Moody’s ha smantellato la montagna di stupidaggini che da alcun giorni ha tenuto la Regione siciliana alla gogna, suggerendo alla stampa italiana – in testa Il Giornale e Libero, i quotidiani di centrodestra – di annunciare in prima pagina a caratteri cubitali, il fallimento della Sicilia.

I media, increduli, hanno dovuto mentire, correggere, modificare, cercando parole giuste per non darsi la zappa ai piedi e ingoiare il rospo più facilmente. Leggendo qua e là, si intuisce che ci sono rimasti male, molto male. Avere finalmente messo dietro la lavagna un pezzo del Mezzogiorno d’Italia, averlo scoperto con le dita nella marmellata, avere trovato la prova di un secolo e mezzo di nefandezze, aveva creato una palpabile euforia.

Chi l’avrebbe immaginato che si sarebbero messe in mezzo le agenzie di rating, quelle che declassano l’Italia un giorno sì ed uno no, dando fiato ai mercati, alla speculazione ed altre diavolerie, ma pur sempre temibili, ascoltatissime, autorevoli.

È stata difficile da digerire la svolta impressa dalla principale agenzia di rating americana, che ha seppellito in modo inequivocabile, il rischio default, scoprendo, invece che sono piuttosto regioni del Nord, come il Piemonte affidato alla presidenza leghista, a correre il rischio di default. Una pillola amara per chi aveva preparato con cura e meticolosità il percorso che avrebbe dovuto obbligare il governo nazionale a commissariare la Regione, magari rinviando la competizione elettorale prevista per la fine di ottobre in seguito alle dimissioni annunciate da Raffaele Lombardo per l’ultimo giorno di luglio.

“Il debito cresce”, assicurano i dirigenti di Moody’s, “ma non a livello preoccupante, nella convinzione che “il miglioramento del bilancio sanitario e la condizione dell’autonomia, salvino in fondo le prospettive finali”.

“Moody’s non ha mai creduto al default della Sicilia”, ammette la Repubblica, severa con il governo siciliano, “e vede più a rischio semmai l’insospettabile Piemonte”, dove il rapporto fra il debito e il Pil, sostiene Moody’s , è cresciuto molto negli ultimi anni e le entrate, invece, sono diminuite in modo considerevole.

Standard & Poor’s, altra agenzia di rating americana, ha sospeso il giudizio sulla Sicilia in attesa di un updating sul bilancio della Regione, confermando tuttavia il rating precedente. Nessun declassamento, dunque.

Lo spettro della Sicilia sull’orlo del baratro, che aveva suggerito la lettera di Mario Monti a Raffaele Lombardo, e provocato allarme e giudizi poco lusinghieri, è stato costruito di sana pianta per ottenere la destituzione del governatore e una gestione romana della Regione fino al maggio del prossimo anno? Lombardo lo sostiene ai quattro venti, i suoi alleati e alcuni membri del governo ne sono sicuri e gli altri lo sospettano.

La regia politica dell’operazione, questo è sicuro, è stata gestita malamente, si sono fatti i conti senza l’oste, l’impatto con la realtà. Sia i numeri della Banca d’Italia quanto quelli della Corte dei Conti, che ha certificato la regolarità del bilancio e i documenti della Regione e della sua ragioneria generale, non erano riusciti a fermare il clamore del default siciliano e del probabile il commissariamento “politico” (peraltro impossibile, stando alle norme statutarie), né ottenere un ripensamento sulle catastrofiche previsioni. È spettato alle infide agenzie americane rimettere tutto sui binari della normalità.

La Sicilia non nuota nell’oro, ha gravi problemi di liquidità, come la maggior parte delle regioni italiane. La Lombardia, secondo Moody’s, sta un poco meglio della Sicilia, ma non molto, al pari della Toscana e delle Marche, mentre il Piemonte del leghista Cota, che insieme a Formigoni aveva pontificato sulla cattiva sorte dell’Isola, si trova a rischio default. Attendersi una prima pagina sul fallimento del Piemonte su un grande giornale italiano è come attendersi l’arrivo di un’astronave aliena in piazza San Pietro a Roma.

C’è piuttosto il rischio che la carta del default, giocata con sorprendente leggerezza, finisca con l’abbassare la tensione sulla necessità di adottare urgentemente i provvedimenti utili di spending review, concordati con il governo Monti.

I 400 milioni di euro, che arriveranno in Sicilia nei prossimi giorni, sono tuttavia l’unica nota positiva del temuto default, perché hanno obbligato Roma ad alleggerire il debito dello Stato verso la Sicilia (un miliardo di euro circa). Uno dei motivi della crisi di liquidità, non l’unico, è costituito dai crediti vantati dalla Regione siciliana nei confronti dello Stato.