di Antonino Cangemi -

Com’era Leonardo Sciascia (anzi Nanà, ché tutti così lo chiamavano) ai tempi della scuola? Taciturno, timido, sagace, curioso, frizzante dietro l’apparente seriosità. Ce lo svela Stefano Vilardo in un interessante libricino-intervista pubblicato da Sellerio, “A scuola con Leonardo Sciascia”.

Nessuno meglio di Stefano Vilardo poteva conoscere il piccolo Sciascia. Nell’anno scolastico 1936-1937 i due si ritrovarono compagni di classe e di banco all’Istituto Magistrale di Caltanisseta ‹‹ IX Maggio››, e da allora divennero amici inseparabili. Stefano Vilardo, quasi coetaneo di Leonardo (galeotta fu ‹‹una provvidenziale e veramente felice bocciatura››), proveniva da Delia, Sciascia, come si sa, da Racalmuto. Nella Caltanissetta di allora, in cui ‹‹ si sentiva il profumo gradevole, accattivante, delizioso…del Liberty ››, ma anche quell’aria greve e sonnolenta del racconto brancatiano ‹‹ La noia del ’37 ››, Lilly, Nanà, Stestè (alias Vilardo) erano, come racconta l’autore ad Antonio Motta, che ne ha curato l’intervista, ‹‹ i tre dell’avemaria ››. Studiavano, come si studiava in quegli anni alle superiori, ed esploravano con gli occhi onnivori dell’adolescenza il mondo. Scoprivano la letteratura, non solo quella insegnata nella scuola (quella americana in particolare), le riviste dell’epoca, da cui trapelavano, complice la miopia del regime, i germi dell’antifascismo, il cinema, per il quale soprattutto Leonardo nutriva un’indomabile passione, sognavano le ragazze di cui si innamoravano.

Già allora Leonardo era, a suo modo, un leader. Dotato di una memoria elefantiaca e di una intelligenza vivissima, il piccolo Sciascia manifestava la sua inclinazione alla scrittura scrivendo temi, per sé e per i compagni, memorabili e composizioni poetiche di varia ispirazione, anche scherzosa. Di poche parole, come lo sarebbe stato anche da adulto, era però affabile,  ricco di arguzia  e sempre pronto a dar vita a iniziative che calamitavano gli interessi dei compagni, e in particolare dei suoi amici più assidui. Già allora affiorava la sua sottile ironia: a ciascun compagno e professore aveva affibbiato il titolo di un film che ne coglieva il carattere, riservando a se stesso ‹‹ C’è sotto una donna ››, a un docente che nutriva velleità letterarie non sorrette da talento fece recapitare una entusiasta, naturalmente falsa, proposta editoriale.

Stefano Vilardo, che ha oggi novant’anni, vive da tempo a Palermo, ha insegnato alle elementari con una vocazione che a Sciascia mancava, coltivando i suoi interessi letterari nella poesia e nella prosa: tra le sue opere ‹‹ Tutti dicono Germania Germania ›› pubblicata nel 1975 da Garzanti (con prefazione dell’amico Leonardo Sciascia) e riedita più recentemente da Sellerio, una sorta di “Spoon River” sugli emigrati italiani in quella terra.I suoi ricordi di A scuola con Leonardo Sciascia ripercorrono, oltre che l’adolescenza di Leonardo, gli anni della giovinezza, i primi passi percorsi negli ambienti letterari, i primi contatti, a cominciare da quelli con l’editore nisseno Salvatore Sciascia, con cui lo scrittore di Racalmuto instaurò un rapporto così proficuo da coinvolgere nei suoi ‹‹ Quaderni di Galleria ›› i migliori poeti e scrittori emergenti del tempo ( Pasolini, tra gli altri).

Il libro è una chicca per gli appassionati di Sciascia e di letteratura. Ma è anche una testimonianza diretta, non priva in alcuni passi di bagliori lirici (che Vilardo sia un poeta, leggendolo, s’intuisce), di come vivevano i ragazzi siciliani in quegli anni lontani, quelli oscurati dal fascismo ma animati dalla vitalità anche culturale che il regime, malgrado tutto, non riuscì a spegnere, quelli del dopoguerra carichi di speranze e di ansia di riscatto.