di Enzo Coniglio -

Incredibile la tempesta mediatica registrata la settimana scorsa attorno alla Sicilia e al suo legittimo Presidente Raffaele Lombardo a seguito di un intervento epistolare del Prof. Mario Monti, alquanto inopportuno, avendo potuto far giungere il messaggio attraverso i regolari ed efficienti canali di comunicazione ufficiale tra lo Stato e le Regioni in generale e tra lo Stato e la Regione Sicilia nello specifico, che organizzano degli incontri settimanali sugli argomenti più disparati ai quali partecipano regolarmente i responsabili di settore a livello regionale e nazionale. Ci si chiede chi abbia voluto favorire Mario Monti con il suo intervento.

Certamente, si è voluto creare il casus belli e sbattere il terribile Mostro – Sicilia nella prima pagina di tutti i giornali, compresi quelli distribuiti nelle metropolitane romane. Per non parlare delle agenzie di stampa, delle emittenti radiofoniche e televisive e i siti internet del nostro Paese, dell’Europa e del mondo intero: la stessa copertura che si riserverebbe allo scoppio della terza guerra mondiale.

Potenza del grande Primo Ministro Mario Monti, sapiente bocconiano imprestato alla politica, capace di dare la stura al Vaso di Pandora con tutti i mali più devastanti dei pre-giudizi e dei pre-concetti relativi alla Sicilia e liberare le serpi più velenose avvinchiate al corpo delle Erinni. E tutti a gridare: “la Sicilia sta fallendo, o meglio è fallita a causa della politica dissennata del suo Presidente Raffaele Lombardo e della sua Giunta…Fermiamo questa gente folle e impazzita e salviamo la Sicilia, noi saggi e responsabili che Siciliani non siamo!”

Mai visto nulla di più irrazionale, ecclatante e rovinoso neppure nei momenti più drammatici dell’attività mafiosa siciliana negli anni ottanta e novanta. Esi potrebbe aggiungere, ridicolo se, dopo solo poche ore, sono iniziati i “distinguo”, il ridimensionamento del “rischio Sicilia” fino ad arrivare ad ammettere pubblicamente che il giudizio era affrettato, le valutazioni zoppicanti e non esisteva alcun rischio di fallimento della Regione Siciliana.

Troppo tardi. Il danno era stato creato. Raffaele Lombardo è stato consacrato come il nuovo San Sebastiano della storia con il corpo e lo spirito trafitto da mille strali e offerto alla venerazione – ludibrio del mondo intero. Che spettacolo da circo, prof. Mario Monti, malgré vous!

E’ un intero popolo, quello siciliano, che è stato umiliato, calunniato e vilipeso ancora una volta nella sua lunga e travagliata storia millenaria. Un popolo che non si rassegna e reagisce e che oggi, lunedì 23 luglio, si riunisce alle ore 17:00 a Palermo, in piazza Principe di Camporeale, attorno al suo legittimo Presidente e Giunta di Governo regionale per chiedere l’abolizione della figura del Commissario dello Stato e il rispetto dello Statuto regionale mai di fatto applicato se non marginalmente anche se fa parte della stessa Costituzione dello Stato italiano.

E’ importante ricordare, sostengono gli organizzatori, che “Il Commissario, oltre ad impugnare le leggi della Regione, avrebbe dovuto impugnare anche le leggi e i regolamenti dello Stato qualora ne ravvisasse l’incostituzionalità o la incompatibilità con le norme dello Statuto. Mai successo, anche in casi di palese violazione delle prerogative costituzionali della Sicilia. Si è così determinato un evidente squilibrio del rapporto pattizio tra lo Stato e la Regione”.

Come era prevedibile ed è normale in questi casi, si è innescato un meccanismo perverso di confronto tra parti e controparti che impedisce quel dialogo sereno, ragionato e approfondito che andava fatto in precedenza e nelle sedi istituzionali delegate se non ci fossero stati i soliti elefanti nelle stanze di cristalli che tutto sanno e tutto pensano di volere e potere al di sopra dei bisogni e della volontà di un popolo.

Noi che abbiamo la fortuna di essere in parte fuori della mischia, abbiamo il dovere di mantenere la calma e aiutare a capire le ragioni delle parti anche se, come ricompensa, dobbiamo aspettarci qualche lancio di pomodori e uova marce com’è nella logica delle cose in queste circostanze.

Iniziamo innazitutto da Raffaele Lombardo dicendo che non gli si addice il ruolo di nuovo San Sebastiano e che i numerosi criminali omicidi, lanciatori di strali contro la sua persona, hanno sbagliato il bersaglio delle loro frecce avvelenate per un motivo molto semplice: Lombardo è uno dei Presidente della Regione che ha fatto di più per invertire la deriva della Sicilia.

Per avere una idea trasparente e ben documentata, diamo un’occhiata al bilancio della Regione con qualche considerazione essenziale.

Il personale di ruolo della Regione Siciliana è di 16.964 unità di cui 1818 dirigenti ed il resto personale del comparto Al netto delle funzioni statali svolte dalla Regione – stante l’autonomia speciale – il personale per funzioni proprie, in analogia alle altre regioni d’Italia è di 5.148 unità di cui 1.446 dirigenti. La restante parte, pari a 11.105 unità, di cui 372 dirigenti è destinata allo svolgimento di funzioni statali nel territorio della Regione Siciliana di cui: Motorizzazione Civile e Genio Civile: 1643; Uffici, Ispettorati del Lavoro e Centri per l’Impiego: 2687; Sovrintendenze Beni Culturali, Musei, Parchi archeologici: 2971; Corpo Forestale, Polizia Faunistica Venatoria, Azienda Foreste: 1461; Servizi del Demanio marittimo: 84. Vanno poi aggiunte 711 unità che, pur essendo dipendenti della Regione, sono in comando o distacco presso enti o altre amministrazioni (Tribunali, Procure, ecc). Se consideriamo il personale diretto proprio, pari a 5.148 unità, la Regione Siciliana, si colloca al 4° posto fra le regioni d’Italia come personale addetto per abitante. Il Governo Lombardo prima con legge regionale e poi con singoli atti di giunta ha disposto, gia’ dal 2008, il blocco delle assunzioni.

I residui attivi al 31.12.2011 erano pari ad euro 15.730.351.000 di cui 10.898.000.000 ascrivibili a somme non riscosse dallo Stato e dall’U.E. per: 1) 2.040.264.000 per sanzioni tributarie accertate dagli Uffici Finanziari dello Stato e non incassate; 2) 1.526.321.000 per trasferimenti non incassati dallo Stato sostanzialmente riferibili alla quota del Fondo Sanitario; 3) 7.332.029.000 per trasferimenti in capitale dallo Stato e dall’U.E. ad oggi non incassati, ma anticipati dalla Regione. così suddivisi:

a) Crediti vantati verso l’U.E. non incassati : 2.475.000.000, per POR 2000 – 2006; per PO FESR e per PO FSE 2007 -2013;

b) Crediti vantati verso lo Stato non incassati, pari a 4.857.000.000 per Fondi Strutturali 2000 – 2006: 268 milioni; per Fondo Aree depresse: 1.053 milioni; per PO FESR 2007 -2013: 948 milioni; per PO FSE 2007 -2013: 483 milioni; per PAR FAS 2007 -2013: 839 milioni; per Edilizia sanitaria e ospedaliera: 523 milioni; per Eventi sismici e calamità naturali: 369 milioni.

Per quanto riguarda la situazione di cassa, è a rilevare che al 30 giugno 2012 la Regione siciliana aveva anticipato operazioni di cassa per circa 1.783 milioni e aveva emesso mandati non ancora pagati al 30 giugno per 1.600 milioni.

Il Bilancio di Previsione 2012 è di 27 miliardi di euro di cui solo 1.6 miliardi è destinato al pagamento di stipendi e salari. La spesa corrente prevista è di circa 15 miliardi, quella in conto capitale di 11 miliardi circa. A valori deflazionati rispetto al 2001, la spesa corrente è passata da 15,1 miliardi a 11,7 miliardi con un decremento effettivo di circa 3,1 miliardi di euro. A valori nominali, la spesa corrente 2001 era di euro 15,5 miliardi; nel 2012 è di 15,0 miliardi

Analogamente la spesa in c/capitale è passata rispettivamente da 5,9 miliardi nel 2001 a 8,3 miliardi nel 2012. A valori nominali la spesa in c/capitale nel 2001 era di 6 miliardi circa; nel 2012 è pari a euro 10,9 miliardi. Le manovre dello Stato peseranno sul bilancio della Regione per 1,019 miliardi.

L’indebitamento della Regione al 30 giugno 2012 è di 5.247.016.053 di cui 1.472.292.000 contratti dal 2009 ad oggi. In rapporto al Bilancio della Regione, l’indebitamento è pari al 19,43% di cui il 13,3% circa è a tasso variabile e per il restante 86,7% è a tasso fisso quasi integralmente con la Cassa depositi e prestiti. Il Rapporto debito pubblico Regione/Pil Sicilia, è del 6% circa. Il debito è composto da: mutuo 2002 per pareggio di bilancio € 224 milioni; mutuo 2008 per piano di rientro sanità: 2.502 milioni; mutui 2001 – 2011 per investimenti (Coofinanziamento POR, PO Fondi Fas) per 2.521 milioni;

Durante il precedente governo Cuffaro, le spese correnti avevano raggiunto la cifra di 19,990 miliardi nel 2008. E’ stato proprio il Governo Lombardo a ridurli progressivamente a 15,081 miliardi (2012), poco al al di sotto del livello del 2001: 15,552: risultato non facile se pensiamo alla grave recessione mondiale sopravvenuta e agli effetti devastanti sulla Sicilia.

E’ utile ricordare inoltre che una delle maggiori note negative da parte del governo nazionale nei confronti della Sicilia, era lo sforamento del tetto di spesa del settore sanitario. Dobbiamo constatare che durante il governo Lombardo, la Sicilia è stata l’unica Regione che è riuscita a rientrare dallo sforamento ricevendo gli elogi sperticati da parte del Ministro della Salute Balduzzi in un recento incontro istituzionale a Palermo. Un rientro accompagnato da una riforma della struttura che renderà più difficile futuri sforamenti del tetto.

E’ opportuno ricordare un’azione non quantificabile ma di gran lunga più importante espressa dal Governo Lombardo: il contributo da esso dato alla deterrenza del fenomeno delle infiltrazioni mafiose in alcuni settori chiave come testimoniano le denunce alla magistratura accompagnate da misure operative nei settori della sanità, in quello dei rifiuti con i termovalorizzatori e delle energie alternative. La mafia avrebbe tanti buoni motivi per far pagare a Lombardo, a Massimo Russo e agli altri Assessori questa efficace opera di opposizione e non è da escludere che qualche pentito, vero o falso ci stia da tempo seriamente pensando.

Se si fosse presa in considerazione l’eredità del governo Cuffaro e si fossero esaminati i bilanci della gestione Lombardo, non si sarebbe potuta effettuare la inqualificabile mistificazione di questi giorni.

Tutto ciò precisato, restano sul tappeto le gravissime distorsioni effettuate negli anni, dello sviluppo siciliano. Basti ricordare che nel dopoguerra si decise di promuovere la ricostruzione e lo sviluppo industriale nelle aree del nord, più vicine ai mercati e dalle strutture industriali rimaste in gran parte indenni durante la guerra. Alla Sicilia si è chiesto di svolgere il ruolo di una colonia: offrire mano d’opera, abbondante e a basso costo; ospitare grandi iniziative capital intensive e inquinanti in settori non vocazionali; favorire una politica di incentivazioni e di spese faraoniche di natura infrastrutturale che, com’era prevedibile, hanno incentivato la speculazione e il malaffare del sud e del nord, non certo a promuovere la qualità di vita dei siciliani. A questo aborto operativo, è stato attribuito la dizione: Politica di sviluppo a vantaggio della Sicilia! Da vergognarsi.

In cambio, non si è fatta l’unica cosa necessaria: promuovere una solida cultura gestionale, favorire le piccole e medie imprese nei settori vocazionali quali l’agricoltura, il turismo, l’innovazione scientifica e tecnologica, le energie alternative, la presenza mediterranea.

Se oggi la Sicilia rischia il fallimento, caro Monti, non lo si deve al Lombardo di turno. Lo si deve al non essersi mai preoccupati di elaborare una solida e coerente politica di sviluppo organico e sostenibile, che favorisse lo sviluppo di una coerente cultura gestionale e che favorisse le imprese labour intensive e non certo capital intensive. Lo si deve ad una classe politica appiattita su partiti nazionali nei quali è stata assente la componente relativa allo sviluppo della Sicilia se non addirittura quella anti-siciliana. Lo si deve ad una sorta di passività e di sonno ipnotico che la Sicilia ha fino ad ieri subito, accettando il dominio colonizzatore del nord. E’ difficile comprendere la politica siciliana dell’UDC e del Popolo delle libertà. Sarebbe opportuno che lo chiarissero.

Risalire la china sarà difficile appunto perchè lo si dovrebbe fare con una nuova classe dirigente portatrice di una diversa cultura gestionale. Classe dirigente che non sarà facile mettere insieme. E poi la formazione e il riscatto morale sono risultati che prendono molto tempo e sono di difficile realizzazione in periodi di gravissima crisi economica e con pochissimi investimenti disponibili.

Una cosa è comunque ormai certa. I Siciliani hanno finalmente compreso che devono prendere nelle loro mani il loro destino; abbandonare la logica perversa del presunto aiuto di Stato, riappropriarsi delle loro risorse e dei relativi utili, controllare la politica die prezzi sulle risorse fondamentali e sulle grandi infrastrutture e progetti strategici.

Lo Statuto autonomista sarà certamente superato in alcune parti e sicuramente si dovrà rivedere.Una cosa è comunque certa: che oggi più che ieri abbiamo bisogno di rafforzare l’identità regionale, elaborare i piani di sviluppo in una dimensione glocale e non aver paura di entrare in conflitto con i vecchi partiti nazionali tromboni sapendo che il fondamento di ogni Stato è stato e rimane ancora oggi, la Comunità di base con delle sue esigenze specifiche che vanno rispettate in un contesto nazionale ed internazionale. In altre parole, le autonomie locali costituiscono il fondamento vero di ogni sano sviluppo sostenibile: autonomie aperte alle dimensioni nazionali e internazionali e non certo in una logica di piegarsi e chiudersi in se stessi.

Il disastro mediatico di questi giorni ci ha obbligato alla riflessione e ci ha fatto meglio capire, caro Monti, con l’aiuto di Benedetto Croce, PERCHE’ NON POSSIAMO NON ESSERE E DIRCI AUTONOMISTI.