Il giallo s’infittisce: Moody’s ha cambiato il suo giudizio nel giro di poche ore. Dapprima ha smentito l’ipotesi di default della Sicilia, in controtendenza rispetto alla notizia che navigava sul web, in radio e in tv con una forza irrefrenabile, sostenendo che la Regione non correva questo pericolo. Anzi, faceva di più, svelando le difficoltà di insospettabili regioni a statuto ordinario, come il Piemonte, messo peggio della Sicilia. Tre o quattro giorni dopo, il declassamento, seppur lieve, del rating, successivo alla sospensione del giudizio, per assenza di informazioni sufficienti, da parte di Fitch, altra agenzia americana che guida i destini del “debito” internazionale.
Se andiamo indietro alla genesi del default, nato senza un perché e un percome reale, questo nuovo episodio, molto contraddittorio, aumenta i sospetti che sono ormai in tanti ad avere sull’intera vicenda, che cioé sia stato tutto costruito a tavolino magari con complicità politiche iniziali.
Potrebbe darsi, è l’ipotesi prevalente, che l’allarme iniziale lanciato dall’Udc, Gianpiero D’Alia, capogruppo al Senato del suo partito, con la richiesta di commissariamento sia stato solo il “predellino” su cui sono saliti coloro che hanno in mano la regia delle operazioni in Europa – focus su Grecia, Spagna e Italia – per tenere alta la tensione e mettere in circolo una notizia virale.
La lettera del presidente del Consiglio, Mario Monti, è uno dei nodi da sciogliere: incomprensibile l’iniziativa pubblica al di là delle reali condizioni dei conti, perché la lettera è arrivata mentre era aperto un tavolo fra la Regione e il governo proprio sui conti e quindi Roma aveva in mano tutti gli elementi di valutazione necessari. Insomma, a che sarebbe servita la lettera, se l’assessore all’Economia trascorre uno o due giorni la settimana al ministero dell’Economia per chiudere ogni contenzioso e registrare di comune accordo le criticità su cui intervenire al fine di superarle? È stato come sferrare un pugno in pieno viso all’interlocutore che pende dalle tue labbra.
Ancora più dura da digerire il contagio rapido e e la crescita esponenziale del valore della notizia sui conti in rosso. Alcuni quotidiani, come Libero e Il Giornale, hanno sbattutto il default in prima pagina con caratteri cubitali e titoli come “La Sicilia è fallita”. Una scelta senza precedenti, cui viene addebitato peraltro sia la sospensione del rating di Fitch, sia il declassamento di Moody’s a pochi giorni di distanza dal giudizio “tranquillo”.
Le difficoltà di comprensione della vicenda ha dato la stura a molte ipotesi, circolano strane storie, che e’ difficile prendere in considerazione, ma sono registrate negli ambienti della finanza che contano. Fantafinanza, dunque, o qualcosa di simile. Ma chi avrebbe immaginato quel che abbiamo sotto gli occhi, la Grecia alla miseria e la “Sicilia come la Grecia” sul New York Times a causa di una crisi di liquidità, ricorrente negli annali della Regione?
Le voci della Fantafinanza suggeriscono che la Sicilia sia soltanto uno dei tanti pretesti della grande partita ingaggiata dai nuovi gnomi del rating internazionale. L’obiettivo, contrariamente a quanto si crede, non sono i rendimenti del Bpt, le scommesse sullo spread, ma il patrimonio immobiliare italiano che fa gola alle lobby finanziarie.
Nel 1994 con il debito al 121 per cento sul Pil, l‘abbattimento si ottenne vendendo i gioielli di famiglia – privatizzazioni per cento miliardi di euro. Il risultato fu un modesto arretramento da 121 a 106 nel 2005.
Il censimento avviato dal governo in omaggio alla spending review fa ascendere a 530 mila unità il numero degli immobili appartenenti alle amministrazioni pubbliche, centrali e locali, ma la cifra è ferma al 53 per cento delle amministrazioni perché le altre non hanno dato le informazioni richieste. Le proprietà immobiliari sono valutate in una forbice che va da 240 miliardi di euro a 320, ma il 70 per cento di essi sono usati a fini istituzionali (e virtualmente non vendibili).
Si dovrebbero costituire due società di gestione risparmio cui conferire gli immobili delle pubbliche amministrazioni e per facilitare le dismissioni l’Agenzia del demanio provvederebbe al cambio della destinazione d’uso. Un affarone se il Paese è alla canna del gas.
Fantafinanza vuole che il Paese sia “costretto” sobriamente a fare cassa. Niente traumi come in Grecia, un difficile galleggiamento in acque paludose. Ecco la ragione per cui la Sicilia può essere usata, impunemente. Regala l’immagine di un paese sull’orlo del baratro, ma ancora “salvabile”. Come la Catalogna e la Spagna, in definitiva.
Il gioco si è fatto duro. Siano o meno stravaganti le voci, resta il fatto che quel gran casino che c’è stato attorno al falso default ha giustificato il declassamento di Moody’s, che potrebbe incidere sul costo del denaro per la Regione e, di conseguenza, per i siciliani.












3 commenti a "Il giallo del default Sicilia
s’infittisce. C’è una regia"
Anche dando per attendibile la tesi sostenuta nell’articolo, fantafinanza, complotti internazionali, scontri politici, accanimento contro il nostro “eccezionale” presidente, ma la Sicilia ha i conti in ordine? Siamo una terra che produce ed è ben governata? Siamo vittime solo di noi stessi!
Con tutta questa confusione, stiamo facendo il
gioco di chi, ancora una volta, ci vuole invadere.
Ma è possibile che non riusciamo a diventare imprenditori di noi stessi. Abbiamo tutto e non
riusciamo a fare della nostra bellissima isola,
quella felice che tutti vorrebbero avere.
Ma si può sapere da dove è venuta fuori questa cosa ?
Ho consulato ieri le agenzie di stampa Adnkronos e Ansa e non ho trovato nessuna notizia relativa a questo declassamento.
Ho l’impressione che qui qualcuno si è inventato tutto.