Un’esperienza fugace “ma intensa”. Tre mesi di campagna elettorale sono pochi per un imprenditore prestato alla politica, eppure Tommaso Dragotto, ex candidato sindaco di Palermo, si dice “soddisfatto” per il patrimonio di conoscenza della città che ha acquisito ma annuncia che quella per Palazzo delle Aquile per lui “è stata la prima e ultima competizione elettorale”. Non ci saranno repliche. “Ho imparato a conoscere meglio i palermitani – dice – e ho capito che il cambiamento farà fatica a instaurarsi nelle loro menti”.
Parole dettate da quei cinquemila voti raccolti dal suo movimento (Impresa Palermo) e dalla sua personale candidatura?
“Assolutamente no, anzi. Nonostante io ritenga che il messaggio non sia stato capito, mi dicono che il mio risultato è stato ottimo, considerato il fatto che ero un esordiente della politica. E’ stata un’esperienza affascinante ma faticosa. La mia è una riflessione che va al di là dei numeri. Non credo che il popolo palermitano possa cambiare. E’ abituato alla mentalità del Do ut des e difficilmente, se non con gli anni e con l’azione della scuola e della cultura, cambierà rotta. A Palermo ci sono ancora persone che chiedono il posto di lavoro per il figlio e questo non è accettabile”.
Cultura o no, il popolo palermitano ha scelto Orlando, che comunque in passato ha avallato un certo modo di fare politica.
“Credo che alla fine sia stata la scelta migliore. Certo, anche lui diversi anni fa ha contribuito a creare posti di lavoro affidandosi alle risorse pubbliche ma erano altri tempi. Luca ha grande esperienza amministrativa e si sta dando da fare. Ha trovato la simpatia del popolo e questo mi fa un grande piacere. Spero che la gente non gli chieda i soliti favori o le solite assunzioni, ma pretenda da lui una Palermo bella e pulita, capace di essere una delle tante capitali europee”.
Ci sono stati contatti tra lei e il sindaco?
“Ogni tanto mi manda qualche sms e gli ho dato la mia disponibilità a collaborare gratuitamente per il bene della città. Verrà a vedere i modelli che avevo allestito per Mondello e per la realizzazione della Rambla”.
Tommaso Dragotto, invece, è tornato alla sua impresa di autonoleggio.
“Si, come tutti gli altri candidati sono tornato al mio lavoro. Tutti meno che Costa”.
L’avversario con cui si era creato il feeling maggiore…
“Già… Poverino, non credo sia tornato alla sua attività di presidente del Coni perché lo hanno convinto a dimettersi. Almeno Ferrandelli è tornato a fare il bancario… Per quanto mi riguarda ho ripreso a occuparmi della mia azienda e non intendo più candidarmi. Non sarà un altro impegno politico, anche se mi hanno cercato in tanti”.
Le hanno chiesto di candidarsi alle Regionali?
“Sì, da destra e da sinistra, ma ho risposto che intendo ritornare al mio ovile”.













Un commento a "4/La fiammata di Dragotto: “Povero Costa, ho detto no alle Regionali”"
Caro Presidente,
questa è la terra di Pirandello. Conoscere i Palermitani è davvero difficile (lo sono anch’io) e sino a quando non saremo pronti a sconfiggere dentro di noi quella cultura clientelare che ci spinge a chiedere sempre, quasi con osservanza, ciò che comunque è un diritto acquisito, purtroppo avremo sempre dei debiti aperti ringraziando qua e là tutti coloro i quali crescono e si affermano grazie a questo modo di porgersi.