(essea) Lei si chiama Santuzza, lui Mario Spada. Vengono da Napoli e insieme stanno attraversando la Sicilia alla scoperta dei luoghi e dei protagonisti del movimento antimafia. “Lei” è una vespa 50 special rossa del ’77, lui un fotoreporter che, con il progetto “Antimafia special, intende contribuire “all’ondata di risveglio della coscienza civile”.

“Sento che c’è indignazione, voglia di denunciare, di reagire – spiega Mario – La gente vuole capire perché lo stato, le istituzioni, non vanno fino in fondo nella ricerca della verità sulle stragi, operando depistaggi fin dall’inizio delle indagini”.

Ed è così che è iniziato il viaggio in Sicilia attraverso le immagini, le voci delle persone e i luoghi del movimento antimafia, la cui prima tappa è stata in via d’Amelio, il 19 luglio, per ricordare e chiedere la verità sulla strage di venti anni or sono. Nei giorni successivi Spada ha incontrato Salvatore Borsellino e ha raccolto il suo appello ad Antonio Ingroia affinché non lasci Palermo.

In sella alla vespa Mario ha poi raggiunto la Cinisi di Peppino Impastato, per conoscere Giovanni, il fratello dell’attivista assassinato dalla mafia 34 anni fa ed assistere, testimoniando con le sue fotografie, alla presentazione di “Porto franco”, il libro di Francesco Forgione, ex presidente della Commissione Antimafia.

Questa mattina Antimafia special è stata a Trappeto per incontrare Amico Dolci, figlio di Danilo. Il 26 luglio è il ventesimo anniversario del suicidio di Rita Atria – giovane collaboratrice di giustizia che si tolse la vita dopo la morte di Paolo Borsellino – Santuzza e Mario hanno partecipato alla commemorazione che si è tenuta al cimitero di Partanna per poi intervistare Michela Battaglia, fotografa palermitana autrice di un lavoro sulla memoria delle vittime innocenti di mafia.

Un lungo viaggio, che inizia dall’hinterland palermitano per attraversare tutta la Sicilia, senza un itinerario stabilito. Ma perché proprio in vespa? “Perché mi permetterà di avere dei tempi ‘lenti’, di approfondimento, di comprensione e quindi di restituzione dell’esperienza, che non sono quelli che mi capita di avere a disposizione per i fotoreportage che mi assegnano giornali o riviste”.