Durante la manifestazione in piazza Principe di Camporeale, a Palermo, dove ha sede il Commissariato dello Stato della Regione siciliana, ci sono state vibrate proteste all’indirizzo del Commissario a causa dell’assenza del vessillo della Trinacria. Due delle tre aste antistanti la Villa Florio, che ospita gli uffici del Commissario dello Stato, contenevano la bandiera tricolore e quella azzurra con le stelle dell’Unione europea. La terza asta era vuota. Avrebbe dovuto ospitare, secondo i manifestanti, il vessillo della Trinacria.
Le proteste erano giustificate?
Stando alle regole non lo erano, perché non c’è alcun obbligo da parte dell’ufficio del Commissario dello Stato, di esporre il vessillo della Regione siciliana. Gli uffici pubblici devono rispettare una normativa che è molto precisa e ben illustrata sia da una legge nazionale quanto da una legge regionale.
Cominciamo dalla prima, la legge nazionale. L’ articolo 2 della legge 5 febbraio 1998, n. 22 così recita: “La bandiera della Repubblica italiana e quella dell’Unione europea vengono esposte all’esterno degli edifici ove hanno sede centrale gli organismi di diritto pubblico per il tempo in cui questi esercitano le rispettive funzioni e attività”.
Ma c’è una norma che rigurda proprio le Regioni: “Il regolamento e le norme regionali di cui al comma 2 dell’articolo 1 possono, nei limiti delle rispettive competenze, dettare una disciplina integrativa in merito alle modalità di uso ed esposizione della bandiera della Repubblica italiana e di quella dell’Unione europea nonché di gonfaloni, stemmi e vessilli, anche con riferimento ad organismi di diritto pubblico non ricompresi nell’elenco di cui al comma 1 del presente articolo”.
Le Regioni a statuto speciale, e la Sicilia fra le altre, non godono di alcun privilegio rispetto alle altre: ordinarie e speciali sevono seguire le stesse regole.
La Regione siciliana ha emanato disposizioni in materia. Riguardano le caratteristiche del vessillo (o stendardo), che la Regione tuttavia chiama bandiera (e forse non potrebbe, stando alle norme). “La bandiera della Regione”, prescrive la legge regionale, “è formata da un drappo di forma rettangolare che al centro riproduce lo stemma della Regione siciliana, raffigurante la Triscele color carnato con il gorgoneion e le spighe…”
Quanto all’esposizione, la legge regionale detta le ricorrenze nelle quali la bandiera della Regione deve essere obbligatoriamente mostrata in pubblico (15 maggio, festa dell’Autonomia siciliana, nella ricorrenza della promulgazione dello Statuto regionale; il giorno 25 maggio, nella ricorrenza della prima seduta dell’Assemblea regionale siciliana; su disposizione del presidente della Regione, previa deliberazione della Giunta regionale, quando ricorrano avvenimenti di particolare importanza).
Anche i luoghi in cui la bandiera va esposta sono indicati: “La bandiera della Regione è esposta all’esterno degli edifici sedi, rispettivamente, dell’Assemblea regionale, della Presidenza della Regione, degli uffici centrali e periferici della Amministrazione regionale, degli Enti strumentali della Regione, degli Enti comunque sottoposti alla vigilanza o controllo della Regione, delle province regionali e dei comuni.
Infine: “La bandiera della Regione è altresì esposta presso le sedi delle istituzioni, degli organi, degli istituti (scuole, università ecc) in occasione di alcune ricorrenze”.
Lunedì sera, quando si svolse la manifestazione, non ricorreva alcuna di queste circostanze, quindi il Commissariato dello Stato non aveva alcun obbligo di esposizione.
C’è tuttavia anche un galateo istituzionale di cui è bene tener conto. Se una folla di autonomisti organizza un sit-in davanti alla sede del Commissario dello Stato, lasciare “nuda” la terza asta, quella che ospita la bandiera siciliana, non è una buona idea.












8 commenti a "La bandiera della Sicilia non andava esposta, ma la scortesia resta"
Bisognerebbe nominare Hamel re degli ascari… la legalità è in primo luogo rispetto della Costituzione di cui lo Statuto fa parte integrante, quindi o si applica o coerentemente lo si abolisce. E se i banchieri vorranno tentare la seconda strada, chi sa che non si risvegli lo spirito indipendentista del dopoguerra ad impedirglielo, magari insieme agli amici catalani altrettanto minacciati da un centralismo arrogante e antiquato…
Ciò che (dovrebbe) contare in un Paese è la legge e la Costituzione.
Qualunque cosa abbia deciso l’Ars a suo tempo, rappresenta una palese violazione dello Statuto.
Lo sanno anche i muri che senza Alta Corte non c’è partita tra Sicilia e Italia.
Per concludere, sono dell’idea che il problema non è l’istituzione (nel nostro caso l’Ars e lo Statuto), bensì i cittadini che eleggono persone indegne e permettono tutti gli scempi che sono stati fatti!
P.S. Chiaramente non sono del PD…e tantomeno dell Mpa.Sono Siciliano.
Caro, sconosciuto Salvo del Pd, mi permetto per onore alla verità contro i mestatori di trascriverle la riflessione che sull’argomento ha scritto su Linksicilia:
“Demagogia spicciola capace di adescare anche gente in buonafede, non trovo altra significazione per la poco opportuna manifestazione svoltasi davanti al palazzotto di via principe di Camporeale, sede del commissario dello Stato per la Regione siciliana. Demagogia spicciola perché proprio quel luogo è stato, grazie ai vari commissari che si sono succeduti in questi ultimi anni, il luogo della legalità, la vera legalità, contro l’arroganza e l’impudenza di un ceto politico regionale generalmente irresponsabile.
Anche se ben pochi ne sono al corrente, è giusto che si sappia che la persistenza dell’istituto del commissario dello Stato, che durante il processo di riforma che avrebbe portato alle modifiche statutarie del 2001 poteva essere soppresso, è stata voluta espressamente dalla politica regionale. In commissione regionale per la riforma dello Statuto, dopo approfondito dibattito, era stato deciso che l’istituto del Commissario dello Stato, già privato del potere di impugnativa delle leggi statali sospettate di fumus di incostituzionalità per violazione dello Statuto a seguito della sentenza della Corte costituzionale n. 545 del 1989, doveva, piuttosto che essere cancellato, continuare a permanere nonostante avesse perduto la funzione di organo terzo fra Stato e Regione.
La scelta, apparentemente incomprensibile, aveva però un senso politico che andava al di là della previsione normativa. Al commissario dello Stato, lo diciamo giornalisticamente, veniva infatti affidato il cosiddetto lavoro sporco, quello di dire no, di mettere cioè un freno alle “porcate” approvate da un’Assemblea regionale che, delegittimata dai rapporti di scambio praticati senza ritegno e incapace di respingere per mancanza di autorevolezza le pressioni settoriali, si vedeva costretta ad affidarsi per difendersi ad un organo serio che, ripeto, garantisce legalità.
E, così, il commissario dello Stato ha assolto questo spesso ingrato compito con la professionalità richiesta, assumendo il ruolo del censore ma, sostanzialmente, caricandosi la croce dell’essere additato all’opinione pubblica e, in primo luogo, ai portatori d’interessi come il “cattivo” a confronto di un governo o di un’assemblea regionale “buona” sol perché metteva un freno agli errori ma, soprattutto, alle insufficienze di questi ultimi.
Abbiano i nostri politici l’onestà di dirlo : senza la funzione vigile del commissario dello Stato il disastro di amministrazioni dissennate, perché tali sono state, sarebbe stato ancor più grave di quello che in effetti è. Basta fare mente locale sulle vicende che hanno contraddistinto l’approvazione dell’ultima finanziaria e dell’ultimo bilancio della Regione. Come è noto, anche quella del 2012 è stata una finanziaria dove si è cercato di far entrare tutto, alla faccia della moderazione che in un periodo di crisi avrebbe dovuto rendere ancor più saggi e parsimoniosi gli amministratori.
Solo il contestatissimo intervento del commissario dello Stato ha, per fortuna, impedito il misfatto. La Sicilia, prima che di chiacchiere ha bisogno di legalità, protestare contro il commissario dello Stato quale rappresentante dello Stato, significa fregarsene della legalità e giustificare comportamenti irresponsabili e, in più di un caso, immorali. Piuttosto che proteste sarebbe stato, dunque, più giustificato e opportuno un corteo per ringraziare chi, in un contesto estremamente degradato, ha ancora la forza di vigilare sul rispetto delle regole.
Caro Hamel, la Sicilia è una….lo Statuto è di tutti!
(non solo del MPA…visto che a tal partito fa riferimento).
Da un esponente locale del PD mi sono sentito dire:”se andiamo a manifestare con quelli del MPA è finita”
Quindi al PD non interessa la Sicilia, interessa il proprio tornaconto.
Ma il Pd tra l’altro non è quello che ha sostenuto Lombardo?
MAH!
Ultima cosa:ma in Sicilia, Statuto alla mano, tutte le funzioni pubbliche dovrebbero essere Siciliane, no?
QUINDI LA BANDIERA DEVE STARE DAPPERTUTTO.
hamel
TAGGHILA
Ma perchè non togliamo quella italiana e quella europea?
Gli uffici dello Stato non hanno nessun obbligo di esporre la bandiera regionale, sono solo gli uffici della regione a doverla deporre. In ogni caso, il Comissario dello Stato costituisce ed ha sempre costituito presidio di legalità contro l’approssimazione e il degrado di un’Autonomia regionale malintesa. Chi ha manifestato sotto il palazzo del principe di Camporeale, ha fatto il gioco e coperto un ceto politico che definire poco degno é già nobilitarlo
Non sarei così certo sull’assenza giustificata della bandiera siciliana all’esterno degli uffici del Commissario In Sicilia questa materia è regolamentata dalla legge n. 1 del 2000