebbe caratterizzato la storia della legislatura per via delle emigrazioni da un partito all’altro. Secondo lui non ci sono state crisi mistiche e di coscienza ma, appunto, mercato. Se ne dovrebbe dedurre, dunque, che alla Regione siciliana non serve solo Monti fatto in casa ma un’Assemblea nuova di zecca che spazzi via il mercato delle vacche. Programma vasto, per dirla con Charles De Gaulle.