di Massimo Costa -

Il recente appello del presidente dell’Assemblea, Cascio per un governo siciliano con la stessa maggioranza che in Sicilia sostiene l’esecutivo di Monti (PD-PDL-UDC) è il segno del totale fallimento del falso bipolarismo che per decenni hanno cercato di vendere alla Sicilia. Non possono far più finta di combattere fra loro. Per sopravvivere devono fare l’ammucchiata, e poi cercare di farla digerire ai siciliani.

Questa notizia non va letta da sola, ma insieme ad altre che vanno tutte nella stessa direzione. Di Pietro, per esempio, si augura che Fava e Casini trovino il modo di andare d’accordo. Anche questo deve essere spiegato bene agli elettori del partito di sinistra: insieme con gli eredi di Cuffaro e della peggiore politica siciliana, per… salvare la Sicilia.

Ci sarebbe da ridere se non ci fosse da piangere. D’Alia che dà man forte a Lo Bello che grida “discriminazioni” contro la Provincia di Siracusa. Forse per via del rigassificatore mancato. Evidentemente a questi signori lo scempio fatto del nostro paesaggio per favorire le speculazioni esterne non è bastato.

Per descrivere tutto questo c’è una sola parola: disperazione, o – se preferite – panico. C’è da capirli. Hanno costruito una carriera politica tutta sul massacro della Sicilia e ora, che cresce di giorno in giorno la voglia dei Siciliani di dotarsi di un governo veramente tutto loro, il pericolo è di perdere tutto.

Così chiedono aiuto alla grande stampa nazionale, ai giornali, ai telegiornali, che hanno letteralmente dichiarato guerra alla Sicilia, una guerra interna, senza che noi abbiamo altra colpa se non quella di aver chiesto, con 66 anni di ritardo che l’Italia ci dia quello che ci aveva promesso in cambio della nostra rinuncia all’indipendenza: l’attuazione dello Statuto. Non l’avessimo mai chiesto! Siamo diventati dall’oggi al domani la palla al piede, la cancrena d’Italia. Inutile fare confronti da cui risulta inesorabilmente che non ci sono differenze apprezzabili tra Sicilia e Italia in fatto di malgoverno. Inutile. Inutile dire che i soldi che vogliamo sono solo quelli che maturano in Sicilia, cioè i nostri. Inutile. Non c’è sordo peggiore di quello che non vuole sentire. La guerra è guerra.

Così il male assoluto in questi anni non è stata la crisi globale, le politiche berlusconiane e leghiste, le insabbiature all’ARS di quelle poche grandi riforme che il governo ha tentato di fare. No. Il male assoluto ha un nome e cognome: Raffaele Lombardo. Passato lui non ci attendono che magnifiche sorti e progressive. Ebbene, lasciatemi dire, “vergin di servo encomio” nei giorni belli del Presidente, quando quei signori “mangiavano” tutti alla sua mensa, che ora non mi associo al “codardo oltraggio” nella sua uscita di scena. Avrà fatto anche tanti errori, che non si dovranno ripetere, ma l’errore più grande che ha fatto è stato quello di allearsi con questi politicanti dei partiti italiani che oggi, finita quella che considerano una ricreazione, non vedono l’ora di rimetterci in catene. Quelle alleanze, all’insegna del tatticismo e della sopravvivenza, non portavano a niente, se non alla costruzione artificiale di un capro espiatorio contro cui – secondo loro – scatenare la furia primitiva dei Siciliani.

Ma i Siciliani sono meno primitivi e stupidi di come pensa l’ammucchiata dei partiti italiani e si stanno svegliando. Da quando abbiamo chiamato alle armi tutti i partiti,  movimenti, associazioni, nel nome di una riappropriazione delle nostre istituzioni, i sondaggi cominciano a dare risultati imprevisti, strani….

L’MPA primo partito, ma come? Saranno le nomine…. Sì, quelle portano, sì e no, a qualche migliaio di voti. Sono certo che gli intervistati non sono tutti elettori tradizionali dell’MPA, ma – nell’attesa del partito dei siciliani che stiamo costruendo – hanno voluto dare questa risposta per dare un segnale forte.

Se si somma questo risultato a quello eccezionale del movimento Sicilia e Territorio che, dal nulla, e con una rilevazione che ha premiato il voto nella sola Sicilia orientale (in occidente, e a Palermo, sarebbe stato meglio chiamarlo “movimento per la gente” e associarlo a Zamparini) è già alle soglie dello sbarramento ed è dato in netta crescita.

C’è voglia di un grande soggetto politico regionale, di un grande rassemblement siciliano che spazzi via per sempre la malapolitica italiana dalla Sicilia. E poco sappiamo da questo sondaggio di altre aggregazioni minori all’insegna del civismo. Per non parlare del risultato eccezionale del Movimento 5 Stelle che, certamente, non può essere identificato come una realtà centralizzata anche se poco sappiamo, ad oggi, del suo programma per il governo della Sicilia. Ma è certo un segnale fortissimo di protesta da non sottovalutare.

Certo, non mancano i problemi, qualche veto incrociato, qualche legittima diffidenza, qualche ambizione di troppo. L’adesione in massa della politica siciliana, autonomista e sicilianista, con l’esclusione di qualche indipendentista “irriducibile”, al quale facciamo i nostri auguri, fa però sperare bene.

C’è ora da coordinare questo mondo, ascoltando tutti ed evitando che tanto sostegno si disperda magari per qualche incomprensione.

I passi da fare sono ora i seguenti:

Definizione della candidatura a Presidente della Regione,

Definizione esatta di nome e simbolo del nuovo soggetto politico federativo,

Definizione delle regole interne a questo nuovo soggetto,

Definizione dettagliata del programma.

Questi passaggi potranno essere resi possibili solo da un’intensa attività “diplomatica” tra le parti contraenti che, ai primi di settembre, dovranno dare vita a questa forza. L’abbiamo chiamata federativa ma, dopo le elezioni, ferma restando l’autonomia di chi vuole mantenerla, è necesssaria una “fusione” dei principali soggetti in un grande movimento di lotta e di governo.

Solo così potremo dare un futuro alla Sicilia. Ed è fin lì che voglio condurre il mio lavoro, per quel che mi riguarda. Poi decideranno i Siciliani da chi preferiscono farsi guidare. Lo ignorino pure i media colonizzati, che parlano ai siciliani solo della vecchia politica. Il giorno dopo le elezioni li faremo risvegliare intontiti e ubriachi. Lavoriamo, lavorate con la controinformazione, ché il regime non lascerà mai spazi di libertà.

Le iniziative spontanee a difesa della Sicilia sorgono ormai da una parte all’altra dell’Isola, senza bisogno neanche di una regia comune. Mi si lasci ricordare, fra tutte, almeno la coraggiosa presa di posizione di quelle donne siciliane che, qualche giorno fa, a Palazzo Reale hanno chiesto, a nome di tutta la Sicilia, un incontro con il Ministro dell’Economia. Lasciatemi dire che hanno pienamente ragione. Lo hanno fatto anche per noi. Com’è finito il tavolo Stato-Regione? Pensa qualcuno che si possa approfittare della crisi dell’euro per riprendersi spazi o metterci su una pietra tombale? I tempi sono cambiati. La Sicilia si è svegliata, fra l’altro nel terrore generalizzato degli ascari.

Siciliani, se vinciamo questa consultazione popolare, l’era del colonialismo in Sicilia potrebbe davvero finire. Oggi possiamo diventare veramente liberi. Liberi dall’umiliazione, dal bisogno, dal compromesso. E Dio sa dove potrebbe arrivare questa libertà, che non abbiamo neanche il coraggio di pensare. Ora o mai più.

W la Sicilia.